Un nobile cavaliere che sa volare… Senza piume

Grazia Ippedico

“Senza piume” racconta di una parte che alberga in ciascuno di noi, che non vogliamo vedere, che non vogliamo sentire.

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Un tema attuale e antico, inesplicabile, ostico, come quello della follia è difficile da affrontare, tanto più in teatro. Cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è pericoloso e cosa non lo è. Cosa può essere tollerabile, cos’è scomodo. Cosa è realtà e cosa è immaginazione. E cosa si nasconde nella mente di una persona che è considerata folle. Cos’è la follia e cos’è la normalità? Il confine sottile che divide le persone normali da quelle pazze è così intangibile da rivelarsi irreale. Confine che ha portato a numerosi errori nel passato e che continua a fare paura ancora oggi, che tocca corde che coinvolge tutti: sofferenza, inadeguamento alla società, incapacità di mantenere un lavoro, l’incapacità di instaurare rapporti stabili.

"Senza piume" è stato rappresentato il 22 agosto, presso l’ex convento dei domenicani. Racconta di una parte che alberga in ciascuno di noi, che non vogliamo vedere, che non vogliamo sentire. E spesso ciò che temiamo cerchiamo di allontanarlo, di spingerlo alla deriva, al confine della nostra vita. Da parte. Depositato. Che non possa dare fastidio, che non possa metterci in difficoltà. tra fantasia e realtà inizia la storia <<Tutto si può trasformare. Vuoi provare?>> un innaffiatoio diventa un destriero, un ombrello diventa un violino. Un uomo riesce a volare
Succede al protagonista della storia, un matto che sceglie come suo aiutante e servitore una bambina. Gli occhi innocenti di una fanciulla non sanno ancora distinguere il bene dal male, il normale dall’anormale e soprattutto ciò che è al di fuori di tutti gli schemi e le convenzioni sociali. Schemi e convenzioni che invece sono ben conosciute dai genitori del matto, che rigidi e ferrei, quando il protagonista torna a casa, decidono di rispedirlo là dove l’abbiamo trovato all’inizio dello spettacolo: nell’ospedale dei matti. Le cure vanno somministrate in un ambiente protetto, in un contesto familiare che da affetto, amore. Tutto questo manca in questa casa, in questa famiglia. Il nostro matto surreale è convinto di saper volare, vuole volare e porta con sé una valigetta piena di sogni. Sogni rappresentati da un aereo, rosso vivo. In una scenografia in bianco e nero la bambina e l’aereo sono tinti di rosso. <<Perché sei triste? >> gli chiede la bambina. <<perché vorrei volare ma sono nato senza piume>>. Ma quando il matto torna nella sua prigione e la bambina non riesce più a liberarlo, quando ormai la speranza è morta, il corpo scompare e volano centinaia di piccole piume bianche. Un uccello prende il volo. Il sogno in qualche maniera viene realizzato.

La sceneggiatura è di Damiano Nirchio, attore principale e regista di “Senza Piume” che ha lavorato con persone con problemi di natura psichica, attraverso vari laboratori teatrali. L’omaggio chiaro e nitido è a Charlie Chaplin. Il trucco, la scenografia in bianco e nero, l’ombrello, il cappello. I baffi. Ma soprattutto il rimando al cinema muto, con le didascalie tipiche che scorrono su un pannello ogni volta in cui gli attori aprono bocca.
E poi il pianoforte. Le musica originali di Mirko Lodedo, eseguite dal vivo, spettacolari, colmano il vuoto lasciato dall’assenza di parole. Le semplici note di un pianoforte riescono a segnare ogni piccola sensazione. Le illustrazioni sono di una bravissima Tea Primiterra che si improvvisa nello spettacolo attrice, (e ci riesce benissimo) facendo il factotum della situazione. Nell’esile figura di Anna Maria de Giorgio, la forte bambina piena di positività, speranza e unico contatto con la realtà
E’ una storia triste, allegra, divertente e di spessore. Forse non molto adatta ai bambini. Ma stranamente leggera. Come una piuma ha sfiorato l’anima di tutti gli spettatori e poi delicata, è volata via.

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