Talos, l’assessore De Palo: «Non solo un festival, ma un momento di contaminazione»

La Redazione

In molti ripongono speranza e fiducia in questo festival. Tra questi c'è anche l'assessore alla cultura, turismo e sport Pasquale De Palo che ha scritto una nota in proposito

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Si sta avvicinando l’inizio dell’atteso Talos Festival. A due settimane dall’inizio, fervono i preparativi.

In molti ripongono speranza e fiducia in questo festival. Tra questi c’è anche l’assessore alla cultura, turismo e sport Pasquale De Palo che ha scritto una nota in proposito.

«Come è naturale che sia – scrive De Palo – la ripresa del Talos Festival ha creato nell’opinione pubblica una larghissima maggioranza di consensi ed entusiasmi, accompagnati però anche a qualche perplessità. A tal proposito ritengo utile dover chiarire tutto quanto è possibile per fornire alla città la visione dell’Amministrazione Comunale su tale tema».

La visione politico culturale
Le vicissitudini del Talos Festival sono tante e si perdono nei lustri. E’ innegabile il riconoscere a Pino Minafra l’ideazione del progetto e l’aver prodotto un contenitore quale il Talos che legava indissolubilmente Ruvo di Puglia ed il Jazz. Il Talos di Minafra non è mai stato “un festival di jazz”, ma è stato un momento in cui la tradizione musicale di questo paese e del Sud in genere contaminava la sperimentazione jazzistica, dando dignità e modernità ai suoni ed alla temperie che da sempre imperversa nella nostra comunità. Penso all’album “Sudori” e a tutte le produzioni in cui i suoni della nostra Settimana Santa venivano mescolati alla ricerca di nuovi linguaggi e stili musicali in ambito jazzistico. Ricordo le nuove produzioni.  

Con il passaggio della direzione artistica del Festival ad altri esimi direttori artistici, il Talos è diventato un festival jazz. Al Talos, però, il merito di essere stato il padre delle decine di festival jazz che oggi nel periodo estivo si tengono in Puglia (Bari in jazz, BeatOnto jazz, Barletta jazz, Locus, Locomotive, Experimenta….). Allora a questo punto l’Amministrazione era ad un bivio: se il Talos Festival è un Festival jazz, probabilmente non meritava di essere riavviato in quanto negli anni di silenzio altri territori hanno supplito alla mancanza di jazz in estate, anche perché il jazz e Ruvo non hanno nulla a che spartire e nulla lega l’uno all’altro in maniera indissolubile.

L’altra strada era tornare all’idea originale: non un festival jazz, ma un festival che partisse dalla cultura espressa da Ruvo di Puglia e lo portasse attraverso contaminazioni ad un livello di visibilità e sperimentazione mondiale. E questo era possibile solo se la direzione artistica tornava a chi quell’intuizione l’aveva generata e fatta crescere: Pino Minafra. Oggi il Talos ritorna con un nuovo obiettivo: dare dignità, visibilità e futuro all’arte che per secoli è stata l’onda sonora di questo territorio: la banda. Il tema centrale del Talos Festival è la BANDA. Questa idea strategica, ha il fine di far nascere il Talos non come esecuzione di pezzi jazz a Ruvo, ma di prendere le nostre radici musicali e culturali e portarle ad un livello di sperimentazione ed evoluzione, anche con nuove produzioni. Questa operazione per l’Amministrazione Comunale merita attenzione e ha portato la Giunta Ottombrini a riavviare il percorso.

Il Talos Festival e il territorio
Durante i primi Talos Festival ero un ragazzo e vivevo l’evento con grande entusiasmo, ma registravo nei ruvesi anche tanto scontento. Le frasi più frequenti erano “perché tanti soldi al Talos e poi tutto il resto dell’anno niente?”, “chi la capisce quella musica?”, “il Talos non lascia niente a Ruvo di Puglia”. L’esito di tale pensiero non so quanto diffuso è stato che all’interruzione del Festival non c’è stata una reazione dei cittadini ruvesi a difesa di quel progetto, ma di contro ovunque si vada in Italia ed in Europa, Ruvo di Puglia, oltre a Cattedrale e Museo Jatta, ingenerava sempre il collegamento a Talos Festival.

Con il senno di poi si è cercato di interpretare tale fenomeno come una pecca del Talos: il non essere sufficientemente legato al territorio. Per questo l’edizione 2012 ha delle novità importanti. In prima istanza, chi ricorda il Talos di Pino Minafra, ricorderà un evento della durata mediamente di 4 giorni. L’edizione 2012 è divisa tra un’anteprima che va dal 7 al 12 settembre, ad ingresso gratuito e che si terrà sul sagrato della Cattedrale ed il vero e proprio segmento internazionale del Festival dal 13 al 16 settembre, con ingresso a pagamento presso piazza Le Monache.

Che senso ha quell’anteprima? Fondamentalmente legare il progetto del Talos Festival al territorio, dimostrando che la quattro giorni di festival non è un fungo nato nel deserto, ma si incastona in una realtà, quella della banda, che permea tutte le istituzioni culturali del territorio. È per questo che nell’anteprima si ripercorre idealmente il ruolo della banda nella cultura: dall’associazionismo locale (Banda Giandonato di Ruvo, banda di Atella), alla Scuola Media (Scuola Monterisi di Bisceglie), al Liceo Scientifico di Ruvo (con Action Band, col progetto “fuochi”,  produzione di un lavoro originale musicando le lettere dei condannati a morte della resistenza), al Conservatorio di Matera, alla ImprobabilBand dell’Università degli Studi di Bari. Quindi, tutte risorse del territorio, tutta espressione di un progetto artistico, quello di Minafra, non campato in aria , ma che si incastona su un tessuto culturale vivo, reattivo, esistente e imponente per quantità e qualità.

Anche la politica del pagamento del biglietto nel segmento internazionale ha dato delle opportunità di legame col territorio, consentendo di associare al biglietto (5 euro per ciascuna delle 4 serata dal 13 al 16 settembre o abbonamento a 18 euro per tutte le serate del festival vero e proprio), la promozione di un tour turistico con visita guidata di tutti gli attrattori culturali del centro abitato a cura della Pro Loco con un supplemento di 5 euro, o con 3 euro in più si ottiene una escursione sul Parco dell’Alta Murgia, o, in fase di definizione, un pacchetto anche comprendente delle degustazioni enogastronomiche. Quindi politica del pagamento del biglietto quale strumento per presentare al pubblico del festival non solo il festival stesso, ma la complessità ed organicità di un territorio.

Altro tentativo di legare Talos e territorio: prevedere tra i luoghi dei concerti anche una delle più grandi e antiche cantine di Ruvo, commistionando la musica con odori, sapori e colori di ambienti ormai impregnati del lavoro della nostra gente per produrre una delle eccellenze della nostra terra.

Durante le sessioni pomeridiane presso l’ex Convento dei Domenicani, saranno allestite tre mostre, di cui una rimarrà presso l’ex Convento stabilmente: le litografie e serigrafia del Maestro Domenico Cantatore, che da lustri non sono fruibili più né ai concittadini né ai turisti.

Sempre durante queste sessioni e nel convegno intitolato “”La banda, un patrocinio da salvare” che si terrà domenica mattina 16 settembre, si presenteranno libri scritti da autori pugliesi e ruvesi sul tema, a testimoniare con i fatti la volontà di fare quadrato con tutte le forze che il territorio esprime per ottenere risultati efficaci e condivisi.

Anche la fase organizzativa ha visto fortemente coinvolto il territorio: il formarsi di realtà associative come EAT (esercenti associati per turismo), ha consentito di far partecipare attivamente le nostre realtà anche commerciali coinvolte nell’accoglienza, ospitalità e ristorazione alle fasi organizzative del Festival.

In sintesi: non più il Talos per i “forestieri e pochi ruvesi”, non più l’evento scardinato dalla città, ma un progetto rinnovato e assolutamente integrato e DEL territorio, che non poterebbe essere svolto che a Ruvo di Puglia e con accezioni UNICHE rispetto al panorama degli eventi che si svolgono altrove.

Le finanze
Il Talos Festival 2012 è quello che nella storia del Talos è costato  MENO alla comunità, con un budget di 50.000 euro.  Questa è la somma stanziata dal Comune di Ruvo di Puglia. Ma l’Amministrazione Comunale è riuscita a catalizzare finanziamenti pubblici e privati (erogazioni liberali) per arrivare ad un Talos che in tutto costerà circa 147.000 euro. 

Per capirci, il budget totale è lo stesso più o meno dell’ultimo Talos di Minafra (2004), con la differenza che all’epoca il Comune stanziò 130.000 euro. Per noi questo è il primo successo: progettualità e capacità di catalizzare finanziamenti in cultura, hanno portato ad un calo dei costi per il Comune. Un altro aspetto importante è che la maggioranza che governa questo comune non ha voluto distrarre risorse alla cultura del Comune di Ruvo, per cui quei 50.000 euro sono AGGIUNTIVI rispetto al budget assegnamento per la cultura, cioè non un euro tolto al mondo associazionistico locale ed agli altri progetti culturali rispetto al 2011. Una novità importante è che a termine del progetto l’Amministrazione Comunale ha deciso di pubblicare sul sito del Talos il bilancio definitivo del progetto, voce per voce, analiticamente, perché tutti sappiano come sono stati reperiti e poi spesi i fondi per questo progetto.

Ovviamente il riavvio del progetto non è la fine di un percorso, ma piuttosto l’inizio. La sostenibilità gestionale, culturale, economica di tale progetto deve interrogare la politica e la città su modelli futuri da attivare, ma crediamo fortemente in un progetto che duri 365 giorni all’anno che affronti la cultura espressa e necessaria a questo territorio in tutte le sue accezioni e sfaccettature e che renda ancor di più il Talos Festival un progetto conclusivo di un percorso lungo, organico e con una visione lungimirante.

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