Termina l’International Youth Parliament

Nicolò Marino Ceci
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Oggi, 22 Febbraio 2006 si è concluso nella tristezza e nel freddo di una mattina speciale e unica l’edizione molfettese del Parlamento Internazionale dei Giovani. Tutti sono unanimi nel riconoscere questa appena conclusa, una splendida avventura, in grado di far crescere, comprendere, capire.

 Nella cerimonia di chiusura tenutasi ieri nella sala consiliare “Giovanni  Carnicella” del comune di Molfetta, il sindaco Tommaso Minervini ha speso utili e pratiche parole su questi favolosi 7 giorni di dibattiti, discussioni, conoscenze, curiosità, spensieratezza, amicizia, genuinità.

 I suoi auguri suonano come un grosso in bocca al lupo a tutti i ragazzi presenti in sala e si respira un’aria di profonda commozione ma allo stesso tempo di contentezza per l’esperienza vissuta.

 In sole 6 ore di consiglio il parlamento dei giovani ha stilato la sua relazione finale sulla xenofobia, ripudiandola come prodotto dell’ignoranza e come strumento incostituzionale di offesa della persona e dell’individuo, della sua dignità e delle sue inviolabili libertà di fare, di pensare, di essere.

 Le belle parole si sprecano, tutti i relatori ripongono dichiaratamente le loro speranze per il futuro in quei 100 ragazzi, nelle loro capacità, nelle loro abilità e nelle loro intelligenze. “Con un pennello dovete dipingere il vostro futuro e con un compasso dovete calcolare e razionalizzare con astuzia e intelletto la vostra azione e farvi valere in virtù della vostra autorevolezza, e non della vostra autorità!”

 Gli sguardi sono attenti e inchiodati. Pupille dilatate, sopracciglia tese, braccia conserte, qualcuno prende appunti. Sotto i flash delle macchine fotografiche le lodi rinfrescano questi promettenti giovani, sintomi di un futuro sicuramente migliore e più genuino.

La cerimonia termina tra gli applausi di tutti con l’inno europeo che viene seguito da versioni demo dei vari inni nazionali. Prima quello ungarese, russo, albanese, inglese, francese e poi quello italiano. Le note, ascoltate da un pubblico postosi all’in piedi, quasi fosse sull’attenti, scorrono soavi nelle orecchie di tutti. Termina anche l’inno italiano: è l’apice, l’apoteosi del clamore e dell’apprezzamento generale.

 Giunge la sera. Ore 21, sala ricevimenti “la pineta”. I tavoli, imbanditi e trabordanti di cibanze varie, sono pronti, i ragazzi appartenenti alle varie delegazioni cominciano ad affollare la sala. Tutta la serata passa, vola, ascoltando i canti tipici preparati con cura e grande maestria dalle singole delegazioni.

Si alternano così canzoni melodiche a canzoni più ritmiche e frenetiche. Ogni gruppo da spettacolo e cattura l’attenzione di tutti gli invitati strappando grappoli di applausi e grida di incoraggiamento e di apprezzamento al pubblico. Cantano proprio tutti: grandi e meno grandi, alunni e professori, tutti uniti nel segno di no more gaps.

C’è anche chi si diletta in numeri da circo con bottiglie di vetro che diventano oggetto delle acrobazie più strane e divertenti. In tutte queste attività, tra cui è giusto anche citare alcuni giochi popolari, c’era un unico, massimo, grande denominatore: la musica, veicolo di sensazioni ed emozioni anche tra persone che parlano lingue diverse e con diverse mentalità.

 Il clima è festoso, tanto che non si bada più alle nazionalità: tutti parlano e chiacchierano divertiti; i flash delle foto aumentano sempre di più. Ci si scambiano i numeri di telefono, gli indirizzi e-mail, baci, abbracci e tenerezze. Intanto si avvicina veloce e inesorabile la fine della serata e comincia ad aleggiare una notevole atmosfera di malinconia.

Cominciano i saluti, e i baci si sprecano. In soli 6 giorni i ragazzi si sono affezionati l’un l’altro in una maniera incredibile e il pensiero di lasciarsi, forse per sempre, è odioso e inaccettabile. E’ arrivata l’ora. Tutti cominciano a dileguarsi nelle tenebre di una insolita notte trascorsa, probabilmente all’insegna della speranza e del ricordo.

Le palpebre si fanno pesanti e gli occhi si gonfiano di lacrime, straripano di splendidi e magnifici momenti passati insieme che ormai non tornano più indietro. L’emozione è tanta. Visi, sguardi, pianti, sorrisi di ragazzi entusiasti che si sono conosciuti, sono riusciti a convivere e ad apprezzarsi filantropicamente in un clima non di forzatura ma di grande e sincera apertura e ospitalità, abbattendo barriere e superficiali diffidenze, quasi per caso e che forse non si rivedranno mai più nella loro vita. Questo è il fine ultimo ed essenziale di no more gaps. Questo è il bello della vita. In bocca al lupo a tutti! All’anno prossimo! 

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