“Quando suonavo il jazz”, il libro di Carmela Formicola per guardare all’attualità dei musicisti

Francesca Elicio

La storia di una vita per raccontare la reale condizione del musicista costretto ancora a patire la fame e a non godere degli stessi diritti di cui gode un normale lavoratore

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Sabato scorso l’associazione culturale “La Mancha”ha ospitato la giornalista lucana Carmela Formicola con il suo libro “Quando suonavo il jazz”. Ruvo di Puglia non è stata una scelta casuale, piuttosto è derivata dalla ventennale presenza del Talos Festival, con centinaia di artisti e musicisti grande talento.

“Quando suonavo il jazz” racconta e tratteggia la vita di Sebastiano ‘Seb’ Mariani, un ex jazzista finito a suonare il karaoke in un locale americaneggiante della periferia barese. La sua vita si consuma nel caos disperato, nella variopinta fauna metropolitana, nelle canzoni improbabili cantate ogni sera da maldestri cantanti dell’ultima ora e nel rimpianto della sua vita perduta, quando suonava il pianoforte nei migliori club d’Italia. Ma cosa lo ha strappato al jazz? I ricordi piovono giù a valanga, le note di Bill Evans, ma anche quelle di Beethoven (che probabilmente soffriva dello stesso male di Seb), sono la vera colonna sonora della sua vita perduta. Ma come fuggire dall’infima prigione karaoka? Come riprendersi la vita? Come si invertono i poli della fortuna? All’improvviso, un nuovo progetto, la luce della speranza.

Un incontro, quello con la Formicola, che ha spostato fin da subito l’attenzione sull’attualità, sulla reale condizione del musicista costretto ancora a patire la fame e a non godere degli stessi diritti di cui gode un normale lavoratore. E’ stato questo il dibattito condotto dalla stessa giornalista, dal collega Luigi Elicio, da Livio Minafra (Top Jazz nel 2005, 2008, 2011) e dall’assessore Pasquale De Palo, intenditore di musica e musicista lui stesso.

Secondo Minafra, il ruolo del jazzista o in generale del musicista è proprio questo: “Non pensa mai al domani. Non ha un tipico ruolo imprenditoriale, che gli permetta di poter prevedere un progetto di vita inteso non come gabbia, ma come organizzazione. Questa è una caratteristica che rende sofferente il musicista”. 

Anche l’assessore De Palo ha con forza ribadito le difficoltà vissute dal musicista soprattutto nel nostro territorio, un territorio ostile alla cultura musicale che vede la musica solo come un semplice svago senza riuscire a capire le reali potenzialità di essa.

Un dibattito particolarmente sentito da parte di tutti i presenti, che raccontando le loro esperienze hanno fatto sì che questa situazione non sia ristretta solamente alla cerchia dei diretti interessanti ma sia una problematica aperta che merita di trovare una risposta concreta in ogni territorio che resta restio alla valorizzazione della musica.

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