Teatro che insegna a vivere

Nico Andriani

Il Liceo Tedone presenta la commedia “L’importanza di chiamarsi Ernesto”

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Dopo aver presentato “Le sbarre dentro” ad opera della prof. Valente e della sua compagnia teatrale, il Liceo Scientifico “O.Tedone” si appresta a presentare l’ultimo lavoro diretto dal prof. Rocco Lovino Elicio, pionere del progetto teatrale che negli anni ha coinvolto tantissimi studenti dell’istituto, aiutando a proeittare i lavori teatrali dell’Istituto agli onori dei concorsi teatrali di tutta Italia, con ottimi piazzamenti e menzioni d’onore.

Dopo 8 anni la compagnia teatrale del prof. Lovino “chiude” i battenti e lo fa portando in scena il capolavoro di Oscar Wilde “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, il primo uomo moderno, il più grande osservatore della propria epoca all’apice della sua opera di smascheramento della società.

Considerata, a ragione, da taluni critici la migliore commedia del Novecento, il titolo gioca sul doppio significato di Ernesto e molto serio che in inglese ha Ernest. La commedia in 3 atti mette in ridicolo sia le commedie tradizionali ben fatte sia la seriosità dell’età vittoriana.

L’intreccio si basa essenzialmente su scambi di identità: due playboy, Algernon Moncrieff e Jack Worthing, corteggiano due ragazze, Cecily Cardew e Gwendolen Fairfax. Il successo di entrambi i corteggiamenti si basa sul fatto che Jack si chiama Ernest (nome che alla fine risulta essere il suo nome di battesimo).

L’opera di Wilde è la commedia della Parola: un nome vale più di una persone, al forma vale più della realtà. Per questo l’opera del drammaturgo inglese, rappresentata il 14febbraio 1895, è la più universale del teatro moderno. Al di là della comicità, spicca una malinconia umana di chi conosce e denuncia il prevalere della facciata sull’onestà interiore.

Come ogni anno, i lavori teatrali vengono organizzati e sviluppati interamente dai ragazzi (nelle note di regia se ne contano ben 25 tra attori, musicanti, presentatori, addetti alla scenografie, coreografie, tecnici audio e luci, stampa e grafica) in un processo formativo che va ben oltre la semplice didattica ripetitiva impartita durante le lezioni, ma insegna qualcosa di ben più ampio con gli strumenti più elevati della nostra cultura, i valori e l’integrità della Vita.

Una critica divertente e tagliente a 360 gradi, esponente di quella libertà d’espressione nata in Inghilterra e che oltremanica mai nessun potere è riuscita a piegare, riassunta nei manifesti affissi per i corridoi del Liceo che ritraggono i protagonisti della commedia. tra i quali è possibile citare “è terribile scoprire all’improvviso di non avere detto altro che la verità, tutta la verità” e le parole del Rev. Chasuble, interpretato dal terlizzese Paolo Pagano “nessuno è perfetto: io stesso…la Chiesa…siamo suscettibili a “singolari” correnti d’aria”.

La “prima” diretta agli alunni del Liceo sarà il 10marzo alle ore 10,00 mentre gli spettacoli aperti al pubblico saranno l’11 marzo alle ore 18,00 e il 14 marzo alle ore 10,00. L’adattamento e la regia sono del prof. Lovino Elicio, con il quale abbiamo discusso la commedia, a conclusione del prolifico laboratorio svolto negli anni:

Qual è il tema della commedia?
Il tema dello spettacolo è l’uso della parola, unica vera protagonista delle pièce che scoperchia la realtà effimera della società vittoriana e di un tipo di umanità che si sente al posto giusto al momento giusto e che ha preteso di fare cose giuste.

Come mai avete scelto di rappresentare L’importanza di chiamarsi Ernesto?
La commedia ha una valenza universale, presentata nel 1895, ha dovuto il suo successo alla carica di attori e registi che “amavano” Wilde e ritrovavano in lui il vero smascheratore della società moderna in quanto capace di educare al recupero di sé anche se in maniera contraria a quella istituzionalizzata, era importante presentarla soprattutto in funzione della conclusione di un ciclo cominciato 8anni fa con La leçon di Eugene Jonesco.
Lì la parola era capace di uccidere, qui invece la parola riacquista una dimensione salvifica, passando attraverso quella ironica di Machiavelli e La Mandragola.

La scelta del tema della reificazione della parola ha mai come oggi una valenza attuale?
Il tema del recupero della parola non è casuale e sua la funzione diretta al centro della comunicazione deve farci riflettere, essa non deve essere violentata e prostituita per altri scopi ma piuttosto resa pudicamente come terapia dei mali della società.
Oggi alla parola viene affidato un compito “solenne” che è quello di plagiare, e la parola impudica è quella che si diffonde, che mortifica l’intelligenza; quella venditrice di slogan o soluzioni economiche che soffocano il libero arbitrio.

I ragazzi hanno raccolto il tema lanciato dalla commedia?
La cosa bella è che il gruppo ha colto l’orientamento dell’opera di Wilde nel periodo in cui i ragazzi sono le prime vittime della mercificazione della parola, e attraverso la loro gestualità ed esperienza ha fatto in modo di dare un grado prolifico alla loro ironia, ognuno di loro si è trasformato in Oscar Wilde, ben oltre l’etichetta della perversione che la società dell’epoca gli aveva affibbiato, ma per la funzione travolgente del teatro. Non deve educare il libro, perché non contiene al suo interno il dialogo, perciò solo il teatro può essere utile a questa funzione.

Chi è uno smascheratore di questa società?
Penso a Grillo, Dario Fo ma oggi della parola si fa soprattutto spettacolo, e purtroppo anche loro sono legati ad un sistema di pubblicità, perché hanno bisogno di quegli elementi che “reificano” la parola e in un modo o nell’altro si finisce per essere etichettati di una precisa ideologia politica; Wilde invece era contro tutti, ed era proprio questa forma di “pudicizia” a salvarlo; oggi per un drammaturgo è difficile non essere etichettato.
Sono i media stessi che ti costringono ad “etichettarti”, non a caso Benigni deve sempre presentarsi in linea col suo spirito e presentarsi al cospetto di entrambi le parti altrimenti si rischia di essere giudicati.

Sarà possibile di nuovo un’arte libera?
A mio avviso l’arte libera non sarà più possibile ed ecco perché Wilde nella sua “disgraziata diversità” fu graziato dalla sua normalità ed autenticità, perché si alienava da ogni forma di spettacolarizzazione; la sua genialità sta nell’essersi saputo ritagliare un posto nel teatro dei “caratteri” nonostante fosse l’ultimo rappresentante del teatro funzionale, dove la gente che andava in teatro voleva solo divertirsi, prima del teatro del grottesco e funzionale, teso allo smascheramento esplicito della società borghese.

Come è stata vissuta questa commedia all’interno dell’istituto?
L’importanza di chiamarsi Ernesto è stata vissuta con un coinvolgimento didattico, grazie ai docenti e soprattutto a quelli di lingue che hanno saputo orientare all’approccio con l’opera. I ragazzi che assisteranno allo spettacolo non vengono impreparati bensì “critici”, ispirati e pronti a cogliere il messaggio di una commedia “sui generis”.

Quale messaggio si vuole lanciare?
Tutto attraverso la parola viene banalizzato così come può essere elevato.
Nella società vittoriana come in quella bene di oggi “i panni sporchi si lavano in casa e quelli puliti si lavano in pubblico” nel senso che nella vita non bisogna preoccuparsi di ciò che si è, ma di come si vive, perciò l’invito e il senso che vogliamo veicolare è quello di saper prenotare nell’animo, di sviluppare un’intelligente autoironia.

Note di regia

Il Liceo Scientifico
“O.Tedone”
Ruvo di Puglia
Presenta
L’Importanza di chiamarsi Ernesto

Adattamento e regia
Prof. Rocco Lovino Elicio
 
Personaggi e interpreti
Lara Cascarano  Lane
Gianluca Guastamacchia Algernon
Davide Colasanto  John
Maria Teresa De Palma   Lady Bracknell
Antonella Amenduni  Gwendolen
Mariangela Basile  Cecily Cardew
Chiara Villani   Miss Prism
Paolo Pagano   Rev. Chasuble
Francesco De Venuto  Merriman

Musiche
Earnest Ensemble
Giuseppe Barile
Vincenzo D’Introno
Simona Valente

Presenta
Arianna Scarongella

Scenografie e costumi
Proff.   Liliana Bruni
Aldo Miscioscia
Francesca Sparavano
Massimiliano Tardia
Sigg.  Giuseppe Altamura
Giuseppina Cantatore
Irene Chiapperini Giuseppe Bernardi
Francesco De Chirico Eugenia Ficco
Flora Montaruli  Maria Pia Nocella
Alessandra Scagliola

Coreografie
Chiara Brizzi Alessia Lasorsa

Tecnici audio e luci
Alfredo De Vincenzo Sebastiano Ursi

Stampa e grafica
Luciano Quercia

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