Una mostra-denuncia dei nostri tempi: ecco il pittore Tonino Porro
fino al 12 ottobre presso l’ex convento dei Domenicani.
E’ un onore e un piacere avere a Ruvo un pittore del calibro di Tonino Porro, fino al 12 ottobre presso l’ex convento dei Domenicani. Ha allestito le sue mostre in tutta Italia e all’estero vincendo numerosissimi premi. Nato ad Andria nel 1955, ha mostrato le sue opere, dai vividi colori ad olio ed acrilici, a Roma, ad Anversa, a Napoli, alle isole Seyschell, a Il Cairo, Firenze e Malta. Ha vnto premi a Philadelphia, a Francoforte, a Palinuro, a Bruxelles.
Hanno parlato di lui Paolo Adelmann, Giuseppe Giglio, Karl Hienrich, Guido de Marco, Alfredo Pasolino per citarne solo alcuni tra i più rinomati critici d’arte. Numerose testate giornalistiche, prima tra tutte il Sunday Times, hanno pubblicato recensioni su questo pittore pugliese. Cosa ha affascinato di Tonino Porro?
Il legame con la sua terra. L’amore verso i luoghi, i colori di questa Puglia abbandonata a se stessa. Da una tavolozza più o meno cupa delle sue prime rappresentazioni, preponderanti di forti tonalità terrigne, il Nostro, attraverso una acuta macerazione intellettiva di quanto attentamente osservato e recepito, ha portato la sua figurazione ad un’immagine sempre più scomposta, segmentata, geometrizzata, cromaticamente vistosa e simboleggiante. Cerchi, poligoni, linee, archi, s’intersecano e si combinano in uno sfolgorante sventagliarsi di tinte, ora intense, ora più pacate, ma sempre appariscenti nell’evolversi spaziale di una ben equilibrata sintonia visiva.
Da questo meditato assemblaggio disegni e colore scaturisce immediata una miriade d’impulsi emotivi, che favoleggiano il paesaggio e permettono di penetrare fantasticamente nella protostorica stratificazione della materia rocciosa, quasi a carpirne i più reposti segreti: l’arcano humus di questa sorprendente Murgia, tanto cara a Tonino Porro. (Franco Lamonarca)
I suoi soggetti magistralmente riprodotti, parlano di prostituzione, alienazione, impatto ambientale, extracomunitari.
Straordinario regista di immagini legate alla sua terra, di una società dell’entroterra murgiano, attraverso disegni essenziali, carichi di energia creativa di ricordi del vero, ma anche di grande duttilità degli impasti cromatici, nella ricerca di una memoria, attraverso la viva forza plastica. […]Arabeschi e decorazioni, s’intrecciano a una visione che favoleggia il transito, permettendo di penetrare il modellato, pulito ed energico, di precisa motivazione compositiva, con regole formali che risultano efficaci artisticamente, perchè vissute interiormente nella ricerca introspettiva delle stratificazioni generazionali. E non sono il frutto di metodi e di tecniche convenzionali, ma l’omaggio commosso per un suggestivo confronto con la natura, e il suo misterioso transito, attraverso il luminoso linguaggio.(Alfredo Pasolino)
E’ una mostra che vale la pena visitare, accompagnata da una piccola esposizione di decoupage e una carrellata di prodotti tipici della nostra Puglia (www.lapugliaintavola.it), che sta a sottolineare quanto la nostra regione ha da offrire. Quanto sia importante la rivalutazione del territorio, delle masserie abbandonate, delle nostre tradizioni, del nostro passato garazia del presente e del futuro del meridione.
Nota dolente, in tutto ciò, l’affluenza. Poca. Scarsa. Sintomo di un paese che continua indolente a guardare il mondo con indifferenza.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti