Processione degli “Otto Santi”: preghiera, radici e comunità

Processione Otto Santi 2025 © Veronique Fracchiolla/Ruvolive
La notte dei ruvesi trascorre fra meditazione, preghiere, commossi ricordi e anche socialità, perché la notte della processione degli Otto Santi diventa anche un’occasione di ritrovati incontri con chi si vede di rado
Era il 17 aprile 1920 quando, dalla chiesa di San Rocco, si snodava per la prima volta la processione degli Otto Santi, così chiamato dalla devozione popolare il gruppo statuario del Trasporto di Cristo al Sepolcro, soggetto dell’omonimo dipinto di Antonio Ciseri del 1883, a cui si ispirò il maestro cartapestaio leccese Raffaele Caretta, quando la Confraternita Opera Pia San Rocco gli commissionò un’opera per la Settimana Santa.
Esattamente 105 anni dopo, in una notte lattiginosa, tra ali di persone, fedeli e non, gli Otto Santi sono partiti dalla chiesetta per percorrere le vie della città. Ad accompagnare l’avvio il solenne e mesto Eterno dolore di Decio Pancaldi, suonato dal Concerto Bandistico “N. Cassano”.
La notte dei ruvesi trascorre fra meditazione, preghiere, commossi ricordi e anche socialità, perché la notte della processione degli Otto Santi diventa anche un momento di ritrovati incontri con chi si vede di rado, che siano amici o familiari: ruvesi migrati in altre regioni e parti del mondo, tornati a casa per le festività pasquali e per rivivere la propria infanzia e gioventù al cospetto delle processioni, degli alberi di Giuda e dei bianchi lini nella Settimana Santa rubastina. Per rinsaldare il legame con le proprie radici.
[iframe src=”https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fruvolive.it%2Fvideos%2F1011380427592551%2F&show_text=false&width=267&t=0″ width=”267″ height=”476″]
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti