“Un giorno triste così felice. Socrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario”

L’autore Lorenzo Iervolino ripercorre la vita di un visionario esteta del calcio
Il romanzo-reportage “Un giorno triste così felice” (Edizioni 66thand2nd), presentato ieri dall’autore Lorenzo Iervolino nella sede dell’associazione culturale ruvese “La Mancha”, racconta, grazie alle testimonianze raccolte durante un viaggio dello scrittore in Brasile, le tappe più importanti della vita del calciatore fenomeno Sócrates e, attraverso questa, la storia di un popolo bramoso di riscatto e impaziente di riconquistare una libertà a lungo soppressa dalla dittatura militare che si instaurò nel Paese sul finire degli anni sessanta.
Protagonista del lavoro di Iervolino è quindi un’icona del calcio brasiliano degli anni settanta: Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, da tutti soprannominato “ODoutor”, perché dottore lo era davvero e cominciò la carriera calcistica per potersi pagare proprio il corso di studi in medicina; non aveva granché interesse a divenire calciatore. Dopo una parentesi nel Botafogo, nel 1974 entrò nella società del Corinthians, in cui rimarrà per dieci anni. Quello il palcoscenico, la vetrina più adatta per poter diffondere un’altra idea del sistema calcio, un’altra visione dell’intera nazione. Egli infatti utilizzò la società come un laboratorio politico in cui sperimentare una forma di autogestione che eliminasse la gerarchia verticistica e che facesse dell’assemblea, formata da tutti i componenti della squadra, staff tecnico compreso, l’unico centro decisionale.
Iervolino riporta: «In due anni questo processo di autogestione crebbe e col metodo assembleare si decideva addirittura la campagna acquisti e cessioni, la possibilità del ritiro e a volte anche la stessa formazione. Una provocazione, una sfida che non vide tardare l’opposizione da parte della stampa di destra e dei conservatori. Il Corinthians però porse una risposta all’altezza delle critiche mosse: vinse il campionato nazionale. Le frasi degli striscioni da stadio allora acquisirono anche connotati politici e il fermento innescato dalla squadra contagiò un’intera nazione». Quella di Sócrates era una provocazione al regime militare di quegli anni, che proseguì oltre nel momento in cui la formazione corinthiana scese in campo con delle maglie che non recavano il marchio di un’azienda sponsor, bensì la parola democracia.
«Si trattava di un’anomalia sportiva poiché era un calciatore lento, dai movimenti intelligenti certamente ma che giocava solo pochi minuti di partita – afferma Iervolino – ma soprattutto costituiva un’anomalia all’interno del sistema calcio. Nelle interviste di fine partita provò a rompere le barriere tra lo sport e tutto ciò che nel Paese accadeva. Rifiutò la figura del calciatore infante all’ignaro di tutto e il cui unico compito doveva essere quello di acquietare il popolo per distrarlo dalle tragedie che nel contempo si consumavano in Brasile».
La sua vita fu scandita da spettacolari colpi di tacco e rivoluzionari colpi di genio. Un abisso lo separa dagli odierni calciatori inghiottiti dallo star system e subordinati alle logiche di guadagno. Quando, durante un’intervista nel 1983, gli chiesero se pensasse alla sua morte, Sócrates rispose: «Mi piacerebbe morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il titolo» Il 4 dicembre del 2011 muore a causa di un’emorragia intestinale. Di qui il titolo del libro, perché quel giorno per i tifosi del Corinthians un giorno felice lo fu sul serio, grazie alla seconda vittoria del campionato paulista. Quegli stessi tifosi, e i giocatori in campo, nell’osservare il minuto di silenzio, alzarono i pugni in alto in ricordo del fenomeno calcistico che aveva fatto sognare molti sul campo da gioco ma soprattutto al di fuori.
Un racconto intriso di ricordi, aneddoti, talento e impegno politico quello di Iervolino, portato avanti attraverso un lento e graduale processo di identificazione dello scrittore nella personalità eclettica, talentuosa e impetuosa del calciatore che portava il nome di un importate filosofo greco, che dà voce a una notevole e rara parentesi calcistica di cui oggi avvertiamo la necessità.
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