Stabilimento Idapro, 68 indagati nell’inchiesta dei Forestali di Ruvo

La Redazione

L'inchiesta era partita per verificare quale fosse la ragione dell'odore nauseabondo che invadeva la città di Trani. L'azienda si occupava di trasformazione di prodotti animali

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I tranesi attribuivano a questa azienda la puzza stomachevole che dopo il tramonto invadeva la città. Decine di denunce, segnalazioni, appelli portarono alla decisione di fare luce sulla vicenda.
Una verifica che portò nel mese di ottobre 2010 al sequestro dell’azienda ed all’apertura di una vera e propria inchiesta sulle attività svolte all’interno dell’impresa che si occupava della raccolta, del trasporto e della trasformazione di sottoprodotti di origine animale.

A distanza di circa un anno e mezzo, il Corpo Forestale dello Stato di Ruvo, ha concluso le complesse indagini, anche con l’aiuto di immagini e filmati, sullo stabilimento Ida.pro di Trani. Indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani e che hanno portato alla iscrizione nel registro degli indagati di 68 persone.

Nell’ottobre del 2010 gli uomini del Comando Stazione forestale di Ruvo hanno apposto i sigilli allo stabilimento di Trani della società, con sede legale ad Andria, azienda leader in Puglia nella attività di raccolta, trasporto e trasformazione di sottoprodotti di origine animale.

Il provvedimento cautelare era stato disposto dal Procuratore della Repubblica di Trani, Carlo Maria Capristo, a seguito di una lunga e assai complessa attività d’indagine condotta dai Forestali di Ruvo, coadiuvati dal nucleo investigativo forestale di Lecce, con il coordinamento del Comando Provinciale di Bari, e diretta dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trani, Antonio Savasta, al termine della quale si giunse ad accertare che all’interno della stabilimento tranese si operavano in assenza delle autorizzazioni ambientali di rito, processi di trasformazione di sottoprodotti di origine animale, per la produzione ed il commercio di farine di carne e ossa (ciccioli) e grassi colati per lo più utilizzati come materie prime per la formulazione di fertilizzanti e dei mangimi.

In pratica, secondo gli inquirenti, era risultata illecita tutta la fase di gestione dei sottoprodotti di origine animale di cat. 1, quali rifiuti speciali non pericolosi ad alto rischio infettivo, in quanto la loro trasformazione avveniva in apposito impianto operante solo in forza dell’autorizzazione di carattere igienico sanitario – ma senza l’autorizzazione in materia ambientale.

All’interno dell’azienda era stata inoltre accertata l’illecita conduzione di attività di  recupero di oli vegetali esausti a causa della mancanza di un impianto dedicato. Ulteriore criticità era legata all’originarsi dagli impianti di trasformazione I.DA.PRO di emissioni maleodoranti continue causate dall’attività di lavorazione dei Sottoprodotti che spesso invadono la città di Trani e le località circostanti arrecando disagi.

La Procura ravvisò il configurarsi del reato previsto dal Testo Unico Ambientale, mentre per l’emissione di esalazioni di “odore” moleste e nauseanti, atte a cagionare un fastidio fisico e psichico sull’esercizio delle normali attività umane, configurò un altro reato, entrambi a carico del rappresentante legale della I.DA.PRO. srl, Giuseppe Cavaliere.

Inevitabile il sequestro preventivo degli impianti dell’azienda la cui gestione fu affidata in amministrazione giudiziaria alla competente Asl Bat di Andria per tutelare la salute pubblica e degli animali e per garantire che l’attività di raccolta, trasporto e trasformazione dei SOA continuasse a svolgersi scongiurando eventuali rischi ambientali/sanitari derivanti dall’accumulo incontrollato di tale materiale.

Ma le indagini avrebbero appurato altre responsabilità a carico di un sodalizio dedito alla illecita produzione e immissione in commercio del grasso fuso per uso zootecnico detto “colato”, da cui deriva l’appellativo di “colatori”, nel gergo di settore, a quegli imprenditori dediti alla produzione di tale, tanto richiesta e altamente remunerativa, materia prima derivante dalla trasformazione degli scarti di originale animale.

Le relative lunghe e complesse indagini, durate circa tre anni, coordinate dal Pm Savasta, sono state condotte dal personale del Comando Stazione di Ruvo di Puglia del Corpo forestale dello Stato, coadiuvato da altro personale del Comando Provinciale di Lecce, tramite intercettazioni telefoniche, video-riprese, pedinamenti e acquisizioni documentali, ed hanno avuto epilogo, in data odierna, con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, nei confronti di ben 68 indagati.

Le indagini hanno svelato l’operato di un’organizzazione, diretta dagli amministratori, soci e dipendenti della I.DA.PRO. S.r.l. e della F.lli CAVALIERE S.r.l. entrambe di Andria, aziende leader nel Sud Italia per la raccolta, trasformazione dei sottoprodotti di origine animale e successiva commercializzazione delle materie prime derivanti, con un conseguente giro d’affari interamente illecito pari a circa 3 milioni e 300 mila euro nel periodo maggio – ottobre 2009.

L’ipotesi di reato contestata è quella di associazione per delinquere finalizzata al compimento di diversi reati fine che vanno dall’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, frode in commercio, truffa aggravata, emissione di fatture a fronte di operazioni inesistenti sino alla dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti, oltre al reato di omissione in atti d’ufficio a carico di numerosi veterinari ufficiali in servizio presso vari macelli che, reiteratamente, hanno permesso l’innesco delle condotte illecite.

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