“Ruvo in movimento”, lo stato dell’arte

La Redazione

Già volano gli stracci tra le due correnti della giovane lista civica, che ne rivendicano l'ufficialità

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Mai nome fu più azzeccato. “Ruvo in movimento” è una giovane realtà politica cittadina che, dalla sua seppur recente formazione, non è mai stata ferma. Sicuramente ne sentiremo ancora parlare con l’approssimarsi delle Comunali e della conseguente campagna elettorale, già partita in quarta con le sue bagarre e i suoi immancabili screzi.

Istituita lo scorso ottobre, R.i.m. ha  un presidente, l’ingegner Salvatore Barile, un vicepresidente, l’architetto Umberto Affatato, un segretario, Rocco Castagna e un coordinatore, Mario Albrizio. «Da oggi si cambia davvero», dice il manifesto programmatico con cui si presenta alla città. Il mese successivo si allea nella formazione politica “Uniti per Ruvo”, composta da tre partiti e altrettante liste civiche, il cui portavoce, l’ex preside Biagio Pellegrini, è esponente proprio del movimento in questione.

Il 7 gennaio, dopo un articolato e cadenzato percorso, i rappresentanti della coalizione si riuniscono e decretano il loro candidato sindaco, l’avvocato 37enne Mariatiziana Rutigliani, rappresentante di “Cittadini per Ruvo di Puglia”.

Ed è qui che iniziano i guai. Una corrente di Ruvo in movimento, guidata da Mario Albrizio, disconosce subito la scelta, definendo «una farsa» l’incontro che l’ha sancita, accusando un’ala del suo stesso partito di averla portata avanti «surrettiziamente e clandestinamente sempre per vie sotterranee e sfuggendo al confronto aperto e trasparente», infine rivendicando il suo ruolo fondamentale all’interno di Rim. A conferma delle sue parole, manda alle redazioni, noi compresi, il testo integrale della nomina interna a «coordinatore della coalizione a formarsi tra liste aderenti», datato 18 settembre, la cui firma, insieme a quella del Presidente, è «obbligatoria per certificare ogni alleanza».

Se le parole però mantengono il loro significato ci si chiede se, siglata l’appartenenza alla coalizione – e ci sembra che neanche il diretto interessato abbia mai smentito questa circostanza -, non se ne avalli conseguentemente la designazione di un candidato. Secondo una certa corrente di pensiero no. È di lunedì scorso infatti un nuovo documento a firma di sette appartenenti a Rim – tra cui il portavoce di “Uniti per Ruvo” Biagio Pellegrini – capeggiati, manco a dirlo, da Albrizio. Si definiscono “Comitato etico”, «componente valoriale» autocostituitasi il 14 gennaio, e annunciano lo «scioglimento dell’associazione di supporto a Ruvo in movimento», formata secondo loro da un gruppo «segnato da esperienze politiche precedenti» e reo di aver intrapreso «un’azione di logoramento esattamente contraria agli interessi unitari e statutari».

Così, come quando si separa una band famosa e ci si dà battaglia in tribunale per la paternità delle canzoni, chiedono a gran voce ai vertici del partito, Presidente e Vicepresidente in primis, la «restituzione ai legittimi proprietari intellettuali di nome, simbolo e documento costitutivo», la cui appartenenza «è in capo agli autori, né mai è stata ceduta a chicchessia».

Barile e Affatato, forse aspettandosi lo strappo, agiscono quasi in contemporanea, riunendo lo stesso giorno in assemblea la restante parte del movimento, la quale «all’unanimità» decreta l’espulsione del suo coordinatore. «Non ha ottemperato alle disposizioni dello statuto e dei relativi regolamenti, nonchè alle deliberazioni prese dagli organi sociali competenti; ha danneggiato materialmente e moralmente l’associazione; senza giustificato motivo non ha adempiuto puntualmente agli obblighi assunti a qualsiasi titolo verso l’associazione; svolge attività in contrasto o concorrente», sono le pesanti accuse. A margine, confermano la loro appartenenza alla coalizione “Uniti per Ruvo” e il totale appoggio alla candidata designata, rimarcando che sull’argomento «non seguiranno ulteriori comunicazioni, non intendendosi innescare sterile polemica».

Non è dello stesso avviso Albrizio, la cui risposta invece non tarda ad arrivare. Dal suo punto di vista, ritiene improbabile essere cacciato «da un’associazione disciolta», della quale riconosce solo «fantasmi residuali». Ironico aggiunge: «Da tempo non ridevo così», ma poi minaccia di adire le vie legali: «Le farneticazioni non mi interessano.  Andranno solo ad arricchire il dossier per il magistrato».

Questo al momento lo stato dell’arte. Chi sia il detentore della verità e chi si stia in qualche modo ammutinando ancora non ci è dato di sapere. Staremo a vedere le prossime mosse dei contendenti, sperando di venirne presto a capo. Intanto è ancora gennaio e già volano gli stracci. Sarà una lunga e complicata campagna elettorale.

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