Un impianto fotovoltaico mai realizzato
Pubblichiamo di seguito una lettera inviataci in redazione dal laureando in Ing. Marco Iurilli che mette in evidenza la mancata realizzazione di un impianto fotovoltaico nel cimitero di Ruvo di Puglia.
La Civica Amministrazione di Ruvo di Puglia ha deliberato circa un anno fa la realizzazione di un impianto ad energia rinnovabile (fotovoltaica) nel cimitero cittadino secondo la procedura del project financing, cioè con esclusivo apporto di capitale privato. Ignorando per molti mesi l’atto d’indirizzo espressamente ricevuto, l’Ufficio Tecnico non ha mai avviato la procedura di aggiudicazione, attraverso un procedimento ad evidenza pubblica, di un’opera di cui molte città del Nord si stanno febbrilmente dotando come di un significativo segno di civiltà ambientale, e che una recente legge dello Stato favorisce con contributi mirati.
Caduta l’Amministrazione, il Commissario Prefettizio subentrato, invitato ad indagare perché l’Ufficio competente avesse tenuto al palo una procedura voluta da un’Amministrazione nella sovranità dei suoi poteri, ha deliberato invece, con un atto vistosamente contraddittorio nella forma e nella sostanza, di non dare più corso alla realizzazione dell’opera dichiarandola “non conveniente” [un’opera a costo zero: sic!]: tutto questo senza degnarsi di esaminare il progetto preliminare, e senza allegare all’atto deliberativo alcuna relazione tecnico-finanziaria che corroborasse le sue personalissime valutazioni.
Come giovane cittadino di Ruvo rivolgo, pertanto, il mio plauso al Dirigente dell’Ufficio Tecnico per non aver voluto sprecare per dieci mesi il suo prezioso tempo in quisquilie ecologistiche che avrebbero turbato il sonno profondo in cui giace oggi la Città. Ma soprattutto ringrazio il Commissario Prefettizio che è riuscito in un sol colpo:
1) a togliere alla Città ciò che la volontà popolare, attraverso i suoi legittimi rappresentanti, le aveva voluto dare; 2) a cancellare un sia pur piccolo apporto all’immenso problema energetico del nostro tempo; 3) a dimostrare come le pubbliche istituzioni siano in grado di ostacolare, anziché favorire, la collaborazione dei privati alla crescita di un Mezzogiorno sempre più affamato di lavoro e di tecnologia; 4) a far capire a un giovane laureando in Ingegneria perché, da laureati, non resta altro che fuggire da queste ingrate e mal governate terre
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