Sempre più cura verso le donne. Prende il volo il progetto “Fenice”

E’ stato presentato ieri mattina a Corato. A realizzarlo sarà il Centro antiviolenza "RiscoprirSi…"
E’ stato presentato ieri mattina a Corato il progetto “Fenice”, un programma che avrà una durata di 18 mesi con diverse azioni di prevenzione e contrasto alla violenza. A realizzarlo sarà il Centro antiviolenza “RiscoprirSi…”, già operativo nei tre comuni dell’ambito territoriale, tra cui Ruvo.
Le novità
Con i nuovi fondi stanziati dalla Regione per questo programma, si porteranno avanti alcune azioni specifiche: sarà aggiunta un’altra giornata in cui le donne potranno essere accolte nel Centro, inizieranno dei percorsi di formazione e sensibilizzazione nelle tre città, si consolideranno i rapporti con i servizi e gli enti che possono accogliere le donne dopo la denuncia della violenza.
La prospettiva della Regione Puglia
Giulia Sannolla, responsabile regionale del programma antiviolenza, con massima chiarezza ha messo in luce i piani dell’ente: «Vogliamo sostenere e valorizzare le attività dei centri antiviolenza: l’obiettivo finale è far venire meno la modalità dei progetti e rendere queste realtà dei presìdi stabili. Dalle donne e dai minori devono essere avvertiti come strutture “amiche” a cui potersi rivolgere sempre e senza il rischio dell’interruzione del servizio a causa della mancanza dei fondi». Le percentuali parlano chiaro. «In 15 centri della Puglia il 70% delle donne è arrivato in maniera spontanea. Più in generale il 60% delle vittime non ha indipendenza economica e è mamma di minori».
L’importanza del lavoro
Per Teresa Zaccaria, consigliera pari opportunità per la Regione Puglia, «bisogna incrementare le azioni che diano occupazione alle donne, stando sempre attenti anche a non sottovalutare il fenomeno della violenza sessuale nei luoghi di lavoro».
I partner del programma “Fenice”
Ad elencarli con particolare soddisfazione è Patrizia Lomuscio, presidente del Centro antiviolenza “RiscoprirSi…”: «L’Ambito territoriale, la Asl Ba, gli uffici della consigliera di parità e della garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia, l’associazione “Giraffa onlus”, la casa rifugio “Donne Libere” e la casa rifugio gestita dalla cooperativa sociale F. Aporti».
Sottolineata l’urgenza di «sostenere sempre più lo studio, anche fondato sui dati raccolti, del fenomeno “violenza di genere”», la Lomuscio ha messo in evidenza la necessità di «costante aggiornamento anche delle operatrici del Centro». «Siamo coinvolte in prima linea – ha concluso –, il nostro è un lavoro che si basa sulle relazioni e non possiamo pensare di rimanere sole e ferme alle competenze già acquisite. Noi per prime siamo sempre alla ricerca di nuove collaborazioni e relazioni con il territorio».
Quante donne si sono già avvicinate al Centro
«Da novembre ad oggi abbiamo già accolto 12 donne. Un numero importante», secondo la Lomuscio. Un dato che mette in luce anche le esigenze correlate: «Serve con urgenza che sia attiva e funzionale la rete dei servizi a cui indirizzare le persone che si rivolgono a noi, altrimenti il rischio è la loro ri-vittimizzazione».
Le “case rifugio”, un’altra opportunità per le vittime di violenza
«Sono i luoghi sicuri, i posti in cui stare al riparo dalla violenza e proteggere anche i propri figli. Servono “case rifugio” come la nostra in tutto il territorio – ha detto il rappresentante di “Donne Libere” – perché le donne devono poter essere allontanate dal loro contesto. Rappresentiamo un punto d’arrivo per i centri antiviolenza, ma la vera conclusione dovrebbe essere l’avvìo al lavoro».
Il commento di Elisabetta Altamura, assessore ai servizi sociali del Comune di Ruvo
«Queste nuove risorse aggiuntive rispetto al Piano Sociale di zona serviranno a far partire, da marzo, le attività nelle scuole. Per un tema di così grande attualità bisogna avere il coraggio di parlare a tutti, nei modi giusti. L’obiettivo più profondo è il cambio culturale».
Il commento di Adele Mintrone, assessore ai servizi sociali e alle pari opportunità del Comune di Corato
«Dobbiamo riuscire a dire chiaramente di essere inorriditi quando assistiamo o veniamo a conoscenza di storie di violenza». Il pensiero dell’assessore Mintrone si allarga anche verso il «fenomeno della tratta. Dobbiamo avere il coraggio di guardarlo in faccia, di ammettere che è vicino e legato al nostro territorio». E, guardando al futuro, azzarda: «Speriamo di poter arrivare un giorno anche ad avviare percorsi di recupero per l’uomo che usa violenza».
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