Rapporto della Caritas sulla povertà, a Ruvo 243 utenti dei centri di ascolto

In molti si rivolgono ai centri di ascolto, per un aiuto economico ma anche per una doccia
Si chiama Rapporto sulla povertà, è una stima statica di quello che è il panorama di prestazioni sociali che vengono erogate dalla Diocesi di Molfetta. E’ una fotografia dell’attuale situazione socio economica delle città di Molfetta, Ruvo di Puglia, Giovinazzo e Terlizzi.
Sembra una fredda statistica, solo dei numeri, ma ogni singolo dato nasconde, cela la storia di una persona, di una famiglia, dell’evolversi della nostra società.
I dati del quinto rapporto sulle povertà della Caritas diocesana per l’anno 2010, reso pubblico nei giorni scorsi, non sono incoraggianti. Vi è un sostanziale aumento degli utenti, dagli 840 del 2009 ai 970 del 2010 nei centri di ascolto della diocesi; solo a Ruvo si sono presentati in 243, pari al 25% del totale, in tutte le parrocchie della città.
La nostra città non è una metropoli, ma ha gli stessi problemi, le stesse povertà.
E’ una fotografia ben precisa quella che emerge dal rapporto della Caritas quando si parla di povertà. Lo stereotipo vuole che siano extracomunitari o comunitari senza fissa dimora, disoccupati, o coloro che in gergo vengono definiti “emarginati dalla società”, ma la fotografia che emerge dal quarto rapporto della Caritas è ben altro: coloro che si rivolgono ai centri di ascolto sono donne italiane, coniugate e disoccupate che richiedono interventi per viveri e vestiario.
«La donna -si legge nel rapporto- continua ad essere colei che si fa carico dei bisogni della famiglia e colei che, nella maggior parte dei casi si fa portavoce della propria famiglia. (…) Aumentano le richieste relative ai beni e servizi materiali (67% nel 2009 contro il 69,12% del 2010), rimangono costanti quelle relative alla scuola/istruzione, che si aggirano anche quest’anno attorno al 2,00%, mentre scendono tutte le altre voci».
Dal rapporto emerge ancora che «per quanto riguarda gli interventi effettuati rimane invariata la percentuale di quelli elargiti nell’ambito dei beni e servizi materiali (45% sia nel 2009 che nel 2010), mentre diminuisce l’ascolto (41% nel 2010 contro il 44% del 2009) ed aumentano gli interventi di natura economica (10% nel 2010 contro il 7% del 2009)».
I dati finora elencati si riferiscono all’intera diocesi, ma del tutto simili sono quelli che riguardano la nostra città, se non nella proporzione tra utenti femminili e maschili. Su 243 persone la prevalenza delle donne è rappresentata dal 52,05% del totale rispetto al 47,54% di uomini). Del totale, inoltre, il 23,91% si rivolge ai centri perchè ha un reddito insufficiente rispetto alle normali esigenze. Questo significa che non riescono ad arrivare a fine mese, per questo c’è una forte richiesta di sussidi economici per pagare le bollette e le tasse, ma anche per l’alloggio e le spese sanitarie.
Anche a Ruvo ci si rivolge ai centri di ascolto per richiedere viveri (48,61%), per il vestiario (22,26%), e anche per gli alimenti e prodotti per neonati (0,88%).
*Si ringrazia Rosanna Buzzerio
Commenti
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Lungi da me l’idea berlusconiana dei ristoranti e aerei pieni. Comunque , mio malgrado , lo spettacolo che gli utenti offrono schiaffeggiano la vera povertà e i veri poveri. Forse i veri poveri guidati dalla loro dignità ne fanno a meno di chiedere alimenti e altro.La legge dei numeri da ragione a chi ha scritto l’articolo , ma la legge della realtà è ben diversa.Utenti che si affannano nel gratta e vinci e visto che ci siamo dammi un pacchetto di sigarette buone,,,al bambino un gratta e vinci da € 1,00.Utenti che le pizzerie le conoscono meglio di me , utenti con l’auto a disposizione per i famosi giri serali dello stradone,,,,morale della favola:alla fine salgono e bussano tutti allo stesso portoncino.








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