Referendum, il Comitato per il sì denuncia: «Mancano le plance»

La Redazione

Il 17 aprile si vota contro le ricerche petrolifere in Adriatico. L'accusa: «In città alto tasso di incertezza»

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«Il 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sul referendum abrogativo. Un referendum che sta passando in sordina, soprattutto a livello nazionale, con la complice superficialità dei media».

Lo denuncia il Comitato Ruvo ferma le trivelle – Vota Sì.

«Non tutti gli italiani infatti – sottolineano gli attivisiti – sanno che tra poco meno di due settimane saranno chiamati al voto e molta è la confusione sull’oggetto del referendum. Anche per questi motivi ci siamo costituiti come Comitato a favore del Sì, per dire basta alle operazioni petrolifere nei nostri mari».

«Abbiamo ragione di pensare che Ruvo di Puglia sia uno di quei comuni italiani in cui si concentri un alto tasso di incertezza sul referendum del prossimo 17 aprile» commenta il comitato. E per dimostrarlo, gli attivisti fanno notare come alla giornata di ieri, 4 aprile, non risultavano ancora «installate le plance che consentono le affissioni dei manifesti elettorali, nonostante la circolare prefettizia e la convocazione dei comizi avvenuta (come da norma) a 30 giorni dal voto».

«Di cosa sono a conoscenza, dunque, i ruvesi? Di chi è la responsabilità?» ci si chiede.

Le plance, riporta una nota del comitato, dovrebbero essere installate entro oggi. «Era indispensabile – ci si chiede ancora – la sollecitazione del comitato per far notare all’Amministrazione Comunale di essere inadempiente rispetto alla normativa in materia di campagna elettorale? Perché l’Amministrazione Comunale, guidata dal Partito Democratico – che in Puglia sembra essere schierato a favore del Sì – non ha avuto la minima premura nell’occuparsi della faccenda?».

«A meno di due settimane dal voto, ci sembra un episodio grave e irreprensibile» commentano i sostenitori del Sì. «Se votare Sì è prima di tutto una questione di civiltà, garantire a chiunque l’espressione della propria posizione attraverso la normativa vigente è una questione di democrazia».
 

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