Rita, ovvero l’importanza del «verbo donare»

Dopo Silvia e Rossella, ancora una testimonianza di una volontaria che quotidianamente e silenziosamente si spende per gli altri: «Ogni attimo trascorso ho pensato di aver fatto la scelta giusta»
La Giornata nazionale del Dono si è celebrata lo scorso 4 ottobre, ma ci ha ricordato che ogni giorno è utile, se non necessario, regalare una parte di sé – tempo, competenze, disponibilità – a chi ne ha bisogno.
Ed è per questo che noi di RuvoLive.it abbiamo deciso, dopo quella di Silvia e Rossella, di raccogliere altre testimonianze di volontari che quotidianamente e silenziosamente si spendono per gli altri.
Oggi è la volta di Rita Di Modugno, 22enne ruvese. Nella vita lavora part-time come responsabile del’ufficio estero e studia Lingue e Culture del turismo all’Università degli Studi di Bari.
È sempre stata vicina al mondo del volontariato, perché «è la libera dedizione del proprio tempo e delle proprie risorse al servizio di chi, se lasciato solo, non sarebbe in grado di riuscire nella vita – dice -. È una grande testimonianza di solidarietà umana e massima espressione del bene comune quale fondamentale principio del vivere sociale».
Lei ha cominciato svolgendo diverse attività nella sua parrocchia di appartenenza. «Solo due anni fa, però, tramite una mia amica, ho sentito parlare di Vides – racconta -, un’associazione di volontariato giovanile, voluta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e promossa dal Centro italiano opere femminili salesiane (Ciofs), per la promozione della donna, per interventi educativi in favore di bambini e ragazzi svantaggiati e per la cooperazione nei Paesi in via di sviluppo.
Vides offre varie opportunità di volontariato in Italia e nel mondo, tra cui il Servizio civile nazionale, rivolto ai giovani dai 18 ai 28 anni, nell’ambito di specifici progetti. Promuove competenze, educa all’ascolto, esprime potenzialità, apre al mondo del lavoro e fa trovare nuovi amici. Insomma, pone le basi per una società attenta e desta, in cui c’è posto per tutti. Così ho deciso di presentare domanda all’Istituto Sacro Cuore del mio paese. Qui ho prestato servizio per 12 mesi, cinque ore al giorno dal lunedì al sabato, occupandomi del doposcuola, dell’oratorio e di altro ancora.
Per descrivere la sua esperienza «ci vorrebbero mesi e mesi», ma «la prima cosa che ho capito è che il volontariato si rifà a un solo verbo, il verbo donare. È solo il dono il principale fondamento del volontariato; il dono, come reciprocità che crea legame sociale e relazioni tra le persone; il dono, che è cosa diversa dalla gratuità. È questo il compito principale del volontariato, la sua mission, la sua funzione più importante: l’educazione al dono.
È per questo che sono diventata una volontaria: per amore del prossimo, per amore del mondo o forse anche per amore di me stessa, per uscire dall’isolamento e potermi confrontare con l’altro, con il diverso. Sono diventata volontaria per tutto questo, ma soprattutto per l’amore che ho riscoperto nell’umile gesto del donare.
Ed è qualcosa di incredibile: sono venuta per “dare” e mi ritrovo colma d’amore. Ho scoperto ogni giorno, negli occhi dei ragazzi, quanto non importi l’entità della sofferenza, delle difficoltà, dei drammi che si conservano nel cuore. Col passare del tempo notavo sempre più che ogni bambino aveva la sua storia da raccontare, fatta di gioie, ma spesso anche di difficoltà.
Ogni attimo trascorso ho pensato di aver fatto la scelta giusta, perché tornavo a casa sempre colma di gioia per tutto ciò che imparavo giorno dopo giorno».
Naturalmente, in questo anno, non è stato tutto rose e fiori. «È ovvio che ci sono stati anche momenti difficili, in cui non sapevo come rapportarmi rispetto a situazioni critiche. Ho provato sentimenti, che ritengo umani e giusti, di insoddisfazione e di stanchezza, ma ho sempre cercato di tenere fermo il mio obiettivo: far capire che l’educatore ci sarà sempre, nonostante tutto.
Sono legata ormai a ciascuno dei ragazzi, così come sono affezionata al luogo e alle persone che mi hanno ospitata». Per loro ha una solo parola: «Grazie, perché mi hanno fatto sentire come un dono prezioso nella loro comunità; ormai “siamo famiglia” e lo saremo sempre».
E a chi, giovane come lei, magari titubante nella scelta di buttarsi o meno in un’avventura di volontariato, Rita dice: «Non perdere altro tempo! Ne basta veramente poco, anche solo un paio d’ore, e quello che ti lascia il volontariato è soddisfazione, allegria, conoscenza, cultura».
Lei per esempio, anche dopo la fine del Servizio civile, «continuo tutt’ora con il volontariato, perché quando entra nel tuo cuore non va più via».
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