Violenza contro le donne, il focus su Ruvo. Chieco: «Ecco tutte le azioni per contrastarla»

Dal Centro antiviolenza che, ogni mese, accoglie decine di richieste di aiuto, ai corsi dedicati al contrasto agli stereotipi di genere nel linguaggio

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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il sindaco Pasquale Chieco fa un punto sulla situazione locale.

«La violenza contro le donne è una piaga che ha assunto proporzioni drammatiche – scrive -. Gli indicatori descrivono un fenomeno gravissimo e diffuso; pene più aspre e repressione da sole si dimostrano inadeguate e insufficienti davanti a un problema che ha solide e profonde radici culturali.

La giornata di oggi è dunque l’occasione per fare il punto anche su quanto succede nella nostra città e su quanto stiamo facendo come amministrazione. A Ruvo c’è un centro antiviolenza che funziona a pieno regime: si trova nel centro linea Comune in via Romanello 12, il numero di telefono è 380 345 0670.

Ogni mese riceve decine di richieste d’aiuto: in questo momento sono 22 le donne ruvesi prese in carico, per due di esse è stato possibile avviare dei tirocini formativi per aiutarle a recuperare una autonomia economica e familiare.

La sensazione che mi riferiscono il centro e gli operatori dell’ambito è che a Ruvo le donne sappiano come muoversi e siano disponibili a contattare il centro, a collaborare con le operatrici e, nel caso a denunciare (nel 2023 Ruvo è stata la città, fra le tre coperte dall’Ambito Territoriale, col più alto numero di prese in carico). Il Centro Antiviolenza offre interventi di ascolto (anche telefonico), aiuto psico-sociale, assistenza legale, orientamento per l’inserimento socio-lavorativo delle donne (sole o con minori) vittime di violenza e accompagnamento all’emancipazione.

Lo sportello di Ruvo di Puglia è aperto ogni lunedì pomeriggio dalle ore 17.00 alle 19.00, è un servizio completamente gratuito e garantisce assoluta riservatezza. Negli altri giorni è comunque possibile recarsi a Corato o a Terlizzi.

Ma, come dicevo, noi siamo convinti che il problema sia soprattutto culturale. Per un cambiamento reale che porti all’eliminazione di stereotipi vecchi di secoli e alla creazione di una comunità realmente giusta e paritaria è necessario un impegno importante e continuo. Noi proviamo a lavorare tutto l’anno in questa direzione.

Il prossimo 27 novembre ad esempio si concluderà il progetto “Le parole per dirlo – superare gli stereotipi di genere dal linguaggio alla vita quotidiana” iniziato lo scorso settembre e che ha coinvolto il personale del Comune di Ruvo di Puglia. Oltre ad aumentare tra i dipendenti del nostro ente la consapevolezza sugli stereotipi di genere nel linguaggio (anche burocratico) e nelle azioni quotidiane anche sul posto di lavoro, il progetto vuole creare negli uffici comunali una rete di “sentinelle” impegnate nella prevenzione di fenomeni di violenza e maltrattamenti.

Da questi incontri sono nati un manifesto con alcune semplici regole per creare relazioni sane e rispettose e una serie di brevi video che verranno diffusi attraverso i canali social del Comune.
Anche attraverso il teatro comunale promuoviamo pressoché ogni anno, spettacoli che parlino di violenza contro le donne ed emancipazione femminile, ce ne sarà uno anche il prossimo marzo.

A questo si aggiungono le tante attività nelle scuole e nei quartieri: questa sera , alle 17.30, nella piazzetta di via Martiri delle Foibe, parteciperò a “Intrecci di forza” un’iniziativa organizzata nell’ambito del progetto comunale “Quartiere Solidale” che sarà anche l’occasione per una riflessione condivisa su questo tema. Dunque per noi il 25 novembre è tutto l’anno.

Certo tutto questo non basta per cambiare le cose, non è un processo che può essere “comandato“ da un sindaco, la nostra Amministrazione però vuole fare la sua parte per il miglioramento. Il problema è serio e presente, ma abbiamo anche segnali incoraggianti: sentiamo che c’è una sensibilità diversa che cresce. Accanto al virus insomma, vediamo crescere anche il suo antidoto, e questo antidoto noi siamo impegnati a coltivare e a diffondere il più possibile».

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