San Rocco, Amoruso: «L’unione, forse, è l’unica cosa da salvare»

Il laterale ci racconta un pò di sè, cosa è da salvare e cosa è da condannare del San Rocco. Nel frattempo si va a Caltanissetta, per cercare di conquistare la bella e tanto sperata salvezza
Dopo una sconfitta pesante quanto un macigno, la squadra, con un umore più demoralizzato del solito, si prepara alla trasferta in Sicilia, per giocare a Caltanissetta contro il Nissa.
Basterebbe una sola vittoria: in caso contrario si aprono pian piano sempre più le porte per la retrocessione in C1.
Questa settimana, prima della loro partenza, abbiamo ascoltato un altro elemento del San Rocco: il laterale Antonio Amoruso.
Questa non è la tua prima esperienza in serie B: quali differenze noti tra il San Rocco e le squadra in cui hai giocato precedentemente?
Forse qui c’è stata più necessità virtù, nel senso che comunque nell’ultimo periodo, essendo rimasti in pochi, dovevamo per forza darci una mossa a proseguire il campionato in serie B; nelle esperienze precedenti il gruppo a disposizione era più ampio, quindi l’allenatore aveva più possibilità di scelta. Questa è la differenza maggiore che ho potuto riscontrare.
Dopo la sconfitta con il Melito, qual è stata la prima cosa che avete pensato?
Non voglio più ritornare a casa sinceramente (ride). No, diciamo tanta amarezza. Trovare una parola per descrivere ciò è difficile: dire vergogna credo sia esagerato, però dovevamo metterci almeno l’orgoglio e non abbiamo messo neanche quello sinceramente.
Credi che il tuo futuro calcistico sia ancora nel San Rocco?
Sinceramente non so se il mio futuro sia ancora nel calcio, per motivi lavorativi. Nel caso dovessi continuare a giocare vorrei continuare con il San Rocco, ovviamente se loro sono d’accordo.
La vostra forte complicità pensi sia un motivo di forza o a volte può aver rappresentato un limite circa la vostra concentrazione?
Secondo forse è l’unica cosa da salvare: se non ci fosse stata questa unità, magari non saremmo rimasti neanche agli allenamenti. Non vedo nessun limite, perché forse con questa brutte prestazioni, il nostro rapporto si è ancora più intensificato.
Lo spirito con cui andate in Sicilia è lo stesso rispetto alla vostra prima trasferta?
Sicuramente no. Sono passati sei mesi, magari all’inizio c’era la consapevolezza di iniziare una esperienza nuova tutti insieme ed il gruppo era più folto. Adesso dobbiamo trovare gli stimoli giusti per prendere quei tre punti che possono essere decisivi per la salvezza.
Vediamo la tua capacità di autocritica: dicci un tuo pregio e un tuo difetto (ovviamente relativi al mondo del calcio).
Un mio pregio è forse la costanza che ho negli allenamenti, perché magari mi è capitato più volte di avere qualcuno che non credeva in me e poi si è ricreduto. Un difetto è forse la mia troppa emotività: se magari faccio un errore sono giù e ci ripenso molte volte prima di capire cosa poter fare in seguito per rimediare a quell’errore. Quindi ho bisogno di un aiuto morale sia dalla panchina che dai compagni
Attendiamo quindi ora buone notizie da Caltanissetta. Riuscirà il San Rocco a portare dalla bella Sicilia la così tanto sperata salvezza?
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