Successo per Terronia di Pino Minafra a Bari
Gli applausi ad una carriera dedicata al Sud e al Jazz
Quella dell’esibizione di Pino Minafra e del suo Sud Ensemble con la presenza delle Faraualla e della Municipale Balcanica è stata una serata magica all’interno della rassegna Notti di Stelle ad opera della Camerata Musicale Barese.
Una prima assoluta, all’ombra della Basilica di San Nicola, attraverso le strade del centro storico e le atmosfere di un paese che conserva la sua anima medievale fatta di semplicità e antiche tradizioni, con un gruppo composto da compagni di strada e di vita, Pino e Livio Minafra, Carlo Actis Dato, Sandro Satta, Lauro Rossi, Giovanni Maier e Vincenzo Mazzone, da cui è riaffiorata l’anima e l’amore per il Sud che ha valso al loro lavoro “Terronia”
“Terronia” è il titolo di Miglior Album Italiano 2005 come definito dal referendum “Top Jazz”, indetto dalla rivista “Musica Jazz” che ha anche premiato il Sud Ensemble come miglior gruppo 2005.
“E’ nato dall’ira come brace, come i territori dei boschi incendiati, e voglio che continui come un albero rosso a propagare il suo limpido fuoco”, è il sud del mondo e della Puglia, quello del dolente appello di Pablo Neruda e del suo Canto General, pezzo d’apertura della serata, che ha dato il via ad un insieme di suoni, sensazioni e ricordi, un universo misterioso e un mondo da scoprire, la terra di sudore e disperazione celebrata da Terronia, quella terra di contadini di cui noi siamo figli.
La Ruvo di Pino affiora nelle dolenti note di Maccaroni, nel ricordo dei pullman dei ruvesi che partivano per la Germania alla ricerca di una dignità come gli emigranti che partivano sui bastimenti stracolmi per l’America e, arrivati nella grande mela, sostavano ad Ellis Island, per poi perdersi nei fumi e nelle atmosfere rievocate nelle note che parlano del jazz , dei fumosi locali a sud degli Stati Uniti, quelli di New Orleans, dove il jazz è nato e ha fatto sentire la sua voce fatta di resistenza e opposizione.
La musica unisce e funge da momento di riflessione, attraverso piccole pause tra i brani che ripercorrono il vissuto musicale ed esistenziale che hanno influenzato l’opera del trombettista ruvese, dal ricordo del maestro Nino Rota agli echi felliniani del brano Tango, per arrivare all’influenza del poeta lucano Rocco Scotellaro che ha coniato nel 1948 il termine che ha dato nome all’album, denotando una condizione umana ed esistenziale che esisteva allora ed esiste in parte ancora oggi.
Il lavoro di Minafra è dedicato a questo cantore “di un Sud sofferto e drammatico e a tutti i Sud del mondo, dove, oltre al dolore, alla miseria e alla sofferenza, si celano e si conservano ancora da qualche parte l’anima e la speranza per un mondo più giusto”.
Così come scriveva Sun Ra “la mia musica fa inizialmente paura perché rappresenta la serenità che la gente non ha mai incontrato”. Terronia è un lavoro pieno della vitalità e della malinconia del sud: musiche colossali cariche di episodi sarcastici, lirici, catastrofici, spirituali e toccanti dove, i brani proposti e le riflessioni dal palco, puntano a scuotere il torpore, fanno riflettere sulla possibilità di un mondo più equo.
Il mix di musica, sperimentazione e contaminazione di uno scatenato Pino e del suo Sud Ensemble portano avanti una ricerca partita dal jazz classico passando per “un vissuto fatto di musica sacra, bande, arie d’opera, musica antica e sinfonica, musica leggera, etnica, rock, jazz, musica improvvisata ed altro”.
Una musica di pancia, un’epopea del sud che ha permesso l’inserimento del quartetto delle Faraualla che hanno ricordato, in alcuni passaggi di Mediterraneo, l’emozione e il raccoglimento dei canti medievali che risuonavano nella Bari crocevia di popoli e religioni, oltre alla scatenata energia della Municipale Balcanica che, ha visto Livio passare dalla follia della sua esemplare esecuzione al pianoforte alla fisarmonica, fino a dirigere una formazione di 21 elementi, riportando la lezione del padre col suo Sud Ensemble e trasportando, così, il pubblico attraverso i balcani che uniscono la tradizione bandistica forte nei nostri paesi.
E, quasi come uno scherzo beffardo del destino di Terronia, dispiace chiudere con una nota dolente, che riafferma una sorta di maledizione che colpisce gli alberi rigogliosi della nostra terra: l’illustre figlio di Ruvo che raccoglie applausi e premi in giro per il mondo, chiamato ad essere l’”ambasciatore” nel mondo del jazz made in Puglia, e che il proprio paese sembra aver dimenticato.
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