Ruvo romana “nobile e distrutta”, tracce di un imperatore ragazzino

Con Angelo Tedone si prosegue nel viaggio tra le testimonianze di pietra che raccontano la storia di Ruvo di Puglia

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Dopo il focus sull’edicola votiva della Madonna della Pietà e la descrizione di via Modesti, con Angelo Tedone, cultore di storia e lingua locali, insignito, di recente, del titolo di cavaliere al merito della Repubblica italiana, si prosegue nel viaggio tra le testimonianze di pietra che raccontano la storia di Ruvo.

«Una storia carente purtroppo – sottolinea Tedone – delle vicende che hanno interessato l’epoca romana nonostante la considerazione riservatagli al pari della precedente epoca peucezia. L’importanza del municipium romano. nonostante abusivi scavi in cerca di tesori peucezi ed etruschi, emerge comunque grazie al rinvenimento di preziose fonti epigrafi, di resti di domus romane e di una terma».

Ruvo in epoca romana “nobile e distrutta” – Testimonianze di “pietre che parlano” – di Angelo Tedone

In piazza Menotti Garibaldi, lungo il percorso urbano dell’antica via Minucia poi Traiana, ai piedi della torre del pubblico orologio fu murata una epigrafe con dedica in versi latini, rinvenuta nel 1793 e risalente all’epoca romana, da cui emerge l’importanza di una civitas strategica, agiata proveniente da una florida civiltà peucezia. Potrebbe essere il punto di partenza di quanti (cittadini, studiosi, turisti) vogliono conoscere la storia di quella Rubi romana che continuò ad essere crocevia di diverse civiltà ricevendo benefici imperiali.

Tale iscrizione ci riporta infatti al 238 d.C. quando Ruvo era popolata da un ceto libertino con l’istituzione del Collegio degli Augustali che dopo essere stato una casta sacerdotale divenne carica di dignià municipale nelle città più ragguardevoli.

Insieme ai Decurioni presiedeva all’andamento della città con un particolare culto all’imperatore Gordiano III tanto da dedicargli una statua nei pressi del foro (largo Annunziata) testimoniata dal rinvenimento di un alluce in bronzo e dell’ epigrafe citata posta sul piedistallo  che  riportava i seguenti versi: All’imperatore Cesare Marco Antonino Gordiano Pio / felice augusto pontefice massimo / tribunigia  potestate / console proconsole / i decurioni e gli augustali / a spese comuni.

Gordiano III fu eletto quindi imperatore nel 238 d.C. all’età di 13 anni regnando fino all’età di 19 anni, con la guida di Timositeo, conservando il trono di suo nonno e suo padre uccisi in guerra. Rese più agevole la condizione delle classi umili favorendone l’emancipazione, elevando il ruolo della donna che per la prima volta fu definita “compagna dell’uomo nelle cose divine e umane”.

Con l’ausilio di reggenti, Gordiano fu il simbolo dell’unità dell’impero riscuotendo sostegno dal popolo che lo elevò al rango di Augustus. Di bello aspetto fu definito “figliolo e nostra delizia” e in suo onore furono organizzate gare sceniche e ginniche. Riportò molte vittorie fino a quando fu raggirato dal prefetto del pretorio che fece accampare il suo esercito in terreni aridi, approfittando dell’innocenza di Gordiano e attaccandolo dopo essersi procacciato il favore dei soldati, ponendo fine a sei anni di regno. Fu quindi assassinato e spogliato delle insegne imperiali.

La storia romana di Rubi è testimoniata anche da siti ed epigrafi risalenti alla metà del I° secolo a.C. che parlano di Ruvo come città socia di Roma molte delle quali salvate casualmente dagli interessi soprattutto economici che nelle prime decadi dell’800  resero la città un cantiere di scavi alla ricerca di tesori peucezi ed etruschi.

Purtroppo  pur di arrivare alla scoperta delle tombe peucezie i picconi furono affondati ad una  profondità tale da distruggere testimonianze di epoca romana. Il riferimento è a lapidi di pietra alcune delle quali leggibili, ritenute allora di scarso valore ma che si sono rilevate un prezioso collante tra le due diverse epoche colmando un vuoto storico unitamente ai resti di pavimenti a mosaico rinvenuti sotto la  Cattedrale (resti di domus romane) e all’impianto termale (oggi grotta di san Cleto) siti allo stesso livello pavimentale.

La documentazione relativa alla Rubi romana è quindi oggi testimoniata da epigrafi abbandonate in case di campagna perché non ritenute di grande valore – fatta eccezione per quella dedicata a Gordiano III – comprendenti 20 iscrizioni (due onorarie e 18 sepolcrali). Alcune sono depositate nel Museo Jatta, le rimanenti sono allocate sulla Torre dell’orologio, a palazzo Caputi, palazzo Giovene a Molfetta e nel seminario regionale di Molfetta.

                                                                                    

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