Ristoratori e occupazione del suolo pubblico. Regna il caos

Qual è il regolamento per l’occupazione del suolo pubblico? Chi puo e chi non può? E soprattutto perchè?
E’ giunta l’estate e si presuppone che sia questo il periodo in cui i ristoratori abbiano i loro maggiori proventi. Si presuppone perchè di fatto così non è. Non tutti lavorano alla stessa maniera. Non tutti hanno le stesse opportunità.
Come molte cose in questo paese, anche la questione bar/ pub/ pizzerie è lasciata in mano al caso. E’ da un po’ di anni (2005) che vediamo fiorire strutture più o meno mobili di fronte ai bar e ai pub della nostra città. C’è chi si limita all’occupazione di suolo pubblico con qualche tavolino delimitato da vasi c’è chi ha investito in strutture ben più solide che in realtà restano in situ 12 mesi l’anno.
In teoria si permette ai ristoratori di occupare lo spazio pubblico perchè si presuppone che la clientela che dovrebbe risiedere all’interno di un locale andrà in estate a sedersi all’esterno. Questa non è una cosa semplice, decisa un giorno a caso da quattro politicanti. Ci sono delle regole ben precise, che si basano su leggi regionali e sull’agibilità d’uso che viene dato dall’ufficio igiene. Quindi vige un regolamento ben preciso e funzionale che a Ruvo è diventato un regolamento vago e inefficiente.
Si nota, poi, come la maggior parte dei locali di ristorazione risiedono nella zona A e A1 di Ruvo, ovvero nel centro antico e nell’anello di interesse storico che circonda i corsi perimetrali. E su queste zone chi ha l’ultima parola è la Sovrintendenza. . Il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 art.52 recita cosi: “I Comuni, sotto indicazione della Sovrintendenza, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico, ambientale nelle quali vietare i sottoporre a condizioni particolari l’esercizio del commercio”
Cosa succede ai ristoratori? Da dove nasce il malcontento generale? A Ruvo manca un regolamento preciso sull’occupazione del suolo pubblico, e manca un organo di controllo. Per chi nel 2009 aveva chiesto il permesso di occupare il suolo pubblico durante i mesi estivi c’è stata una proroga per il 2010. Ma per quei locali che sono nati dopo l’estate 2009 non c’è nessun regolamento e i proprietari dei bar si sono sentiti dire dai vari dirigenti che si devono rivolgere direttamente alla Sovrintendenza.
Saltando il passaggio Comune possiamo ben immaginare quanti e quali disagi possono incontrare i nuovi commercianti. Questa disparità di trattamento sta facendo infuriare gli appartenenti alla categoria. E così è possibile vedere sullo stesso pezzo di marciapiede tre attività con tre diverse strutture: il gazebo fisso con tanto di condizionatore all’interno, un ristorante che posiziona i tavoli prima di cena e li rimuove dopo aver finito di lavorare, e chi di tavolini ce ne ha giusto un paio, perchè pur di lavorare rischia di prendere salatissime e ingiustificate multe.
Volendo guardare poi, il panorama dei ristoratori in toto ci sono quelli che lavorano nei pressi della Pineta. Penalizzati da una zona non più frequentata sono quelli che subiscono maggiormente questa crisi economica. Cosa che a quanto pare non verrà risolta con la prossima(?) apertura della Pineta Comunale. Si vocifera che non ci siano bagni nella Pineta Comunale. Questo significa che tutti coloro che hanno le attività a ridosso della Pineta vedranno i propri esercizi commerciali trasformarsi in bagni pubblici. In toto i ristoratori alzano la voce: la Pineta non va aperta a queste condizioni. La Pineta comunale è pronta ma dal Comune sono partite le richieste dei permessi per l’allacciamento alla fogna solo poche settimane fa…
E’ chiaro che non si può più lasciar la situazione ingestita. Si rischia una guerra tra vicini (e aimè tra vicini poveri!). Tra chi ha ottenuto le deroghe e chi non ha una parvenza di permesso. I ristoratori vogliono una legge che valga per tutti.
Ma il sentore è che sia meglio lasciare le cose come sono: chiudere un occhio su ciò che non va è meglio che far applicare la legge alla lettera. Tutte le strutture fisse andrebbero smantellate perchè poco conformi alle dure leggi della Sovrintendenza. I soldi investiti in esse, sarebbero letteralmente buttati via. Andrebbero contenuti i tavolini fuori dagli esercizi commerciali, poichè lo spazio esterno non può essere maggiore dei metri quadri interni. Gli scarsi guadagni diverebbero ancora più scarsi e la responsabilità del tutto ricadrebbe su chi ha esercitato la legge e non su chi ha permesso che tutto questo accadesse…
Un gran caos quindi, e in attesa di disposizioni dall’alto, ognuno pensa a coltivare, il più possibile, il proprio orticello…
Commenti
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Cara Grazia Ippedico ti faccio una semplice domanda: tu da amministratore cosa faresti?
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ormai ruvo e alla “frutta”. basta dire che ho fatto richiesta per una documentazione per i miei figli per un viaggio a lourdes. nn mi dilungo,dico solo che un funzionario del nostro comune ha chiesto a me come si fa’ tale documentazione e di informalo,quando avro’ finito,di come si svolge il tutto cosi’ da poter imformare i cittadini ruvesi. che dire? quello che disse il grande eduardo de filippo nel film L’ORO DI NAPOLI:”duca alfonso MARIA di santagata dei fornari: PPPPRRRRRRRRRRRRRRRRRR
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tutto quello che è pubblico a ruvo non funziona! sindaco amministrazione e dirigenti comunali vergognatevi! basta con le parole: tutti i cittadini denuncino la gravità delle varie situazioni presenti nel paese alle autorità competenti!
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Lasciateli lavorare, alla fine quel suolo a qualcuno lo pagano 🙂
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per non parlare della grande famiglia dei fruttivendoli…13mesi all’anno
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mo speriamo che non le facciano rimuovere quelle strutture che è vero che occupano suolo pubblico, ma sono di aiuto all’economia delle attività e di riflesso a quella del paese. anche perchè se non viene occupato dai bar…quel suolo pubblico chi lo occupa? quattro o cinque sfaccendati alcolizzati che orbitano 24h al giorno in quei luoghi! almeno i gestori lo tengono pulito e ordinato…
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ruvo di puglia? un caos, una confusione totale a partire dal Sindaco e dai dirigenti ben pagati non in grado di trovare giuste soluzioni per l’interesse del paese, mi spiace dirlo sindaco stragapede il suo mandato va verso un fallimento, . a ruvo il commercio muore perchè le istituzioni non incoraggiano coloro che vogliono investire e rischiare, qualche operatore commerciale ha chiuso a ruvo con tanta disperazione andando a corato dove ha trovato un istituzione “attenta”. sindaco medita,
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e poi mi vengono a dire che debbo ringraziare qualcuno che ci da una pineta nuova,intanto i piccoli con le famiglie aspettano.
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Giusto sollevare questo problema!
Lo stesso deve valere anche per fruttivendoli e annessi che trasformano in mercato il nostro centro storico e i corsi
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Completamente byepassato il punto di vista del cittadino che sempre più vede occuparsi marciapiedi e strade costretti a fare gincane che si vada a piedi o in auto . Meglio non prendere in considerazione il caso in cui venga in mente di parcheggiare!
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I ristoratori? Ma vogliamo scherzare? ….e le decine di fruttivendoli (fornitori riservati dei loro “controllori”) che invadono da SEMPRE ettari di suolo? Di quelli non si DEVE parlare? Omerta’ sull’argomento? E’ bello parlarne sempre fra noi assidui frequentatori del sito ma una parolina da parte della Pubblica Amministrazione mi aiuterebbe a convincermi che non vivo a Bengodi.
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Il problema è semplicemente uno e solo uno… Sia nei piccoli centri, nei paesi, nelle città, in Italia… TROPPE, TROPPE, TROPPE, MA PROPRIO TROPPE MENTI PENSANTI ed anche INCOMPETENTI. Organizziamoci… Tutti a casa!! Dal primo all’ultimo!








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