Sequestro preventivo per il grano contaminato da ocratossina
Muta lo status giuridico del grano nocivo contaminato da ocratossina, proveniente dal Canada ed approdato a Bari il 23 settembre. Le 58.000 tonnellate intercettate, con un provvedimento firmato del gip del Tribunale di Trani, Michele Nardi, passano dal sequestro probatorio al sequestro preventivo.
Un atto che dà sostanziale continuità al sequestro probatorio disposto in via d’urgenza dal pm Antonio Savasta alla luce degli allarmanti risultati delle analisi eseguite dall’Ispettorato Repressione Frodi di Bari.
Con l’accusa di “commercio di sostanze alimentari nocive”, sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati della Procura di Trani. Si tratta dei legali rappresentati delle quattro aziende acquirenti del grano nocivo: l’Agriviesti srl di Altamura, la Candeal Commercio srl di Foggia, la Louys Dreyfus Italia spa di Ravenna, nonché dei tre coamministratori della Molino Casillo Francesco srl di Corato. Ma sembrerebbero inseriti nella lista degli indagati anche altre sei persone.
Secondo il provvedimento del gip, il grano destinato alla “commercializzazione e alla distribuzione per il consumo sul territorio nazionale con grave pericolo e nocumento alla salute pubblica. Il carico è costituito prevalentemente da grano di bassa qualità, dichiarata ai fini doganali come qualità media e, quindi, in maniera non conforme a legge. Il grano risulta acquistato per prezzi sensibilmente inferiore a quelli mediamente applicabili dai mercuriali nello stesso periodo ed in particolare con un risparmio di 20 euro a quintale sul prezzo commerciale adoperato per l’importazione extracomunitaria e la produzione nazionale“.
Particolare attenzione degli inquirenti è rivolta alle procedure doganali eseguite al porto di Bari in occasione dell’arrivo della nave “Loch Alyn”, e sulla cosiddetta certificazione Haccp (Hazard Analysis Critical Control Points), una sorta di autocertificazione di qualità del produttore e del venditore di generi alimentari affidata ad appositi laboratori, poi vagliata dalle competenti autorità sanitarie in occasione dei controlli nelle aziende.
“Ad aggravare la situazione – prosegue Nardi – va evidenziato che le parti hanno fatto uso di documentazione falsa attestante l’inesistenza di microtossine, altamente nocive per la salute umana ed animale. I certificati Haccp non risultano neppure effettuati, basandosi solo su false attestazioni utilizzate addirittura per giustificare e poi ottenere il primo dissequestro probatorio”.
In attesa dei risultati il sequestro dell’intera partita fu revocato, tra il dissequestro ed il secondo sequestro, parte del grano è stato comunque venduto ad altre aziende: Industria Agroalimentare Semolerie Giuseppe Sacco srl di Lucera, Molini Tandoi Pellegrino spa di Corato, Giannetta sas di Castelluccio dei Sauri (Fg), De Vita Industria Agroalimentare srl di Casalnuovo Monterotaro (Fg), subacquirenti dell’Agriviesti di Altamura, nonché Semolificio Loiudice snc e Cerealsud srl, entrambe di Altamura, subacquirenti dalla Louys Dreyfus Italia di Ravenna.
Il timore degli investigatori, e contestualmente dei consumatori, è che il grano subvenduto sia stato già trasformato in prodotti alimentari destinati al consumo.
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