Una cittadina racconta la sua esperienza in ospedale

La signora ha notato un atteggiamento poco professionale di un addetto alle informazioni
Ieri mattina è giunta in redazione, attraverso il nostro numero Whatsapp 389.2170180, la segnalazione di una cittadina ruvese che ci ha raccontato un episodio che l’ha lasciata con l’amaro in bocca.
«Qualche giorno fa mi sono recata all’ospedale di Ruvo di Puglia per prenotare delle analisi. Mentre aspettavo il mio turno ho notato qualcosa di strano: un addetto al servizio di informazioni letteralmente incollato a un termosifone, noncurante delle persone che avevano bisogno di una mano.
Era come se fosse spettatore di tutto ciò che stava accadendo lì dentro, e per un secondo ho quasi pensato si trattasse di una persona che stava attendendo qualcuno. Nel momento in cui in massa uno dopo l’altro i presenti si sono avvicinati per chiedere informazioni, lì allora ho compreso. La mia domanda adesso è una sola: ma le informazioni non si dovrebbero chiedere nell’apposito gabbiotto e non vicino a un termosifone?».
Il racconto della disavventura, però, non finisce qui: «A un certo punto è arrivata un’altra signora, molto anziana, con un’accompagnatrice che chiedeva informazioni riguardo una visita. Senza mai staccarsi dal termosifone, l’addetto ha indicato da lontano dove poter prendere l’ascensore senza dire nulla più, visibilmente annoiato dalle continue richieste.
Io non so se è questo il modo giusto di lavorare. Credo che il freddo sia percepito da tutti, ma se ognuno di noi si attaccasse al termosifone e svolgesse lì la propria mansione non credo che otterrebbe qualcosa di positivo. Ci lamentiamo sempre di tutto, dicendo che l’Italia va a rotoli. Ma se ci si comporta così, come possiamo pretendere che le cose cambino?
Sono molto delusa da questo modo di fare, spero davvero sia stato un caso a sé e non una routine quotidiana», conclude sconsolata.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti