Presentato il libro di Francesco Bernardi “Ruvo nobile e magnifica”

Elena Albanese

“I ragazzi studiano la storia come se fosse una cosa a loro lontana”, ha proseguito, “invece quest’opera dimostra che le vicende della nostra piccola città si intrecciano e collaborano al racconto più

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Come annunciato anche su Ruvolive, è stato presentato lo scorso giovedì presso l’Auditorium del Liceo Scientifico “Tedone” il libro di Francesco Bernardi dedicato all’origine di stemmi e cognomi di molte famiglie ruvesi e, di conseguenza, anche alla storia del nostro paese.

A introdurre la serata il Preside prof. Biagio Pellegrini, che si è detto innanzitutto orgoglioso di un ex alunno della scuola, diplomatosi solo 10 anni fa. Al contempo, però, ha ammesso che, durante la lettura non ancora terminata del testo, si è sentito “schiacciato” da tanta nobiltà e magnificenza, dallo sconforto di una società che oggi non la sa più rappresentare come nel passato e anche dal fatto che “il mio cognome non c’è!”.
“I ragazzi studiano la storia come se fosse una cosa a loro lontana”, ha proseguito, “invece quest’opera dimostra che le vicende della nostra piccola città si intrecciano e collaborano al racconto più ampio delle vicende nazionali e internazionali”.
Il Console del Touring Club Italiano Cleto Bucci nel suo intervento ha invece sottolineato l’importanza e il valore di “dedicare ore del lavoro quotidiano a Ruvo”, che è allo stesso tempo un gesto d’amore per lo studio e la ricerca ma soprattutto per il proprio paese.

Ricco e complesso il passaggio di Mons. De Palma, il quale ha evidenziato la problematicità di agire in un campo quale l’araldica, che non prevede la mera descrizione degli stemmi, bensì la loro lettura e interpretazione a partire da un linguaggio che, a ragione, può definirsi ermetico.
“Il metodo storico”, ha detto, “non è cosa da dilettanti, ma da professionisti. Spesso la storia è più affascinante delle leggende”, ma il più delle volte queste ultime ci appassionano allontanandoci dalla verità. Come ci rimarrebbero i nostri compaesani, sapendo che mai un Duca a cavallo ha interrotto la Processione del Corpus Domini dando vita ai riti dell’Ottavario, ma che tale celebrazione esisteva già nella nostra e in altre diocesi come rito consolidato? Griderebbero al Sacrilegio! Eppure è così. “E’ bello sognare, ma la storia non è fatta di sogni”, anche se nasconde bellezze incalcolabili e spesso impensabili.
Esempio ne è l’Archivio Diocesano di Ruvo, istituito da don Tonino Bello nel 1985. Oggi finalmente tutto il materiale che nel corso degli anni era stato accantonato, perso o rovinato, è stato ordinatamente inventariato e catalogato. Da Francesco Bernardi e dai suoi colleghi. Oggi è una fonte di documenti ampissima. Ed è facilmente consultabile. Vi si possono realizzare studi e ricerche, proprio come “Ruvo Nobile e Magnifica”, che da lì ha ricevuto linfa vitale.

“Le Istituzioni Culturali devono gestire, non allestire”, è stato il monito, “compresa la Comunità Ecclesiale, che a volte si autocelebra, ignorando progetti di valore. Perché il valore non è dato dall’oggetto della ricerca, ma dal suo metodo”.
A dimostrazione della validità di quello utilizzato dal giovane autore, le vendite del libro sono continuate nello stand allestito all’esterno dell’auditorium, mentre i più curiosi, dopo averlo acquistato, non hanno potuto fare a meno di sbirciare immediatamente qualche notizia sul proprio nome!

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Commenti

  • chirurgomanonsolo (utente non verificato)

    Due libri, quello di Francesco Bernardi e quello di Biagio Girasoli, un unico comun denominatore: l’amore per la nostra città. Un ottimo regalo natalizio per chi vive a Ruvo e per chi è stato costretto ad andar via.

  • RobyPellegrini (utente non verificato)

    Ho prenotato e successivamente acquistato il Suo libro, trovandolo molto interessante: La invito a pubblicarne un secondo, allargando la Sua ricerca ai cognomi attualmente esistenti in Ruvo, a prescindere dalle casate o dalla nobiltà. Penso possa riscontrare ulteriore successo. Grazie

  • caoscalmo (utente non verificato)

    concordo col sig. Pellegrini, anche cognomi senza grande storia andrebbero esaminati! lavoro estremamente interessante!