Ruvo punta all’Archeologia e ai suoi “tesori” nascosti

Lorenzo Pisani

Vito Ottombrini: "Dispiace aver perduto questi pezzi nei secoli, oggi il progetto “Rubi Antiqua” è una possibilità di riscatto.

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L’oro di argilla nel sottosuolo di Puglia. Anzi, di Peucezia, come veniva chiamata nell’antichità la Terra di Bari, prima che arrivassero i Romani col loro giogo.

Nel Settecento e Ottocento Ruvo di Puglia fu al centro di un caso senza precedenti. Centinaia e centinaia di vasi e corredi funerari presero ad affiorare dal sottosuolo, e contestualmente ad affollare le vetrine dei collezionisti locali. Ricche famiglie di possidenti, Jatta, Caputi, Jurilli, Lojodice e La gioia, garanti della storia dei loro avi. Altri manufatti presero le vie di Napoli, capitale del regno, e della Francia, e oggi fanno bella mostra nei musei d’Oltralpe.

Rimettere insieme quel patrimonio, riannodare un filo spezzato secoli or sono. Questo l’intento di Rubi Antiqua, progetto italo-francese finanziato dalla Municipalità di Parigi e dalla Regione Puglia, e coordinato dalla barese Daniela Ventrelli, archeologa del dipartimento parigino Anhima.

Uno studio senza precedenti, come illustrato al Castello Svevo e a Ruvo in sala consiliare.

Lo studio partirà dalla storia del sito archeologico e si svilupperà in tre direzioni: un archivio on-line per gli esperti, un documentario e una mostra, che sarà ospitata nella capitale francese.

I reperti provenienti dagli scavi spesso sono catalogati nei musei europei alla voce “Italia meridionale”. Un po’ troppo generico: lo studio servirà anche a ricondurli alla loro origine rubastina. Millenni dopo, di quella bellezza resta l’orgoglio, accompagnata al senso di perdita di un patrimonio sparso per il continente.

Un conflitto di sentimenti ricomposto, però, da quella “bellezza universale” evocata dal sindaco di Ruvo, Vito Ottombrini: «Dispiace aver perduto questi pezzi nei secoli, ma questo progetto è una possibilità di riscatto per le leggerezze di tanto tempo fa».

Il primo cittadino ha offerto palazzi e spazi per la tappa italiana della mostra che sarà; e lo ha fatto anche la Soprintendenza. Si troverà un accordo, in nome di un territorio che tanto ha dato alla storia, anche se oggi l’ha dimenticato.
 

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