Cultura

Monumento ai Caduti in piazza Bovio: 100 anni fa l’inaugurazione. Il saggio di Cleto Bucci

La Redazione
​«Alla trasformazione di Largo Porta Noè contribuì non solo il Monumento ai Caduti, ma anche una gran bella piantumazione di lecci che circondavano lo stesso, affinché eternassero la memoria dei caduti»​
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Il 20 novembre 2021 ricorrerà il Centenario dell'inaugurazione del Monumento ai Caduti in piazza Bovio. In un saggio – "Quell’Italia Vittoriosa dalle romane giunoniche forme" -, Cleto Bucci, cultore di storia locale, narra genesi e storia del Monumento a colonna mozzata con la personificazione della Vittoria.

«Un pubblico largo scoperto quadrilatero – si legge – ed assai spazioso era presso la ripetuta Porta di Noja fra la muraglia della città ed alcune case di abitazione costrutte al di fuori, ed avea sulla porta d’ingresso scolpiti questi versi indicanti il giuoco del pallone, cui era addetto nei tempi trascorsi: 

Armati il braccio di ben cavo legno

Se sospinger tu vuoi globo volante.

            Distrutto il muro, pel quale si accedeva, dopo smantellata la porta attigua alla città, rimase largo accessibile a tutti, come ogni altro”.

            Così Francesco Paolo Chieco, nelle sue  Memorie ruvestine scritte prima del 1870, descrive quello spazio che successivamente sarà denominato Largo di Porta Noè.  

            L’epigrafe alla quale fa riferimento il Chieco potrebbe riferirsi al gioco della Pelota basca, gioco molto in uso alcuni secoli addietro in Spagna e in alcune zone dell’Italia meridionale sotto dominazione spagnola e quindi dalle nostre parti.

            Tra la fine  dell’Ottocento e i primi anni del Novecento la piazza di cui sopra era attraversata da una pubblica strada che univa via Menotti Garibaldi a viale Madonna delle Grazie e a via Valle Noè tagliando nel mezzo il Largo Porta Noè che dal secondo decennio del Novecento sarà dedicato a Giovanni Bovio.

            Attualmente i giovani che vi sostano e amoreggiano la chiamano “la villetta”.  Uno spazio che, come si vede, era ed è luogo di frequentazioni  giovanili.

            Quale spazio migliore poteva scegliersi allorquando l’Amministrazione Comunale era in cerca di un luogo deputato all’erezione di un Monumento da dedicarsi ai  giovani  e ai giovanissimi ruvesi  caduti nella Grande Guerra?  Il Largo di Porta Noè senza dubbio.

            Leggiamo nel frattempo qualche informazione del contratto stipulato per l’erezione di detto manufatto:

            Il monumento meno la parte scultorea, consistente nella statua della vittoria, di una spoglia di leone con le sole zampe anteriori e di un festone di lauro e quercia, (…) sarà eseguito con materiale calcareo durissimo  sotto forte pressione, sarà privo di caranfole e tarli senza sbavature a mezzo di bronzatura di piombo. (…) L’altezza complessiva dell’intero monumento non sarà inferiore a metri sei e cinquanta centimetri con le dovute proporzioni in larghezza.

            La statua in oggetto, che non è quella attuale,  si deve al ruvese Giuseppe Pellegrini, allora  trentacinquenne, che seppe modellare in bronzo in romane giunoniche forme l’Italia Vittoriosa, mentre   alla costruzione del  monumento e della colonna si dedicarono i noti scalpellini locali: Michele Caldarola e figlio Vincenzo, Giacomo Pansini, Michele Iurilli e Francesco Ruta. Le due lastre con incisi nomi dei 367 caduti nella prima Guerra Mondiale furono opera di Francesco Iurilli. L’inferriata che circonda l’aiuola, su disegno dell’ing. Egidio Boccuzzi, fu realizzata dai fabbri Gennaro Leone, Nicola Milani e Sante Cantatore (anche questa sostituita nel corso degli anni ben due volte e diversa da quella progettata dal Boccuzzi ) .

            L’inaugurazione del monumento fu prevista per il  4 novembre del 1921, anniversario della Vittoria e in concomitanza con la collocazione a Roma, all’altare della Patria, della salma del Milite Ignoto. Purtroppo non fu pronto per la data stabilita  nonostante tutta la buona volontà del Pellegrini e dei maestri scalpellini. Il 4 novembre del 1921, nella chiesa di San Domenico, si tenne solo la cerimonia religiosa  officiata dal vescovo Mons. Eugenio Tosi che nell’anno successivo sarà creato cardinale.

            La vera cerimonia dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti di Ruvo avvenne  in pompa magna  e con grande concorso di Autorità civili e religiose, nonché di centinaia di ruvesi, rappresentanti di Associazioni e tanti Reduci e Mutilati di guerra, qualche giorno più tardi e precisamente alle ore 12 di domenica 20 novembre. Esattamente un secolo fa.

            Tra i molti discorsi celebrativi e le note della “Canzone del Piave” suonata dalla Banda Comunale e cantata dagli alunni delle scuole locali, la manifestazione si  concluse in Piazza Castello col lancio di una grande mongolfiera che riproduceva il monumento appena inaugurato e dal quale vennero paracadutati  mille foglietti tricolori, nei quali venne spiegato, in versi del dottor Cassano, il significato dell’aerostato.

            Eccoli qui di seguito:

Io volo e volerò in alto in alto,

a salutare i nostri morti in guerra

del Carso e de l’Isonzo al grande assalto!

Ma pria di tornar da cielo a terra,

o sia che bruci ai venti il volo mio,

la lampada che porto accesa in core

vò , come fiaccola, agitarla a Dio,

a chè gli eroi accolga in sommo onore

e li appunti in istelle a suo fulgore!

            Alla trasformazione di Largo Porta Noè contribuì non solo il Monumento ai Caduti, ma anche una gran bella piantumazione di lecci che circondavano lo stesso,  affinché con la loro simbolica forza, durezza e longevità, nell’immaginario collettivo, eternassero la memoria dei caduti.

            Il monumento e l’aspetto della piazza di oggi non è più quello di un tempo; varie vicissitudini ne hanno alterato le caratteristiche.

            In ottemperanza ad alcune disposizioni governative il  4 Novembre 1942 – XX anniversario della Vittoria – alle ore 16 – fu tolta dal piedistallo del Monumento la statua di bronzo. Il successivo 6 novembre, la stessa  fu  inviata alla Fonderia Tonolli di Paderno  Dugnano (Milano)  affinché, assieme al  bronzo di altre migliaia di reperti similari e provenienti da ogni parte d’Italia, si provvedesse a farne cannoni.

            I bei lecci che ornavano la piazza sin dal “Ventennio”, insieme a quelli di Piazza Felice Cavallotti, con barbara determinazione dell’Amministrazione Comunale vennero abbattuti  nell’inverno del 1959 per far posto a una nuova e diversa piantumazione.

            Successivamente due lastre in pietra con incisi i nomi dei caduti nella Seconda Guerra Mondiale furono collocate nell’aiuola che circonda il monumento.

            Infine nel 2009,   a ripristino della memoria dell’antica Donna d’ Italia donata alla Patria,  promotore la locale Associazione Bersaglieri, sul monumento ne fu collocata una copia, anch’essa in bronzo, opera dello scultore terlizzese Pietro De Scisciolo.

            A noi, giovani e vecchi di oggi, resta la speranza e l’augurio di non costruire più né monumenti per i caduti in guerra né per quelli caduti sul lavoro».

giovedì 21 Ottobre 2021

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Graziano
Graziano
8 mesi fa

Magari dopo 100 anni cominciamo a chiederci anche perché sono caduti e se è stata una causa giusta. Cominciamo a fare storia e non solo retorica patriottarda.