Rispetto istituzionale, le scuse non bastano. La riflessione del coordinatore de la “Lista Insieme”

«I chiassosi luoghi istituzionali, della politica e della vita amministrativa, non sono mai riusciti a frenare l’impeto di chi rivendica, l’irruenza va filtrata e contenuta nell’ambito di basilari regole di buona educazione»
I sani principi dei nostri padri, quelli secondo i quali era opportuno zittire piuttosto che replicare, era doveroso abbassare la testa piuttosto che reagire, era obbligatorio assentire al cospetto di chi fosse anagraficamente più grande, oggi sono più che mai messi in discussione. Ed i contesti nei quali si assiste ad inauditi show di ineducazione diventano sempre più numerosi. Contesti diversi nei quali i protagonisti sono sempre gli stessi. L’eredità lasciata dai nostri genitori, i valori del rispetto e della riconoscenza, sono costantemente messi in discussione da chi, per abitudine o per sberleffo, prevarica rispetto a quelle semplici regole di astensione, dimostrando incoscienza e penuria di valori.
I chiassosi luoghi istituzionali, della politica e della vita amministrativa, non sono mai riusciti a frenare l’impeto di chi rivendica; ma soprattutto in tali ambiti, l’irruenza va filtrata e contenuta nell’ambito di basilari regole di buona educazione. Contesti nei quali, i rappresentanti dell’interesse pubblico non possono trasformare un Consiglio comunale in un talk show dove l’interesse alla disputa verbale, e non solo, predomina rispetto ai contenuti del dibattito. In tali contesti, sono proprio i contenuti ad essere impoveriti e mistificati.
La discussione consiliare su un lampione rotto e non ancora riparato potrebbe facilmente degenerare in una inaudita ed altisonante denuncia verbale verso l’amministratore comunale non particolarmente attento alle lampadine fuori uso. Una lampadina che accende prima un rogo, poi un incendio, in un turpiloquio furibondo nel quale la lampadina passa in second’ordine rispetto a tanto altro, inutile, futile, insignificante par-lottare. E magari al termine, spento l’incendio, arrivano anche le scuse: si chiede paradossalmente scusa dei toni usati, della manifesta irriverenza. Piuttosto, a taluni corre l’obbligo morale di chiedere scusa all’intera collettività di quanto tempo ed energie hanno sprecato per la lampadina, piuttosto che impiegarlo nel proporre idee concrete, magari sull’efficienza dell’intera pubblica illuminazione cittadina.
Taluni dovrebbero chiedere scusa del tempo sottratto a chi ha ascoltato educatamente le furiose esternazioni sottraendolo a ben altri e più importanti argomenti.
Taluni dovrebbero chiedere – sin da ora – umilmente scusa per tutte le volte in cui continueranno a gridare giustizia per una siepe, un lampione, una buca, un cassonetto, ecc., prevaricando rispetto alle sane regole del rispetto e della buona educazione.
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