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Il bullismo nasce «dall’ignoranza e dall’indifferenza»

La Redazione
Sabato il convegno nell'auditorium del "Tedone", conclusosi con l'esortazione ai ragazzi a riflettere sulla potenza di internet, grande mezzo che può diventare una minaccia se usato in modo scorretto​​
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Si è svolto sabato mattina, nell’auditorium del liceo scientifico e linguistico “O. Tedone”, un incontro di formazione e prevenzione sul tema del cyber bullismo, che ha visto la partecipazione degli studenti del biennio.

Introdotti dalla dirigente scolastica Domenica Loiudice, sono intervenuti come relatori l’avvocato penalista del Foro di Bari Antonio Maria La Scala e il sostituto commissario responsabile di polizia giudiziaria del dipartimento delle Telecomunicazioni di Bari Michele Orlando.

Nella relazione iniziale, la professoressa Loiudice ha sottolineato il ruolo fondamentale che assume la scuola nel contrastare i fenomeni di bullismo, in virtù della legge 71 del 29.05.17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

Intenso e vibrante l’intervento dell’avvocato La Scala il quale, prima ancora di introdurre l’argomento, ha spiegato cosa significa “compiere atti di bullismo”, senza mai discostarsi da un taglio e da un’interpretazione dei fatti di natura giuridica. Quando si parla di bulli si è portati per lo più a pensare al ragazzo che ruba le merende fra i banchi di scuola, ma in realtà il fenomeno racchiude qualcosa di molto più vasto e grave: dietro tale termine si nasconde una serie di molteplici reati penalmente perseguibili, dalla minaccia alla violenza privata, da atti persecutori a lesioni personali gravi.

La Scala ha invitato gli studenti a domandarsi perché e come nasce il bullismo. La risposta è molto semplice: dall’ignoranza e dall’indifferenza. Con una narrazione densa e ricca di pathos, il relatore ha ripercorso alcune delle storie più drammatiche della cronaca recente, che hanno come protagonisti bambini e ragazzini vittime di atti di bullismo, devastatati, irrimediabilmente feriti o addirittura, in casi estremi, uccisi. Una delle storie più dolorose che, ha precisato la dirigente scolastica, «ha scosso l’animo» dell’intera platea, è stata quella di Ciccio e Tore, due fratellini di Gravina di Puglia ritrovati morti in una cisterna sotterranea di un grande stabile abbandonato molti mesi dopo la denuncia della loro scomparsa. L’aspetto più rivoltante della loro storia è il fatto che, dopo che i due fratellini si erano allontanati per recuperare il pallone da calcio, finito nel pozzo, tutti gli altri compagni non si sono minimamente preoccupati della loro assenza e della loro scomparsa.

Nel suo intervento, il sostituto commissario Michele Orlando ha evidenziato i vantaggi della disponibilità capillare di internet, come l’utilizzo crescente di dispositivi connessi alla rete e dei nuovi mezzi per comunicare, senza tralasciare le enormi contraddizioni che ognuno di questi mezzi porta con sé se utilizzato impropriamente.

Internet ha cambiato il nostro modo di vivere: un solo clic è sufficiente per essere connessi in tempo reale col il mondo intero ed entrare in possesso di informazioni di non facile reperibilità; allo stesso tempo, però, internet è una pericolosa arma a doppio taglio, in quanto è un mezzo che, usato scorrettamente, diventa incontrollabile, diffonde informazioni non attendibili, configurando varie forme di reato. Molti sono del tutto inconsapevoli di ciò che si può trovare in rete: una parte di essa (circa il 4%) è costituita dal cosiddetto deep web, una rete oscura di risorse informative non segnalate ai motori di ricerca.

I due relatori hanno posto particolare attenzione a tutte le informazioni che vengono diffuse attraverso la rete. Internet, infatti, “non dimentica”, anzi ogni azione compiuta è irreversibile e spesso costituisce una traccia e di conseguenza una condanna per i cyberbulli stessi.

Gli atti che possono essere individuati come gesti di cyber bullismo sono l’umiliazione di una persona attraverso la divulgazione di contenuti offensivi, ilsexting, inteso come produzione, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, e infine il grooming, l’adescamento di un minore in internet tramite tecniche di manipolazione psicologica, finalizzato a violenze e abusi.

Il messaggio conclusivo si racchiude in un monito e in un’esortazione rivolta ai ragazzi a riflettere in modo critico sulla potenza di un grande mezzo, affascinante e in continua evoluzione, quale è la rete internet, ma che costituisce, al tempo stesso, una grave minaccia se usata in modo scorretto e inopportuno.

Compito della scuola, ha precisato la professoressa Loiudice nel suo intervento conclusivo, è favorire l’acquisizione delle competenze necessarie all’esercizio di una cittadinanza digitale consapevole. Responsabilizzare gli alunni significa mettere in atto interventi informativi, formativi e partecipativi.

A detta degli studenti stessi, l’incontro ha rappresentato «un’occasione preziosa di crescita e di confronto finalizzata a spingerci all’uso corretto e consapevole delle tecnologie digitali».

(Si ringrazia Francesca Casillo della classe 2° B).

lunedì 6 Novembre 2017

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 "salvatore di gennaro"
"salvatore di gennaro"
4 anni fa

Un'analisi un po' incompleta. Infatti il problema vero è: perchè vi sono popoli tra i quali l'ignoranza e l'indifferenza sono meno inserite, ed altri, tra i quali esse sono di casa? Ecco che allora la disamina si allarga alle problematiche storiche e culturali riferite a tali popoli: la prima categoria d'influenza (“storiche”) è di stampo ancestrale, e poco si può fare, nel breve periodo, per modificarla; la seconda categoria (“culturali”) viene condizionata pesantemente da tre fattori: esempi dalla politica, scuola, televisione. Tre micidiali elementi formativi, attualmente del tutto negativi, per mutare in meglio i quali occorre un atteggiamento, da parte del popolo, assai maturo. Ma non esiste, a causa dei citati condizionamenti storici: è il classico “cane che si morde la coda”…