Scoppia il caso campo comunale

Elena Albanese

La richiesta di utilizzo, una cifra iniziale – seppur da listino – considerata esorbitante, la polemica che dilaga su facebook, le motivazioni dei gestori e la delibera di Giunta

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La richiesta di utilizzo del campo comunale, una cifra iniziale – seppur da listino – considerata esorbitante, il rifiuto e poi la polemica che dilaga – come sempre più spesso accade – su facebook piuttosto che essere affrontata nelle sedi competenti.

La vicenda contrappone l’Us Ruvese, che dall’estate scorsa – e per i prossimi 10 anni – ha preso in gestione il “Fausto Coppi” di via Volta, e l’asd Soccer Ruvo. Ma riguarda anche, in parte, l’amministrazione, trattandosi in ultima istanza di un bene pubblico.

La vicenda

Domenica 6 novembre, la Soccer Ruvo deve disputare un incontro casalingo nella “Categoria giovanissimi – anni 2002-2003”, valido per il Campionato provinciale della Lega nazionale dilettanti di calcio a 11. Chiede la disponibilità e il prezzo del campo alla Ruvese. 486 euro (circa 20 euro a ragazzo) è la prima proposta, considerata inaccettabile, tanto da scatenare le ire social, e non solo. «Gli spazi comunali che dovrebbero sostituire la vecchia “strada” per i ragazzi sono fatiscenti e mal gestiti dall’amministrazione locale», si sfoga Pasquale Lovino, un allenatore della società. «Per quelle poche strutture decenti ci si è inventati la formula della gestione a privati più o meno regolamentata dall’ente.

Ok, ci può stare, ma il fine dovrebbe essere quello di raggiungere il migliore risultato possibile nel rapporto tra la riduzione dei costi e la conservazione integra e/o migliorativa del bene, senza dimenticare la funzione primaria dello stesso, che è quella di essere un bene comune al servizio dei cittadini.

Diamo uno sguardo ai nostri paesi confinanti dove i campi costano da 20 a 60 euro a partita – prosegue il lungo post -, hanno una gestione comune degli spazi tra le varie società e a costi abbordabili. In giro le strutture private fanno pagare 3,50 euro a ragazzo. Sono pazze, quindi?

In particolare, per questo bene e per l’argomento di cui trattasi, al centro dei pensieri di un ente locale ci devono essere i nostri ragazzi (i nostri figli). Se l’ente locale trasforma l’unico bene comune in una struttura privata con costi altissimi, chi ne subisce le conseguenze non sono le società sportive ruvesi, ma sono proprio i ragazzi che per non sobbarcarsi di tanti soldini, non avendo lo sfogo della strada e imbottiti di tecnologia, se ne staranno in una stanza con le conseguenze che tutti conosciamo».

La risposta del gestore

«La tariffa inizialmente applicata – spiegano dalla società Ruvese -, ovvero 162 euro all’ora, è quella prevista da listino per gli incontri ufficiali Figc, com’era il caso in questione». Il listino era allegato al bando della presa in gestione ed effettivamente prevede un costo variabile tra i 60 e i 72 euro all’ora per le altre partite, con una scontistica del 50% da applicare per gli under 16. «Ma quando c’è di mezzo la Federazione – specificano – i parametri da rispettare obbligatoriamente sono molti e comportano un impegno notevole: i cancelli devono essere chiusi per tre ore (da cui il prezzo finale, ndr), bisogna predisporre gli spogliatoi con docce calde per giocatori e arbitro, un’infermeria, un custode all’ingresso e i varchi per l’ambulanza», solo per elencarne alcuni. Insomma, sono molte le differenze rispetto a una semplice partitella tra amici.

Ciononostante, anche i gestori convengono col fatto che quella attuale sia «una tabella da rivedere almeno per le squadre ruvesi» e, nel caso in questione, «ci siamo messi una mano sulla coscienza e abbiamo proposto l’uso del campo per quella circostanza a 150 euro. Ma la società non ha accettato, né ha fatto menzione di questa apertura nel suo post su facebook».

L’intervento dell’amministrazione

Al di là della querelle, il problema deve essere risolto a monte. Con delibera di giunta del 27 ottobre, pubblicata in albo pretorio lo scorso 10 novembre, l’amministrazione ha nel frattempo sancito che «l’utilizzo delle strutture sportive da parte di società che svolgano attività per la fascia giovanile con atleti fino ai 16 anni compiuti debba awenire con l’applicazione della tariffa oraria con abbattimento dell’importo del 50%».

Il fulcro della questione resta dunque la distinzione fra le gare dei campionati ufficiali e le altre partite. Se i prezzi delle prime dovessero però essere in qualche modo equiparati alle seconde «non riusciamo a garantire gli standard richiesti dalla Figc, ma a malapena gli spogliatoi senza acqua calda», dicono dalla Ruvese, che incassa tutti gli introiti ma si è impegnata nei prossimi 10 anni a lavori di miglioria per 250mila euro (impermeabilizzazione tribune, rifacimento bagni, allestimento reti parapalloni e torri faro) e ha già realizzato a sue spese rastrelliere per le bici e impianto d’allarme con videosorveglianza collegato alla Metronotte.

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