San Magno, un lembo di Murgia coratina da riscoprire

Qui, sulla radura adagiata a circa 480 metri sul livello del mare, con sguardo privilegiato sul gradino più alto dell’altopiano, si comincia a respirare aria di Alta Murgia, dagli odori inconfondibili e dai profumi inebrianti

Felice Miscioscia per Murgia a Pedali
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C’è un lembo di Murgia ricco di storia, frequentato sin da tempi molto antichi, preistorici addirittura. È la piana di San Magno, forse il toponimo più noto della Murgia coratina, che conserva gelosamente numerose tracce di questa storia ultramillenaria.

Qui, sulla radura adagiata a circa 480 metri sul livello del mare, con sguardo privilegiato sul gradino più alto dell’altopiano, si comincia a respirare aria di Alta Murgia, dagli odori inconfondibili e dai profumi inebrianti, che accarezzano l’olfatto già sulla strada che si inerpica, in maniera “diretta” e cruda, attraverso la famigerata erta di “Strazzacappiedde“, pregna di nostalgiche reminiscenze contadine e transumanti memorie legate al Tratturello Corato-Fontanadogna (che ricalcava a grandi linee il percorso dell’attuale Via San Magno – SP 19) , o tramite le sue varianti più selvagge e off-road di Cecibizzo e Cornacchiello, oppure più dolcemente, percorrendo la via di Torre Mascoli, poliedrica strada dai morbidi saliscendi e dai panorami stupendi per tutte le stagioni.

Pur correndo il rischio di distrarsi e di perdersi, metaforicamente, nei paesaggi sconfinati, una volta lì, bisogna saper districarsi per scovare la Necropoli preistorica, che con i suoi oltre 80 sepolcri a tumulo, risalenti al VII-VI secolo a.C., cerca di celarsi alla curiosa vista, mimetizzandosi nella steppica pietraia murgiana, quasi alla ricerca di ossequioso silenzio.

Senza entrare nel merito di discorsi di valorizzazione del sito, che lasciamo agli esperti, si prosegue addentrandosi per ammirare la Chiesetta di San Magno Martire (o San Mangone, com’era in origine), la cui esistenza è attestata per la prima volta in un documento ufficiale del 1128, tale “Donazione di San Magno“. La struttura fa capolino in un abbraccio di querce secolari, completato da una vecchia masseria riportante data 1818, e la sua apparenza semplice e sobria elude, in realtà, la sua singolare particolarità: trattasi, infatti, di chiesetta-neviera, stante la presenza, al di sotto del sopraelevato piano di calpestio della cappella, di neviera sotterranea, assolvendo dunque a sempre vive e manifeste esigenze religiose ma anche a bisogni pratici delle antiche popolazioni locali, la cui sapienza è altrettanto palesata nella “Pescara degli Antichi“, italianizzando, una grande cisterna in grado di raccogliere le acque della piana alluvionale e custodirle come bene prezioso in una terra sitibonda.

Pedalare, ma non solo, da queste parti è, come spesso capita in molte zone murgiane, un’immersione nell’identità storica e tradizionale del nostro territorio, di cui tanti conservano un ricordo, un collegamento, un antico legame familiare.

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