Un rap da quarantena: Claudio Petronelli si racconta

Il giovane musicista ruvese demistifica le brutture della società contemporanea nel singolo “Rap home made it”
«Ho scritto tutto quello che mi passava per la testa, non preoccupandomi se un concetto fosse troppo cattivo. Ho scritto senza paura perché la gente non si illuda, perché guardi in faccia la realtà! I media e le fake news frullano e mescolano informazioni per confonderci, ma la verità è nascosta ai nostri occhi. Lo facevano in passato e ora che la situazione è grave cercano di sostenere le nostre menti, simili a un gregge di pecore che deve sopravvivere in un campo senza erba».
Così il rapper Claudio Petronelli, classe 1991, spiega l’uscita del suo nuovo singolo intitolato Rap home made it, figlio del lungo periodo di quarantena che lo ha costretto a rimanere lontano dalle sale di registrazione. Una composizione genuina come il pane fatto in casa e approntata con elementi rudimentali che ricordano le abitudini ancestrali dei nostri nonni, capaci di accontentarsi di quel poco che bastava per poter vivere felici addirittura in tempi di guerra.
Home made it non è il modo corretto per definire un rap nato nel nido familiare, lì dove tutto è più sicuro, ma intenderebbe comunicare il concetto più ampio di Italia se il pronome inglese “It” venisse scritto in maiuscolo. Dunque, è un pezzo che immortala una Nazione allo sbaraglio, che stigmatizza la condizione di precarietà in cui ci troviamo e che guarda riluttante – con gli occhi disincantati di un ragazzo – ogni forma di bugia spacciata per buona informazione.
Anche la copertina racchiude in sé un significato particolare. Frutto dell’accurato progetto grafico ideato dall’artista ruvese Stefano Cassano, in arte Nesh, rappresenta con stile Grime un cuoco dagli occhi vacui, pieno di macchie e imperfezioni,che fa della sua arte la massima espressione emotiva. La scelta di ritrarre questa figura scaturisce dalla sua straordinaria capacità, malgrado disponga di pochissimi ingredienti, di creare, sperimentare e assaporare le pietanze riassumendo così l’idea del “fatto in casa”: la purezza del suo camice bianco viene imbrattata durante la costruzione del prodotto che, da forma imperfetta e disgustosa, diviene in questo modo perfetta e gradevole al palato. Come l’abile maestro dei fornelli si cimenta con successo nel far convergere in un unico piatto aromi diversi, Claudio ha trovato la chiave giusta per elaborare la sua opera.
«Non è facile scrivere canzoni con un senso. Per me un testo deve veicolare dei concetti, entusiasmare e soprattutto saper accendere una scintilla in chi lo ascolta per la prima volta, affinché abbia voglia di farlo ripetutamente», ci rivela con assoluta sincerità, aggiungendo: «Condanno aspramente l’ignoranza e il menefreghismo attuale perché, per quanto sia bello vedere i bambini che appendono i disegni di arcobaleni colorati alle finestre, la mentalità delle persone è grigia. Solo chi è sincero sa rendere al meglio la nozione di verità, non quella propinata dalla Tv, ma quella analizzata secondo il proprio modo di essere, forgiato via via dalle esperienze di vita vissuta».
Fin dagli albori della sua passione, nata circa dieci anni fa in seguito a una deludente cotta adolescenziale, Claudio ha composto ben sei tracce musicali dove racconta di sé, chiarisce il suo punto di vista e si concentra sulla narrazione di storie verosimili. Forte degli insegnamenti di alcuni amici, l’interesse per questo genere musicale è maturato progressivamente grazie anche ai ritmi dei suoi beniamini, tra i quali Salmo, Caparezza, Bassi Maestro e Mistaman. Dal loro background trae rispettivamente una peculiarità che li contraddistingue: il confronto con il mondo, la cultura ferrea quanto enigmatica e la superba genialità.
«È’bello sapere che qualcuno si rispecchi nelle tue parole -continua-. Mi rincuora credere che i miei brani possano ispirare e costruire una profonda connessione tra i miei pensieri e quelli dei miei interlocutori immaginari».In effetti, la potenza della musica si esplica proprio nella creazione di un linguaggio universale che fa vibrare le corde del cuore e dell’anima permettendo di viaggiare all’unisono.
Se è vero l’assunto nietzschiano «senza la musica la vita sarebbe un errore», Claudio non ha sbagliato a dedicare buona parte della sua vita a “collaudare” melodie che sembrano alternare toni più energicia toni sommessi tipici della poesia.
E poi, spazio ai sogni… perché sognare significa non arrendersi in balìa di un mondo alla deriva ma sperare in un futuro migliore. Non capita mai, forse, di imbatterci in uomini stanchi, sudici, con gli occhi spenti e l’umore burbero e chiederci che sogni avessero?
«Nella vita si ha bisogno di trovare sempre la propria vocazione e io ritengo che ognuno di noi debba fare ciò che veramente lo appaga – conclude -. Certo, mi piacerebbe continuare a scrivere per poi scoprire che una delle mie canzoni sia diventata storia, come quel classico che passano in radio di cui non ci si stanca mai».
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