Testimonianze religiose di pietra: i Gesuiti a Ruvo di Puglia

Ostia in via Giornatella © Angelo Tedone
Angelo Tedone, cultore di storia e lingua locali, nella sua nota storica “I Gesuiti a Ruvo di Puglia”, condivide con i lettori le tracce visibili lasciate in città dalla Compagnia di Gesù, fondata da Sant’Ignazio di Loyola nel 1540
Angelo Tedone, cultore di storia e lingua locali, nella sua nota storica “I Gesuiti a Ruvo di Puglia”, condivide con i lettori le tracce visibili lasciate in città dalla Compagnia di Gesù, fondata da Sant’Ignazio di Loyola nel 1540. Dopo aver letto la nota, probabilmente lo sguardo si soffermerà di più su tanti particolari che parlano del nostro passato.
I Gesuiti a Ruvo di Puglia (di Angelo Tedone)
Percorrendo alcune stradine del centro storico ruvese l’attenzione si sofferma sovente su archivolti finemente decorati con blasoni di famiglie, facce apotropaiche, epigrafi il più delle volte incise su pietre di riutilizzo. Ma i simboli che spingono il visitatore a ulteriori approfondimenti e ricerche inerenti alla storia religiosa del 1700 sono quelli che sovrastano i portoni di via Giornatella, via Forno, via V. Veneto, via Avitaja raffiguranti un calice o un’ostia raggiante con la scritta IHS. Secondo alcune fonti sono le iniziali di Iesus Hominum Salvator, secondo altri In Hoc Signo. Un cristogramma, risalente al III secolo, rivela invece che si tratta di un modo antico di scrivere Gesù abbreviando il nome.
La lettere H è sormontata da una croce latina con la raffigurazione dei tre chiodi della passione, due dei quali sorreggevano le mani durante la crocifissione e l’altro i piedi incrociati. L’ostia che simboleggia un disco solare a 12 raggi (il Cristo con gli Apostoli) con l’aggiunta di una croce fu adottata da S. Ignazio di Loyola nel 1541 e quindi dalla Compagnia di Gesù come anche da S Bernardino da Siena nelle sue campagne di predicazione, incoraggiando i cristiani a porre tale stemma sulle porte delle loro case contrariamente ai cattolici il cui simbolo era il calice.
Tali simboli testimoniano quindi a Ruvo la presenza della Compagnia di Gesù (Gesuiti), un ordine religioso maschile che osservava totale obbedienza al Papa impegnato a non accettare cariche ecclesiastiche e dedicandosi alla salvezza delle proprie anime e delle altre.
I gesuiti con mons. Domenico Bruno
Fondatore della Compagnia di Gesù fu Domenico Bruno (1663 – 1730) durante la sua missione nel 1719 presso la Confraternita della Purificazione -S. Ignazio, sita nella chiesa di S. Carlo ultimata nel 1623.
Due anni dopo la Compagnia si trasferì nella chiesa di S. Maria di S. Luca (attuale SS. Medici) a cura della famiglia Mazzacane. La presenza di questo ordine è testimoniato da una pala raffigurante la presentazione di Gesù al tempio commissionata da un confratello della Purificazione S. Ignazio al pittore Giaquinto per la chiesa di S. Domenico. (ref. bibl. Moscati, Vita del padre Domenico Bruno, Napoli 1736)
Mons. Bruno sovente si soffermava sulle condizioni socio-economiche di Ruvo e in particolare sulla mancanza di acqua dovuta alla ‘durezza del cielo’. Invitava quindi la comunità a radunarsi in piazza per implorare la pioggia elargendo la comunione. Fu nel 1723 che, preoccupato della presenza degli ‘Annaruoli’, ovvero di quanti si confessavano solo a Pasqua o oltre questa ricorrenza, si trasferì a Ruvo fondando un’apposita congregazione.
La Compagnia fu sciolta da papa Clemente XII nel 1773 quando i predicatori erano giudicati dai loro oppositori troppo influenti negli interessi del papato. La soppressione interessò tutti i Paesi regi come la Spagna con Carlo III di Borbone e Napoli e la Sicilia con Ferdinando IV. A tutto questo fece seguito un ricorso da parte dei ‘sodali’ riuniti nella chiesa di S. Maria di S. Luca che chiedevano il ‘regio assenzio’ per la fondazione e per le regole. Tale privilegio fu concesso e alla Confraternita fu assegnato il titolo di ‘Purificazione’.
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