La nota

Ruvo Democratica e Cristiana ricorda i Caduti della Strage di Capaci

uomo con baffi che sorride
Il giudice Giovanni Falcone © Wikimedia
Il presidente Salvatore Bernocco ricorda il giudice Giovanni Falcone «e le altre vittime della strage di Capaci e si stringe ai parenti e amici, auspicando che la lotta alle mafie si intensifichi e possa portare alla loro totale neutralizzazione»
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«Oggi, 23 maggio, ricorre l’anniversario della barbara uccisione del giudice Giovanni Falcone da parte di Cosa Nostra, la mafia siciliana, avvenuta nel 1992. Insieme al giudice persero la vita nell’attentato dinamitardo la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della sua scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani». Così ha inizio la nota con cui Salvatore Bernocco, presidente di Ruvo Democratica e Cristiana, ricorda i Caduti di Capaci.

«Fu un giorno terribile per la nostra Repubblica – prosegue -, l’ennesimo, come lo fu il giorno del rapimento di Moro e dell’assassinio degli uomini della sua scorta, e come lo fu il 9 maggio del 1978, quando il cadavere dello Statista fu ritrovato in via Caetani.

Il 23 maggio fu fatto fuori un uomo e un giudice retto e probo che combatteva il fenomeno mafioso con acume e intelligenza non comuni. Certo, confessò di avere paura ma che la paura andava vinta con il coraggio e la forza d’animo. Avrebbe potuto fare passi indietro, invece non cedette alle tante pressioni che volevano trasformarlo in un giudice “comune”, senza infamia e senza lode. È ovvio che la sua morte fu decretata dai vertici di Cosa Nostra e dai loro alleati perché rappresentava per essi un pericolo reale. Se non fosse stato pericoloso, non lo avrebbero ammazzato con tanto dispiegamento di potenza: un chiaro segnale rivolto al Governo italiano.

Falcone, a un certo punto, fu lasciato solo. Pessimo segnale. Lo stesso Falcone disse: “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”. E difatti, alcuni giorni prima dell’attentato, Falcone disse ad alcuni amici: “Mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”.

Trent’anni sono trascorsi da quel giorno infausto ma la lezione morale e civile di Falcone sopravvive ed è di esempio a quanti sono schierati dalla parte della legalità e contro le mafie. La lotta continua. Le mafie sono camaleontiche, si riciclano e tuttora operano in vaste zone d’Italia. Solo una presa collettiva di coscienza potrà ridurne l’impatto negativo, un fermento morale e culturale di progresso e di libertà dai condizionamenti dei clan. Falcone ha profetizzato la fine della mafia ma purtroppo siamo ancora lontani da quel traguardo. Finché ci sarà chi si vende per denaro o altra utilità non potremmo cantare il de profundis alle mafie. La strada è ancora lunga e impervia, difficile e pericolosa.

Ruvo Democratica e Cristiana ricorda con cordoglio la barbara uccisione del Magistrato e delle altre vittime della strage di Capaci, si stringe ai loro parenti ed amici, auspicando che la lotta alle mafie si intensifichi e possa portare alla loro totale neutralizzazione».

lunedì 23 Maggio 2022

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