Salvatore Bernocco: «L’azione amministrativa non può prescindere dalla politica»

Salvatore Bernocco
Bernocco, dal 18 gennaio componente del coordinamento cittadino del Partito democratico, condivide una riflessione sulla recente nomina e sullo scenario politico locale, tra presente e futuro
Lo scorso 18 gennaio si è svolto il congresso cittadino del Partito democratico, durante il quale è stato confermato come segretario Ciccio Cecalupo ed è stato eletto il nuovo coordinamento locale formato da Federica Lamura, Francesca Visicchio, Gina Ciliberti, Delia Sparapano, Beppe Campanale, Alessandro Pellegrini, Biagio Ottombrini e Salvatore Bernocco.
Quest’ultimo condivide una riflessione sulla recente nomina e sullo scenario politico locale, tra presente e futuro.
A margine del congresso locale del Partito democratico – di Salvatore Bernocco
Lo scorso 18 gennaio si è tenuto il Congresso locale del PD, con la riconferma, all’unanimità, alla carica di segretario di Ciccio Cecalupo.
È stato eletto anche il Coordinamento locale, di cui mi onoro di far parte. Mi corre l’obbligo di ringraziare chi mi ha invitato a tornare alla politica attiva, dopo anni di lontananza e di quasi disimpegno, dovuto agli studi universitari e a un certo senso di sfiducia nella politica che si era impadronito di me, che pure iniziai a interessarmi alla politica nel lontano 1978, dopo la barbara uccisione di Aldo Moro. Allora ero diciassettenne, oggi ho 63 anni. Ho attraversato quasi cinquant’anni di vita politica locale. Negli anni Settanta e fino al collasso della DC, la politica era una passione che si abbeverava alle ideologie, le quali non sono un male in sé, ma un orientamento ideale e valoriale. Si sostiene che siano state cancellate, ma in realtà le distinzioni tra sinistra, centro e destra permangono e sono evidenti. Sono sempre stato moroteo, e tuttora mi definisco tale. Il pensiero di Moro è vivo e attuale. Per certi versi Moro era un filosofo della politica, un fine ragionatore delle questioni politiche del suo tempo. Il suo metodo di analisi e di approccio alle questioni politiche è tuttora valido, basato sul dialogo e sul confronto, sul rispetto dell’avversario e sull’ascolto della società e dei bisogni collettivi.
Il confronto, in particolare, potrebbe dividersi in tre fasi. Vi sono un prima, un durante e un poi. Il “prima” attiene al soggetto, il quale deve innanzitutto confrontarsi con sé stesso, avere le idee chiare, non essere in contraddizione con i propri convincimenti fondamentali. Attiene, in altre parole, alla coscienza individuale, ben superiore alla cosiddetta coerenza e all’allineamento irragionevole e supino alla linea ufficiale di un partito o peggio alla volontà dell’uomo solo che ha una concezione padronale e familistica di un partito. Questi partiti fatti su misura dei propri interessi non hanno lunga viva, prima o poi collassano. Non vi è nulla di definitivo e di eterno, e l’idea di perpetuarsi appartiene al mondo feudale, è un’idea medioevale. La cooptazione di soggetti assenzienti e proni non immette linfa vitale nelle vene di questi partiti. Essi perdono la visione d’insieme delle problematiche sociali proprio perché sono organismi chiusi, mentre la politica deve dialogare con la società, deve reclutare uomini e donne capaci di imprimere nuovi slanci e di avanzare nuove idee.
Un partito aperto alla partecipazione libera e consapevole è un presidio di libertà e di autentica democrazia. Il PD di Ruvo vuole incarnare questo tipo di partito plurale e aperto alla partecipazione, dove tutti abbiano diritto di esprimersi liberamente, anche di dissentire. Il dissenso dischiude al confronto, consente di andare più a fondo alle questioni, di reperire magari una sintesi comune e più soddisfacente. In questo senso, le differenti sensibilità presenti in un gruppo politico sono auspicabili e necessarie. Il PD ha varie anime: socialista, progressista, comunista, popolare, socialdemocratica. Queste sensibilità sono in feconda relazione tra loro perché accomunate da una nota comune: l’antifascismo, l’anti-populismo, la chiusura netta alle destre conservatrici e retrograde, l’anti-repubblichinismo. Esse devono continuare a esserlo se vogliono conferire unità al PD, il quale non appartiene a questo o a quello ma a tutti. Nessuna idea deve essere emarginata o irrisa; nessuna visione deve essere mortificata, ma trovare una sintesi con le altre sensibilità per giungere a una linea comune e ampiamente condivisa. Sono processi certamente non agevoli ma necessari, per cui la politica implica sempre un lavoro, una fatica, lo sforzo di non arrendersi dinanzi alle prime difficoltà e impedimenti. È necessario sempre andare oltre, ripensare il proprio pensiero, reso malleabile, consistente e più consapevole dal confronto con gli altri. Quindi, la prima fase del confronto avviene dentro di sé. La seconda fase consiste per l’appunto nel confronto con gli altri aderenti al partito, e di ciò ho già detto. La terza e ultima fase consiste nel confronto con le aggregazioni sociali, le associazioni, gruppi di cittadini portatori di un’idea di bene comune, lo stesso singolo cittadino. È la faseconclusiva del percorso virtuoso che poi consentirà di progettare e programmare l’azione amministrativa. La premessa consiste sempre in un dialogo aperto con le articolazioni sociali, nei tavoli di approfondimento, per poter impostare politiche che rispondano ai bisogni sociali. Il programma amministrativo da presentare agli elettori e alle elettrici non può risolversi in un bolo di idee suggestive ma difficilmente praticabili, l’idealismo deve farsi attualismo, cioè fatto concreto. Vendere fumo è fare pubblicità, ed è noto quanto essa sia ingannevole. Quindi parole vere alle quali devono corrispondere fatti veri, non fattoidi.
Questo processo può risultare utile al recupero di quella parte di elettorato che si astiene, il cui numero è in crescita. Una elezione qualsivoglia alla quale prenda parte il 50% dell’elettorato pone seri problemi circa l’effettiva rappresentanza democratica e il valore intrinseco del risultato. Di questa questione dovrebbero farsi carico tutti i partiti, in particolare quelli per i quali il massimo di partecipazione equivale a un massimo di democrazia rappresentativa, ad un ampliamento della sfera giuridica del diritto di scelta insito nel diritto-dovere di voto. Io mi pongo il problema dell’astensionismo da diverso tempo, perché il diritto di voto è una conquista di libertà che non può essere delegata a pochi custodi dell’ordine democratico, è la possibilità di esprimersi e di mettere in crisi sistemi tendenzialmente oligarchici, quelli che definisco “democrazie autoritarie”. In altri termini, gli eletti con percentuali elevate di astensionismo non sono del tutto legittimati e rappresentano solo spicchi di società, semmai indotti a votare da un certo interesse particolare che prevede finanche l’acquisto di pacchetti di voti. Ecco dunque che l’astensionismo dà una mano a fenomeni delittuosi, laddove un’ampia partecipazione al voto li contrasterebbe.
Il PD è per la difesa della Costituzione e contro ipotesi di storpiatura di essa. L’autonomia differenziata si risolve nei fatti in una cesura più profonda tra Nord e Sud e mette a rischio l’unità nazionale, postulando, ad esempio, diversi sistemi sanitari ed educativi a discapito delle regioni il cui PIL non è sufficiente a porre in essere politiche avanzate sui piani socio-sanitario ed educativo. I livelli di assistenza e le politiche educative devono essere uguali per tutti gli italiani, né è pensabile che un fondo perequativo, con i suoi tecnicismi e burocratismi, possa risolvere la problematica del divario tra Nord e Sud dell’Italia.
Per concludere questa riflessione a margine del Congresso del PD di Ruvo di Puglia, ritengo che vi siano tutte le carte in regola per un andamento sereno dell’azione amministrativa, la quale però non può prescindere dall’apporto politico. La politica, oltre a venir prima dell’economia (cosa che non è più con tutte le conseguenze del caso), viene prima anche dell’azione amministrativa, per cui un percorso lineare va compiuto con senso di responsabilità sia dalla parte politica sia da quella amministrativa. È vero che talvolta i ritmi del governo non sono quelli del partito, per cui è necessario decidere e agire celermente. Ma è altrettanto vero che la politica deve poter entrare nelle questioni più importanti e cruciali dell’azione amministrativa. È grazie alla parte politica, ai partiti, che l’amministrazione di centrosinistra governa la nostra città, quindi mai dimenticarsi del valore preminente e fondativo di essa, pena il rischio di uno sfrangiamento del quadro politico a vantaggio delle forze di opposizione.
Commenti
-
Caro salvatore. Hai sempre detto “morirò come sono vissuto, da democristiano”. Ora hai cambiato idea. Morirai da comunista. E di più comunista legato a questa amministrazione comunale super comunista. Non ti sembra di stare a commettere un errore madornale? E poi ti onori di appartenere ad un direttivo di un partito che tu dichiari pluralista. Ma se appena osi salutare questi signori prendi una querela. Nulla ti ha insegnato la fuoriuscita dai comunisti ruvesi del loro ex capogruppo consiliare? Non si riesce neanche con le manifestazioni a poter ragionare con costoro (vedi il caso via Alberto mario).Rifletti. Sei ancora in tempo.
-
Resto sempre moroteo e morirò moroteo, e di certo Moro non era di destra. Comunisti non ne vedo, francamente, mentre osservo rigurgiti neofascisti. E poi per morire c’è sempre tempo. La mia ora non è giunta. Quando arriverà, lo apprenderà dai manifesti.
-
Caro Salvatore non servono i manifesti funebri per giustificare il decesso di una persona perché la morte ,è sempre una brutta cosa che non si augura mai a nessuno.Quello che invece muore è l’ anima delle nostre idee che a costo di tutto e tutti ,deve essere sempre la stessa. Quando si vuole mantenere in vita un’ ideale bisogna sempre perseverare e mai abbandonare la propria bandiera di identità.Moro non era un comunista ma un centrista che dava fastidio alla sinistra per i suoi ideali ed ecco perché le brigate rosse ne hanno decretato il suo martirio.Ora mi sembra proprio illogico schierarsi con la sinistra e soprattutto con questa amministrazione comunale che certamente ha poco di democratico .Dici di vedere ovunque “fascisti”ma ,certamente è una parola per confondere chi deve giudicare quando non si hanno argomenti validi per giustificare il cambio di casacca.Auguri e ricordati che il tempo è galantuomo.Saluti.
-
La morte di Moro fu determinata dai cosiddetti comunisti o da altri? Si leggano due testi di Cucchiarelli, Morte di un Presidente e L’ultima notte di Aldo Moro. Le mie idee non sono morte, anzi godono di ottima salute? La coerenza? Dov’è la D.C.? Finita nel 1994. Moro era di centro-sinistra, non era di destra, né mai avrebbe aperto al MSI o alle destre. Coerenza? Prima della cperenza viene la propria coscienza, e la mia coscienza è nitida e non devo dare conto a nessuno delle mie scelte, specialmente a chi si nasconde dietro nomi di fantasia, il quale dimostra ogni ragionevole dubbio di temere il confronto e di esporsi. Siate uomini e non caporali.
-
P.S. Cambi di casacca? A destra avete esempi plecari di trasformisti che farebbero impallidire Giolitti.
-
Caro Salvatore penso che ,come al solito vuoi fare prevalere le tue motivazioni anche quando chiaramente si vede che sei in errore.Il nome di chi scrive non serve a niente sono le idee democratiche esposte che servono.Ora ancora una volta ti rifugi nella parola destra ma sappi che chi ti scrive è sempre stato di centro ovvero della vecchia D.C. di cui ora tu rinneghia i valori andando completamente a sinistra ed addirittura chiedendoti dove è finita la D.C ? Di più poi ,dici che è finita nel 1994 per cui quando dici di essere moroteo e di morire da moroteo penso che non racconti la cosa per il verso giusto perché anche se è morto Moro i valori è l’ appartenenza resta sempre a costo di tutti e tutti..A proposito alle votazioni precedenti se non sbaglio ti sei schierato apertamente con il sindaco chieco sotto il simbolo della D.C. come mai ora dici che la D .C. non esiste più dal 1994? Mistero , a te l’ardua prova per giustificare ciò.Saluti e buona giornata.








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti