«Vent’anni con una garza nell’addome»: Tumore dopo un’appendicite operata a Ruvo
Vent’anni di sofferenze ed una vita drasticamente rivoluzionata a causa di una garza “dimenticata” nel suo addome dai medici che nel 1989 l’hanno operata per una banale appendicite.
Ester è lucida e padrona delle proprie emozioni quando racconta ciò che le è accaduto.
Vent’anni di sofferenze ed una vita drasticamente rivoluzionata a causa di una garza “dimenticata” nel suo addome dai medici che nel 1989 l’hanno operata per una banale appendicite.
Di lì, una serie di valutazioni da parte dei sanitari – su cui è stato presentato un esposto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Trani – che oggi Ester Mazzilli, una donna coratina di 31 anni, descrive con grande dolore e sofferta determinazione, «mossa dalla speranza che l’eco di questa amara vicenda possa alzare l’attenzione degli operatori medico-sanitari in una materia così delicata come quella della salute pubblica».
«Avevo solo 12 anni nell’Agosto del 1989 quando venni ricoverata presso il Reparto di Chirurgia dell’Ospedale di Ruvo di Puglia per un attacco di appendicite», racconta Ester.
«Operata di appendicectomia, fui dimessa il 6 Settembre. Ma da quella data la mia vita cambiò drammaticamente».
Subito dopo l’intervento chirurgico, infatti, Ester iniziò a soffrire di fitte dolorosissime proprio in corrispondenza della zona in cui era stata effettuata l’operazione. Dolori così violenti da renderle impossibile anche il semplice camminare.
Gli anni sono passati tra sofferenze, radiografie ed antinfiammatori, sino ad arrivare al 2007, quando il suo stato di salute ha subìto un ulteriore, progressivo e preoccupante peggioramento.
«Il 19 Febbraio di quell’anno -continua Ester- venni ricoverata con urgenza presso il Reparto di Chirurgia Generale del Presidio Ospedaliero “Di Venere” di Bari-Carbonara per l’insorgenza di una neoformazione di circa 2 cm in corrispondenza della cicatrice della operazione di appendicectomia.
Circa un mese dopo essere stata dimessa, appresi dalll’esame istologico effettuato durante il mio ricovero che l’infiammazione era da ricondursi incredibilmente ad un “corpo estraneo”.
Nonostante questo inequivocabile referto, i medici dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale del “Di Venere” mi riferirono che la terapia medica praticata nel corso del ricovero aveva eliminato la fonte di infezione e che di conseguenza non era necessaria alcuna altra terapia, tantomeno un intervento chirurgico».
Stando a quanto denunciato dalla donna agli inquirenti, il 4 Novembre del 2008 Ester venne nuovamente ricoverata d’urgenza presso l’Unità Operativa di Chirurgia Generale del “Di Venere” poiché la neoformazione si era notevolmente accresciuta, spostandosi anche nella zona lombare e raggiungendo le dimensioni di circa 4,5 cm.
«Sta di fatto – ci spiega ancora Ester – che per la seconda volta i medici del Reparto di Chirurgia del “Di Venere”, anziché procedere all’approfondimento della origine della neoformazione, decisero di dimettermi. Nei giorni successivi la neoformazione aumentò di volume fino ad arrivare a 5 cm».
Dieci giorni dopo ancora un ricovero al “Di Venere” ed una dimissione senza procedere alla rimozione chirurgica della neoformazione in continuo accrescimento.
Il 19 Dicembre scorso, la terribile notizia dall’ospedale barese: la neoformazione della regione lombare è da riferirsi ad istiocitoma. Un tumore.
«Ancor più terribile, se possibile, il contegno serbato dai medici del detto Reparto i quali, nonostante la terribile diagnosi, anziché procedere allimmediato ricovero per l’asportazione dell’istiocitoma in continuo accrescimento, mi comunicarono di non poter eseguire l’intervento chirurgico perchè erano ormai prossime le vacanze natalizie».
La situazione precipita il 24 Gennaio quando Ester si reca presso il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero “L. Bonomo” di Andria dove, evidenziata la manifesta gravità del quadro clinico, viene ricoverata d’urgenza.
Immediato l’intervento chirurgico, a seguito del quale Ester subisce l’asportazione della neoformazione, arrivata a misurare 13 centimetri – e di tutta la fascia dei muscoli paravertebrali di destra.
Come si evince dal referto istologico del 4 Febbraio, viene evidenziato un “processo flogistico granulomatoso gigantocellulare da corpo estraneo (ovvero residui fili di garza) a localizzazione ipodermica parzialmente escavato, in fase di ascessualizzazione nei tessuti molli profondi”.
«In altri termini – osserva la donna – l’origine della mia ventennale sofferenza è da ricondursi ad una garza “dimenticata” nel mio addome».
Per questa triste e sconcertante vicenda, il 23 Febbraio Ester ha presentato presso gli Uffici della Procura della Repubblica del Tribunale di Trani un formale atto di denuncia querela, predisposto dall’avv. Daniele de Gennaro, nei confronti dei primari dei Reparti di Chirurgia degli Ospedali di Ruvo e Bari.
«Abbiamo presentato in Procura un fascicolo di oltre 150 pagine cui sono state allegate le cartelle cliniche che documentano questo stato di cose», ha affermato l’avvocato De Gennaro.
«Le conseguenze di quanto subito per colpa di chi dovrebbe prendersi cura della salute dei cittadini hanno cambiato la mia vita – ha concluso amaramente Ester – posto che non potrò mai più lavorare come collaboratrice domestica e, più in generale, svolgere le normali faccende quotidiane e che, a causa delle continue sofferenze, mio marito è caduto in una profonda crisi depressiva e si trova tuttora ricoverato presso una clinica neuro-psichiatrica.
Vorrei solo che l’aver reso pubblica la mia triste storia possa servire ad evitare altri errori medici e possa ricordare a quanti operano nel campo medico-sanitario che essi hanno nelle loro mani la vita degli uomini e delle loro famiglie e che, pertanto, dovrebbero considerare i loro pazienti come esseri umani e non come talvolta fastidiosi “”casi clinici”».
Commenti
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esprimo piena solidarietà personale alla signora Mazzilli. il materiale responsabile dell’errore deve non solo rispondere materialmente dell’accaduto, ma anche e soprattutto pagare personalmente e moralmente. in altre parole è bene che gli venga tolto il titolo con il quale fregiandosi, ha commesso danni all’umanità. ma è anche giusto che tutti noi conoscessimo il nome e cognome di costui.
auguri di vero cuore signora Ester! -
Nostra. Brazile esprima solidarietà a Signora Ester.
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piena solidarietà anche da parte mia.
sottoscrivo integralmente il commento di mario matteo.
chi ha sbagliato deve pagare. -
X DIRITTO DI CRONOCA E’ POSSIBILE SAPERE CHI E’ IL PRIMARIO CHE OPERO’ LA POVERA ESTER? SAREBBE OPPORTUNO CHE LA MAGISTRATURA INTERVENGA PRIMA CHE COMMETTA ALTRE NEGLIGENZE.GRAZIE.
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visto che sono passati vent’anni,la domanda da porsi è:chissà quanti pazienti sono stati operati da questo dottore….mi fa paura il solo pensiero…..
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Solidale con la malcapitata.C’è solo da augurarsi che la signora venga risarcita al + presto perchè credo che il primario che all’epoca ha commesso la grave disattenzione,adesso sarà in pensione.Auguro ad Ester tutto il bene di questo mondo
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denunciare urgentemente alla procura gli omertosi complici di assasini sanitari
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Dottore le devo una pinza, ce l’ho nella panza. Italia sì, Italia no. Questa è Italia no
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Finirà come sempre in una bolla di sapone fra indulti, amnistie e pentimenti dei responsabili, perchè codesto è il paese dei balocchi.
Comunque Ester siamo con te.








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