Referendum, i quesiti su lavoro e concessione della cittadinanza italiana

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Essendo referendum abrogativi (chiedono di cancellare una norma) è previsto un quorum: perché siano validi ed efficaci è necessario che alle urne si rechi il 50%+1 degli elettori
Domenica 8 e lunedì 9 giugno gli italiani sono chiamati a votare per cinque referendum abrogativi: quattro, promossi da Cgil, riguardano il lavoro per i quali sono state raccolte oltre 4 milioni di firme, il quinto, promosso da +Europa, riguarda la concessione della cittadinanza italiana ed è stato depositato in Cassazione con 637mila firme.
Essendo referendum abrogativi (chiedono di cancellare una norma) è previsto un quorum: perché siano validi ed efficaci è necessario che alle urne si rechi il 50%+1 degli elettori.
I referendum
Quesito n. 1 (scheda verde chiaro) – “Contratto di lavoro a tutele crescenti – Disciplina dei licenziamenti illegittimi: Abrogazione”
Si chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, disciplinato dal d. lgs 4-03-2015 n. 23 del Jobs Act. Nelle imprese con più di 15 dipendenti, in alcuni casi di licenziamento illegittimo, i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono essere reintegrati nel loro posto di lavoro, riconoscendo loro solo un indennizzo economico compreso tra sei e 36 mensilità, calcolato sulla base dell’anzianità di servizio.
Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il Sì, per i contratti di lavoro a tempo indeterminato si tornerebbe alla disciplina dell’articolo 18 già modificato dalla “legge Fornero”. Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il No, rimane in vigore il contratto a tutele crescenti.
Quesito n. 2 (scheda arancione) – “Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità: Abrogazione parziale”
Si chiede la cancellazione del tetto massimo all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. In quelle con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo, oggi un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto.
Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il Sì, sarà il giudice a determinare il giusto risarcimento senza alcun limite. Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il No, rimane in vigore l’attuale tetto massimo.
Quesito n. 3 (scheda grigia) – “Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi”
Si chiede l’eliminazione di alcune norme che hanno rimosso l’obbligo di causali che giustifichino il ricorso ai contratti a tempo determinato fino 12 mesi.
Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il Sì, anche per i contratti a tempo determinato entro i 12 mesi sarà obbligatoria la causale. Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il No, rimane in vigore l’attuale normativa.
Quesito n. 4 (scheda rosso rubino) – “Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione”.
Si chiede di modificare le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio per rischio specifico negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante.
Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il Sì, l’impresa committente sarà responsabile in solido con l’appaltatore e subappaltatore. Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il No, rimane in vigore l’attuale normativa.
Quesito n. 5 (scheda gialla) – “Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione”.
Si propone di dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992. Nel dettaglio si va a modificare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia ai fini della presentazione della domanda di concessione della cittadinanza da parte dei maggiorenni.
Il referendum sulla cittadinanza italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, essere incensurati, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica.
Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il Sì, l’Italia si allineerebbe ai maggiori Paesi europei. Se il quorum dovesse essere raggiunto e dovesse vincere il No, rimane in vigore l’attuale normativa.
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