Renzo Caponetti a Ruvo

Dal Liceo “Tedone”, al Convento dei domenicani con il “Marlin”.
Sabato scorso Ruvo di Puglia ha ricevuto un ospite della trinacride. Baffo grigio e sottile, sguardo attento, abito severo e puntuale; accento gelese e mamma leccese. Sotto scorta e sotto gli occhi del museo Jatta, l’inedito baffetto siculo ha girato per il piccolo borgo pugliese con tanto entusiasmo e voglia di offrire un ritratto diverso della libertà, un ritratto che non si riceve in regalo dalla fortuna, ma che ci si guadagna lottando e sudando, soffrendo e amando la vita.
Renzo Caponetti è stato nel mattino di sabato scorso nel Liceo Scientifico “Orazio Tedone” e quindi la sera nell’ex Convento dei Domenicani per una tavola rotonda sulla mafia insieme ad un altro ospite tanto atteso – Giuseppe Catozzella.
Alle ore 10,30 circa nell’auditorium “Rocco Lovino Elicio” Renato De Scisciolo – Presidente dell’Associazione Antiracket di Molfetta e Renzo Caponetti – Presidente dell’Associazione Antiracket “Gaetano Giordano” di Gela hanno sottoscritto, di fronte ad una platea di 13 classi e quasi 300 alunni, il gemellaggio tra le proprie rispettive associazioni. L’atto della firma è stato accolto con favore ed entusiasmo dal Dirigente Scolastico Biagio Pellegrini ed è stato incorniciato dagli interventi di Vito Ottombrini – Sindaco di Ruvo, Maurizio Altomare – Vice Presidente Antiracket di Molfetta e Antonio Minafra – Presidente del Consiglio di Istituto. Al rito della “firma” è seguito un vivo dibattito con gli alunni del “Tedone”, che hanno ascoltato con attenzione e stupore le parole di Caponetti e gli hanno quindi posto una lunga serie di domande sua storia, sul racket e sui sempreverdi intrecci tra mafia e politica.
Alle 20,30 Caponetti è giunto all’ex Convento dei Domenicani, per il convegno dal titolo “Su al Sud, l’Italia unita dalle mafie e dall’impegno civile”- organizzato dall’Associazione Culturale “Marlin” e patrocinato dal Comune di Ruvo di Puglia. Insieme a lui avrebbe dovuto esserci un altro relatore di spessore: il giornalista e scrittore Giuseppe Catozzella, che è stato costretto all’ultimo a dare forfait per un grave episodio succesogli in relazione al libro “Alveare” – spietata inchiesta da lui condotta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta a Milano.
Nel fresco atrio dell’ex Convento sono intervenuti anche Pasquale De Palo – assessore alla Cultura del Comune di Ruvo e Roberto Campanale – Presidente del “Marlin”. De Palo ha portato i saluti dell’Amministrazione e sottolineato come la legalità sia un valore che appartenga già alle piccole cose della nostra quotidianità. Ha plaudito alla rassegna “Difendiamo la bellezza”, nata dal vivo attivismo del “Marlin”; Campanale ha ringraziato con viva emozione Caponetti per la sua esperienza, spiegando che lo spirito del gruppo di ragazzi che ha fondato il “Marlin” è quello di arricchire il dibattito cittadino con rassegne di arte, cultura e bellezza. La parola è quindi passata a Renzo Caponetti che si è raccontato con franchezza, partendo dagli inizi della sua storia, dal lontano 1979 – anno nel quale subì le prime richieste di pizzo da parte dei mafiosi di Gela. Quindi le difficoltà a denunciare tali abusi; il disagio e la paura; i sistemi ingegnosi per intercettare le prime telefonate minatorie; gli incendi delle sue nuove macchine e le attenzioni mafiose scivolate fin sulla sua famiglia. «La paura» – ha affermato – «è un sentimento che rispetto ma che non giustifico. Non si deve mai esitare a ribellarsi quando qualcosa non va. Farei un applauso a questa attenta platea: vedete, dalle mie parti è difficile trovare così tanta gente cui interessi questo argomento; c’è diffidenza e non si crede nella bontà di queste iniziative. Gela è una città dove non solo c’è tantissimo inquinamento, ma la mafia è così radicata che inizia già dalla tenera età a coinvolgere i ragazzini. Adesso con 50 euro si chiede ad un ragazzino di bruciare una macchina; negli anni ’90 bastavano 100 mila lire per commissionare un omicidio ad un ragazzo: è così che sono nati i “babykillers”. A cavallo degli anni ’92 e ’93 abbiamo avuto 160 morti per guerra di mafia; centinaia le macchine incendiate. Oggi la situazione sembra cambiata: c’è forse un risveglio delle coscienze, dovuto anche all’operato dell’associazione antiracket, che può contare su oltre 100 imprenditori che si sono associati nel corso degli anni, a partire dal 2005 – anno in cui è nata l’associazione. Con l’operazione “Tetragona” siamo anche riusciti a prendere un colletto bianco, a riprova del fatto che la mafia è stratificata e molto ben organizzata».
E ha concluso: «vedo tanti giovani qui stasera; vi dico di esser sempre attenti e vigili e di non abbassare mai la testa. Ruvo è un paese bellissimo, continuate a tenerlo così: pulito, sano, tranquillo».
Al termine della relazione, diverse sono state le domande del pubblico all’imprenditore gelese, che – a conclusione della serata – ha anche ricevuto una targa onorifica da parte dei giovani dell’Associazione “Marlin”.
Al lato del tavolo dei relatori è stato esposto il quadro “ritratto dal Vivo” – raffigurante Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, acrilico su tela, 70×100 – realizzato dal pittore Francesco Cisky Gabriele.
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