Primo Maggio in Pineta: riflessioni sotto il Sol dell’Avvenire

Primo Maggio in Pineta comunale © Veronique Fracchiolla/Ruvolive
L’evento, le cui origini risalgono tra fine Ottocento e inizi Novecento, è organizzato dalla Camera del Lavoro Cgil e, quest’anno, è stato l’occasione per riflettere sulla sicurezza sul lavoro, oggetto di quattro dei cinque referendum di giugno
L’Internazionale- Inno dei lavoratori, eseguita dalla Banda “Basilio Giandonato” in Pineta comunale, ha accompagnato il sorgere del sole del Primo maggio, giorno della festa dei lavoratori.
L’evento, le cui origini risalgono tra fine Ottocento e inizi Novecento, è organizzato dalla Camera del Lavoro Cgil, e, come spiegato dal coordinatore cittadino Alessandro Pellegrini, si tratta di una manifestazione unica in tutta Italia, ricca di significato anche nel rito della colazione con scarcella e vino. «Gli anziani mi raccontavano che i braccianti, il Primo Maggio, usavano avvolgere quello che rimaneva della scarcella pasquale in un fazzoletto rosso e, una volta raggiunta il punto più alto della città (l’attuale pineta), salutavano il sorgere del sole e consumavano il dolce, accompagnandolo con vino locale».
Pellegrini ha fatto anche delle riflessioni sull’urgenza di tutelare le lavoratrici e i lavoratori, restituendo loro dignità. Punto focale del suo intervento è stata la sicurezza sul lavoro. «Nei primi due mesi di quest’anno, 138 vite sono state spezzate sul lavoro: è un aumento del 16% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un numero che non può diventare una fredda statistica. Occorre investire in sicurezza, formazione e innovazione per costruire un’economia sana, ma soprattutto una società più giusta. A giugno ci saranno i referendum: quattro sono sul lavoro, sulla sicurezza e vi invito a votare sì».
«Sembra che il lavoro – gli ha fatto eco il sindaco Pasquale Chieco -, perno della Costituzione e strumento per la realizzazione personale di ognuno, stia progressivamente perdendo il suo ruolo essenziale, stia smarrendo la sua centralità nella stessa società civile oltreché nei pensieri e nell’azione della politica, non solo dell’attuale governo.
E tuttavia resta il fatto che senza un lavoro sicuro e giustamente retribuito per tutti e tutte, al Sud come al Nord, peggiorano le condizioni di vita di tutta la comunità nazionale, il Paese arretra, le nostre città si impoveriscono, le persone non guardano al futuro con speranza, i giovani non progettano e non costruiscono famiglie, si svuotano le scuole.
Insomma, deve essere chiaro che occorre ripartire dal lavoro, ridare centralità al miglioramento delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, operare per restituire dignità e sicurezza a chi costruisce la vera ricchezza del nostro paese. Non farlo significa smarrire la strada maestra per un mondo più giusto e sostenibile. Di fatto significa mettere in pericolo il futuro di tutti.
Una prima occasione per battere un colpo ce la danno i referendum dell’8 e del 9 giugno. Non perdiamo questa occasione, andiamo a votare. Quattro di questi referendum riguardano il lavoro e uno è dedicato alla cittadinanza. Per questo dobbiamo pensare anche ai diritti dei lavoratori migranti che apportano un notevole contributo. Mi auguro che almeno a Ruvo si raggiunga il quorum. Buon primo maggio a tutte e tutti noi». La manifestazione è proseguita con un corteo, accompagnato dalla Banda, con istituzioni, rappresentanze sindacali, partiti e movimenti politici, nonché semplici cittadini per le vie della città ed è terminata nei pressi della sede della Camera del lavoro Cgil, su corso Carafa.
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