Quando la volontà non basta
Alcune riflessioni post – ballottaggio
Circa 2.700 voti consegnano la città di Ruvo, dopo due gestioni commissariali, al Centrosinistra o al Sinistracentro, come dicono taluni per la prevalenza delle forze di Sinistra.
Michele Stragapede vince la tornata elettorale amministrativa dell’11 e 12 giugno, relegando il Centrodestra e quella parte della Sinistra che fa capo al dr. Saverio Fatone, antagonista e concorrente rispetto a quella vittoriosa alle amministrative, all’opposizione consiliare.
L’impresa di Antonello Paparella non era agevole per diversi motivi. In primis, non è un dettaglio che si fosse reduci da una gestione prefettizia determinata da tre consiglieri comunali del Centrodestra.
Caduta l’amministrazione Fatone, con l’inevitabile ed interminabile querelle sulle cause prossime e remote, il cittadino ruvese cominciò a guardare con particolare favore allo schieramento avverso.
Questo orientamento consequenziale dell’elettorato e della pubblica opinione si è via via consolidato per le numerose fratture determinatesi nel Centrodestra.
In Alleanza Nazionale per mesi si sono fronteggiate senza esclusione di colpi le due correnti interne, quella capeggiata dall’avv.Vito Ippedico e quella di Antonello Paparella.
Con l’attribuzione della candidatura a Paparella, grazie anche all’intervento risolutore delle segreterie provinciali, Alleanza Nazionale si è come svuotata.
Molti esponenti della corrente antagonista a Paparella, lasciavano il partito o dichiaravano che si sarebbero ritirati a vita privata, che cioè non avrebbero fatto campagna elettorale.
Taluni hanno appoggiato il candidato sindaco avv. Salvatore Bonadies, che aveva nel frattempo abbandonato Forza Italia perché in disaccordo con la candidatura di Paparella, per dar vita ad un piccolo polo di Destra.
Le assenze nella lista di A.N. di uomini di spessore, come lo stesso avv. Ippedico, il prof. Giuseppe Montaruli, già presidente del Consiglio Comunale, il dott. Rocco Pinto, hanno senza dubbio influito negativamente sull’esito della campagna elettorale. Senza uomini le battaglie non si vincono.
I giovani non bastano, ci vogliono anche i veterani che, se si defilano, creano un vuoto difficilmente colmabile. A.N. oggi è un partito di modeste dimensioni.
Rotture in A.N., lacerazioni in Forza Italia, e scaramucce nell’U.D.C. fra l’ala pellegriniana e l’ex consigliere Angelo Anselmi, che si dice abbia presentato ricorso avverso l’elezione del suo principale competitore interno.
Tutto questo materiale esplosivo che, secondo i detrattori della candidatura di Antonello, sarebbe stato innescato dalla tenace volontà del dr. Matteo Paparella di imporre agli altri la candidatura del suo omonimo, ha minato irreparabilmente il terreno della campagna elettorale del Centrodestra.
A nulla sono valsi i successivi proclami pubblici di ritrovata unità. Ad una unità proclamata, quasi ostentata, si è contrapposta una disunità di fatto, strisciante, percepibile, che ha fatto la differenza.
Uno degli elementi cardine per poter vincere una competizione elettorale è la compattezza della coalizione.
Se questa non c’è o se ci sono suoi surrogati; se le candidature non nascono attraverso un’intesa cordiale tra tutti i protagonisti politici ma sono calate dall’alto, quasi subite e appena tollerate; se la precedente amministrazione fallimentare è di Centrodestra, l’esito è già scritto: la palma del vincitore va all’avversario, il popolo consegna la città alla coalizione di Centrosinistra nel 98% dei casi.
A nulla è valso il grande lavoro svolto da Antonello Paparella per ribaltare il pronostico, con coraggio, coerenza e notevole dispendio di energie. Che egli fosse consapevole della estrema difficoltà dell’impresa, mi consta personalmente.
Gli si deve l’onore delle armi e grande rispetto: non è da tutti gettarsi a testa bassa nella mischia ed affrontare una campagna elettorale tutta in salita.
Sono certo che l’esperienza gli servirà ad affinarsi politicamente, in vista dei futuri impegni politici ed amministrativi.
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