Ruvo marcia per la legalità

La Redazione

​Amministrazione e studenti hanno ricordato Antonio Lorusso. Tra loro, anche i ragazzi dell’itet “Tannoia”, che stanno seguendo un percorso didattico sull’evoluzione storica del fenomeno mafioso​

0 commenta

Nonostante le condizioni meteorologiche proibitive, erano davvero tanti i ruvesi ieri alla Marcia organizzata da Libera a Foggia in occasione della XXIII edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia.

C’erano il sindaco Pasquale Chieco in fascia tricolore, la sua vice Monica Montaruli e una rappresentanza dell’Amministrazione comunale, ma c’erano soprattutto gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado: un centinaio provenienti dal liceo “Tedone” (che nel pomeriggio hanno partecipato nella sede dell’Università ai seminari di approfondimento sul tema); 12 alunni di terza media della “Cotugno-Carducci-Giovanni XXIII”, accompagnati dalla professoressa Loiacono e dal professor Sparapano, oltre ai ragazzi del Ciofs. Tutti incarnazione di quella gioventù meravigliosa, purché dotata di figure di riferimento, di cui ha parlato don Luigi Ciotti nel discorso conclusivo della manifestazione.

Sotto la pioggia battente e il freddo pungente, Ruvo di Puglia ha sfilato nel nome del concittadino Antonio Lorusso, agente di Polizia penitenziaria assassinato nel 1971 a Palermo insieme al magistrato Piero Scaglione, a cui recentemente il capoluogo siciliano ha intitolato il suo penitenziario.

C’erano anche gli studenti della 2a B e della 4a C/SIA della sede di Ruvo di Puglia dell’itet “Tannoia”. Guidati dalle loro docenti lungo un percorso didattico che li ha portati a riflettere su come non possa esserci libertà senza legalità, per dirla con le parole dell’illustre giurista Pietro Calamandrei, hanno voluto urlare un gigantesco “no” a ogni forma di corruzione e intimidazione mafiosa che sottrae loro il futuro. La partecipazione di una folta delegazione dell’istituto a questo importante evento si inscrive dunque in un complesso e articolato progetto che gli alunni stanno conducendo dall’inizio dell’anno scolastico, guidati nell’analisi dell’evoluzione storica del fenomeno mafioso, dalla mafia contadina a quella che controllava gli appalti e il traffico di droga, fino ad arrivare ai business più recenti dell’ecomafia, dell’agromafia e della corruzione politica.

Un excursus che ha permesso ai giovani di cogliere lo stretto legame esistente tra sviluppo economico del Paese e rispetto della legalità. Il loro percorso di conoscenza li ha indotti a individuare nell’ambito della Carta Costituzionale, di cui ricorre quest’anno il 70° anniversario, alcuni dei diritti che risultano più compromessi e negati dalla criminalità mafiosa, quali la libertà d’impresa, il giusto salario, la pari dignità, l’uguaglianza e il diritto all’ambiente. Non è stato perciò difficile per loro comprendere appieno il senso delle parole conclusive di don Ciotti: «Perché la mafia ha la sua grandezza fuori da sé, e solo una società civile ignorante, indifferente e poco coesa la rende forte».

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!