Quando l’amore incontra l’arte. Ecco Franco e Lucia, signori del traforo

Francesca Elicio

Una passione nata 41 anni fa, come la loro storia: «Ci recammo alla Fiera del Levante e la mia dolce metà rimase colpita da un lampadario realizzato con questa tecnica. Le promisi che glielo avrei realizzato con le mie mani»

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Quella che vi stiamo per raccontare è una storia fatta d’amore e di arte. L’arte insegnata da due coniugi, Franco e Lucia Di Terlizzi, con una età anagrafica sicuramente non corrispondente a quella dell’animo. Due giovanotti con la voglia di raccontare i loro lavori e tutta la passione che scorre nelle loro vene.

Un braciere, tanto calore umano e una stanza ricca di meraviglie: così ci hanno accolti Franco e Lucia, disponibili nel raccontare la loro storia. I due si occupano da tanti anni ormai di traforo, ovvero l’intaglio di fogli di legno da cui ricavano sculture a dir poco monumentali.

Nessuno dei due aveva conoscenze nel campo, e mai si era cimentato nella lavorazione. Il tutto è nato quasi come un gioco. Lui aveva 27 anni, lei 20.

«Io sono un agricoltore – ci dice Franco – e quello del traforo in realtà è un hobby. Questa passione è nata quando io e mia moglie eravamo fidanzati, circa 41 anni fa: ci recammo in visita alla Fiera del Levante e la mia dolce metà rimase colpita da un lampadario realizzato con questa tecnica. Le promisi che glielo avrei realizzato con le mie mani».

«Reperire i disegni era davvero complesso, e tutt’ora non ce ne sono molti in giro – continua Lucia -, ma noi fummo fortunati a trovare proprio quello del lampadario».

Franco e Lucia ci fanno anche una breve narrazione su come si viveva in quell’epoca. Non potendo passare del tempo da soli, in quanto era abitudine che la suocera uscisse insieme ai due fidanzati che si vedevano rigorosamente di domenica, e non avendo la possibilità di sposarsi nell’immediato, Franco nel tempo libero si dedicava a seghettare il legno, mentre Lucia confezionava abiti da donna.

«L’intero lampadario fu confezionato una volta sposati, perché in un anno e mezzo di fidanzamento riuscimmo solo a completare i pezzi» – proseguono nel racconto. «Fu esposto alla prima mostra allestita in via Corato e realizzata da Don Ciccio. Non eravamo gli unici però a Ruvo di Puglia; c’era anche un’altra signorina che si occupava di traforo».

I loro compiti sono divisi: Lucia disegna e Franco trafora. Il primo oggetto in assoluto fu il lampadario, composto da 2000 pezzi, «ma sapete com’è – raccontano -, l’appetito vien mangiando e di lì abbiamo deciso di continuare con la realizzazione». I pezzi sono aumentati anno dopo anno, fino a quando, arrivati a quota 50, i coniugi Di Terlizzi hanno deciso di fermarsi e realizzare un libro con tutti i loro lavori. È difficile fermarsi però, perché quella passione la senti dentro e non riesci a smettere. Adesso i pezzi sono 90, ma i due hanno intenzione di continuare. Lei disegna, lui è in procinto di mettersi all’opera.

«Esistono già dei disegni, ma molti li inventiamo noi. Le idee nascono da situazioni quotidiane e banali, come ad esempio la creazione di oggetti da realizzare come bomboniere».

Ed è così che tra i loro lavori si annoverano anche portatovaglioli, portacioccolatini, persino un cuore che contiene le cinque pietre del Rosario, idea nata dopo un viaggio a Lourdes. Senza dimenticare oggetti da esposizione, tavolini e via dicendo.

Alla domanda sull’intenzione di vendere questi cimeli, la loro risposta è stata secca: «Assolutamente no».

In molti nel corso degli anni hanno cercato di acquistare i lavori di Franco. Emblematica è la storia di un amante collezionista americano disposto a pagare una cifra davvero importante. «Non glieli ho venduti perché lui voleva l’esclusiva. E io l’esclusiva dei miei lavori non la do a nessuno. Se voglio regalare un pezzo a qualcuno, non devo chiedere il permesso a nessuno».

Diverse sono state le mostre realizzate: a Ruvo, a Terlizzi, a Bari, a Santa Maria Capua Vetere e in molte altre città. In questi anni hanno fatto amicizia con altri piccoli artisti dai quali hanno appreso molto e ai quali hanno dato altrettanto. Ognuno di loro conserva quella rarità che rende un artista unico nel suo genere.

È difficile quantificare in media quanto tempo va via per un lavoro in traforo. Alcune opere sono state realizzate in poche ore, mentre altre come il lampadario, la Tour Eiffel, il gallo e il pavone hanno portato via davvero molto tempo, addirittura anni.

Ma lavorare in coppia non è semplice, a maggior ragione se si tratta di marito e moglie. «Litighiamo sempre, soprattutto per unire i pezzi. L’unico segreto per riuscire in tutto ciò è l’amore e la passione per quello che si fa; i soldi non servono. L’arte uno ce l’ha nel sangue, indipendentemente dall’età in cui si è iniziato o dalle conoscenze pregresse. Siamo davvero tristi perché a Ruvo ci sono molti artisti come noi; ma questo paese non è portato per la cultura, spesso e volentieri le persone non si fermano ad ammirare le opere e a capire cosa c’è dietro. Ci dicono solo: “ah sì, bello”. Noi non siamo egoisti, non vogliamo tenere i lavori solo per noi; vogliamo far conoscere l’arte a tutti. Una volta che non ci saremo più, questi lavori andranno persi. Chiediamo alla cittadinanza di aprire le porte a questi piccoli artisti; Siamo spesso messi da parte a causa di un mancato titolo di studio. Abbiamo provato anche a insegnare, ma senza laurea ci hanno chiuso le porte in faccia».

E i loro figli? Interessi e rami diversi, come hanno insegnato i loro genitori. Uno ha la passione per la meccanica, mentre l’altra per il tombolo. Perché l’arte, come insegnano Franco e Lucia, è qualcosa che abita dentro di noi e che nessuno può spegnere.

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