Presentazione di Lia Caldarola

Redazione

“Mettere al primo posto le persone, i loro bisogni, ascoltare e recepire messaggi spesso ignorati:è questo il senso della mia candidatura per costruire insieme “la Puglia migliore.”

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Domenica 28 febbraio,il Partito Democratico, i Giovani Democratici di Ruvo di Puglia hanno ufficializzato la candidatura dell’ avv. Lia Caldarola al consiglio regionale,con Vendola presidente.
La conferenza stampa si è tenuta presso il comitato elettorale, in Corso Cavour 66 Ruvo di Puglia.
Alla conferenza stampa, coordinata da Pasquale De Palo, coordinatore cittadino del PD, hanno preso parte anche Michele Stragapede, sindaco di Ruvo e la dott.ssa Elvira Tarsitano.
Quest’ultima, membro del coordinamento regionale dell’Area “Cambia L’Italia”, che fa capo al movimento culturale nato con la candidatura a segretario nazionale del partito di Ignazio Marino nella fase congressuale del PD, ha dichiarato che tale movimento interno al Partito Democratico, considera la Candidata Caldarola meritevole del suo appoggio sull’intera provincia di Bari, vista la convergenza del suo programma rispetto alle tematiche che stanno a cuore per “Cambia L’Italia”, attenzione al paesaggio ed al territorio, legalità, laicità delle istituzioni pubbliche, lavoro, diritti della persona e diritti civili.
Il sindaco Stragapede, ha sottolineato l’importanza che per Ruvo ha la candidatura di Lia Caldarola per permettere a questa comunità pugliese di avere un proprio referente in seno al consiglio regionale.
Infine, la parola è passata alla candidata che ha cercato di sintetizzare in pochi punti alcune proposte programmatiche del suo programma elettorale.

“Mettere al primo posto le persone, i loro bisogni, ascoltare e recepire messaggi spesso ignorati:è questo il senso della mia candidatura per costruire insieme “la Puglia migliore.”
“Occorre riscrivere un nuovo patto di responsabilità reciproca,tra politica e cittadini, puntando su un futuro più sostenibile e più democratico, affinché si possano programmare, incentivare e promuovere e concretizzare percorsi comuni”.
“Ritengo che la Puglia debba continuare ad essere il laboratorio nazionale ed europeo permanente per le politiche ambientali utilizzando l’approccio della sostenibilità ecologica, socio-economica e politica dello sviluppo antropico e superando il concetto di sviluppo sostenibile. Solo con questo metodo potremo coniugare ecologia ed economia ed incidere positivamente sul:
recupero/bonifica del nostro territorio, valutando l’impatto delle politiche ambientali sullo stesso
ripristino delle nostre tradizioni eno-gastronomiche che si sposano armonicamente con le politiche propositive per l’eco-turismo, etico e responsabile e con l’agricoltura biologica e di qualità;
l’occupazione giovanile e femminile, qualificata e non, che può essere molto incrementata attraverso la ”ecologizzazione” dell’economia nel campo:
o dell’energia, con l’incremento delle fonti rinnovabili di varia origine, nel rispetto di un’altra grande risorsa economica quale il paesaggio;
o nella gestione integrata del ciclo dell’acqua e dei rifiuti, secondo logiche naturali e non esclusivamente industrialiste;
o della prevenzione del danno ambientale e della cura del patrimonio della biodiversità delle “Puglie”.

Le terribili vicende che stanno interessando tante Regioni italiane in ordine al dissesto idrogeologico, dimostrano che questo approccio non può che essere strutturale e le PMI pugliesi sono nella condizione di dare un’importante impulso all’innovazione ed alla ricerca nella logica della cooperazione e non in quella della sola competizione, per il benessere innanzitutto della comunità del territorio e poi di quella globale, rammentandosi del concetto di sobrietà e di limite ed abbandonando quello della logica dei bisogni superflui e insostenibili.”

Ha poi aggiunto che “lo sversamento nel fiume Lambro avvenuto il 20 febbraio non può essere casuale rispetto ad un provvedimento del Governo Berlusconi che depenalizza i reati ambientali, datato 2 febbraio e che è necessario assolutamente una coscienza ambientalista, non già preconcetta e strumentale, ma partendo dal presupposto che su questa sensibilità gira concretamente la salute delle persone e l’economia di un territorio”.
Altri temi affrontati dalla Candidata sono stati quello del sostegno ai diversamente abili nel mondo scolastico e delle famiglie che vivono la presenza di un parente (sia esso congiunto, figlia/o o altro) nel proprio nucleo, così come la legalità e la questione morale della politica.
Grande enfasi ha poi dato ad un punto del suo programma relativo ai consultori familiari:
“In questi giorni, mentre è in corso la campagna elettorale, continuo ovviamente a lavorare, perché la gente ha problemi veri anche durante le campagne elettorali.
I problemi delle persone non hanno sospensione, né prescrizione, né processo breve.
I problemi sono problemi, qui e oggi, e chiedono soluzioni, qui e oggi.
Non sempre è possibile raggiungere la soluzione ottima. Ma è dovere della politica approntare gli strumenti perché la soluzione possa essere cercata.
In questi ultimi giorni mi è capitato un caso che, per l’ennesima volta, mi ha messo di fronte al fatto che nello studio di un avvocato arrivano questioni che non ha la competenza per affrontare compiutamente, che non attengono alla procedura né ai diritti, ma ai sentimenti e al dolore.
Allora io penso che le donne e le famiglie del mezzogiorno, insieme ad altri, hanno un problema serissimo: il poco funzionamento di una struttura per cui abbiamo lottato tanto, quando io ero solo una ragazzina, il consultorio.Quante coppie in crisi hanno bisogno solo di un sostegno, di un orecchio attento ed esperto, per non scoppiare?
Quanti genitori hanno bisogno di un supporto per relazionare meglio con i figli?
Quanti adolescenti hanno bisogno di capire la ricchezza e l’angoscia della sessualità?
Quante donne hanno necessità di capire come esercitare i loro diritti di persone?
Tanti, credetemi, tanti. Soprattutto quelli che non hanno strumenti culturali, finanziari, relazionali alternativi.
E noi in questo senso ci dobbiamo muovere. Ampliando, qualificando, dando dignità ai servizi sul territorio e, tra questi, proprio al consultorio, pensato come un grande e importante servizio alla famiglia e finito per diventare, qui nel mezzogiorno, un servizio residuale, con operatori subissati di richieste che non riescono a smaltire. Si, credo proprio che è arrivato il tempo di ricominciare questa battaglia.”

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