Senè, cittadina del mondo

15 anni, originaria del Marocco e musulmana, ci ha raccontato la sua vita con una semplicità disarmante
Senè ha lunghi capelli scuri, occhi grandi accentuati dalla matita nera e il sorriso radioso dei 15 anni. È originaria di Casablanca, ma vive a Ruvo da quando è partita dal Marocco con la sua famiglia e di anni ne aveva solo due. È l’esempio vivente di come, in un momento di generale diffidenza nei confronti dello straniero, specie musulmano come lei, l’integrazione esista anche in un piccolo paese come il nostro, salvo piccoli incidenti di percorso.
«Mi sento italiana», dice decisa. E non potrebbe essere altrimenti per un’adolescente che si trucca, vive i primi amori, esce con gli amici, frequenta l’istituto alberghiero. Ma Senè è anche molto legata alle sue origini, alla sua cultura e alla sua religione, l’Islam, che mai cambierebbe con un’altra. «Io la amo, non sono stata obbligata a praticarla», afferma, spiegandoci che, pur parlando e comprendendo l’arabo, non lo sa leggere. Allora è sua mamma a prendere la copia del Corano che hanno in casa e a spiegargliela. «Ha versi molto belli, anche se difficili. Dice che chiunque uccide un uomo uccide l’umanità intera e chi ne salva uno salva tutta l’umanità». Chi quindi mette in atto gesti terroristici come quelli che hanno sconvolto Parigi ne dà un’interpretazione sbagliata «e noi siamo contro queste persone. Anche in Marocco sono molto allarmati e preoccupati per questa situazione. Qualche anno fa a Marrakech misero una bomba in un bar (nel 2011, ndr) e noi eravamo in città. Io ero piccola e non lo ricordo bene, ma c’era molta paura».
Nel suo paese d’origine Senè torna più o meno ogni anno a trovare i parenti. «Questo lo tolgo», dice indicando il piercing che ha al naso, «metto una maglietta più lunga, dei leggins meno attillati ma mi trucco lo stesso. Ci sono cose che qui posso fare e lì no, per esempio uscire da sola». Alle volte in Marocco le piace indossare il velo, che sua madre ha tolto al suo arrivo in Italia, pur rimanendo praticante. «Preghiamo cinque volte al giorno e facciamo il Ramadan», che lei trova faticoso ma non impossibile, come rispettare le regole sul cibo: niente alcool e niente carne di maiale. «Se c’è da rinunciare rinuncio, non lo mangio sennò poi mi sento in colpa!», ammette candidamente.
Nei rapporti con la piccola comunità musulmana ruvese «c’è massimo rispetto, alcune volte pranziamo insieme, rigorosamente uomini e donne in stanze separate». E se questa circostanza, insieme ad altre, «si potrebbe migliorare, ma non so se cambierà», insieme ai suoi coetanei Senè è a suo agio con tutti, ma ci svela una piccola preferenza. «Le mie prime cotte le ho avute per ragazzi del posto», ma ultimamente ne frequenta uno marocchino: «Mi trovo molto bene con lui, alcune volte se non ci viene in mente un termine in italiano lo diciamo in arabo per capirci!».
Essere a cavallo fra due culture e fra due visioni del mondo solo apparentemente diverse la rende aperta e ricettiva. «Fin dalla scuola elementare non ho mai praticato l’ora di religione, ma ne ero molto incuriosita. In fondo anche noi crediamo in Gesù, seppur come profeta». Apertura mentale che purtroppo non appartiene a coloro che, in questi anni e ancora adesso, scherzando ma forse non troppo, la fissano quando si parla di immigrazione o di Isis, o la apostrofano chiamandola “la marocchina” per strada. Salvo poi ricredersi e dire: «Pensavo fossi diversa…». A loro Senè risponde con la sua semplicità disarmante: «Sul mio passaporto c’è scritto cittadina europea, come sul vostro». Chapeau.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti