Quell’irriverente e surreale commissario Calamaro

La Redazione

Ottime recensioni per lo spettacolo della compagnia teatrale ruvese “La luna nel letto” in scena nei giorni scorsi ad Andria

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Spettacolo curioso questo, come sicuramente era nelle intenzioni di Paolo Gubello, che lo ha ideato, scritto, diretto e interpretato, spalleggiato sul palcoscenico dagli ottimi Luigi Tagliente e Annarita De Michele. Curioso perché Il commissario Calamaro, un noir a tinte rosa, portato in scena nei giorni scorsi da “La luna nel letto” alla XX edizione del festival internazionale di Andria “Castel dei mondi”, è un testo irriverente, surreale, molteplice nelle diverse ispirazioni e influenze. Qualcosa di molto diverso da ciò che ci si potrebbe aspettare da una piccola compagnia nata e cresciuta in Puglia, ma dal sapore decisamente internazionale.

I tre attori, residenti a Ruvo di Puglia per via del loro impegno lavorativo con il locale Teatro comunale, sono interpreti di uno spettacolo che nelle atmosfere fumose dei noir, dei b-movie, della letteratura di genere trova le proprie radici, dissacrate da una vena comica decisamente surreale che scardina tempi e logiche.

Mentre Gubello rimane per tutto lo spettacolo nei panni del commissario Calamaro, con costume e cappello d’ordinanza da investigatore, Tagliente e De Michele alternano con grande versatilità costumi e ruoli, da Ciccio Scioffé alla segretaria Milly dai toni molli, dal Bergamasco (con accento di Catanzaro) all’onirica Julia Taylor, da Yuri dai modi duri alla paninara (sandwich-maker).

Le risate sono intelligenti, perché giocate anche su una serie di rimandi e di divagazioni surreali, in uno show non ancorato a una ferrea successione spaziale e temporale, e che anzi, nello scombussolamento di tali coordinate trova uno dei suoi punti di forza e di maggiore inventiva.

Lo spettatore pensa così di aver inquadrato il genere di rappresentazione cui sta assistendo, ma dopo poco si ritrova a ridere con personaggi che grondano sangue per un’improbabile evirazione, alternando accento francese e napoletano, con grande maestria, a seconda dei cambiamenti d’umore.

Lo spettacolo è irregolare anche nelle sue suddivisioni: composto da cinque episodi della prima stagione, quasi a imitare una serie televisiva. Episodi che non hanno la stessa durata né dispiegamento scenico; alcuni più brevi, tutti incentrati su giochi di parole e calembour.

Le musiche scelte giocano un ruolo di naturale completamento dell’azione scenica, passando da colonne sonore di genere a classici della musica popolare italiana come Loredana Bertè, efficaci portatori di effetto di straniamento.

Decisamente consigliato questo commissario Calamaro, dimostrazione tangibile, qualora ce ne fosse bisogno, che la regione creativa non si limita ai soliti ritmi di taranta e raggamuffin.

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