Precisione nella pietra e toponimi curiosi: Masseria del Puma

Felice Miscioscia per Murgia a Pedali

La Murgia ci regala costantemente incontri col suo meraviglioso patrimonio storico-architettonico

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La Murgia ci regala costantemente incontri col suo meraviglioso patrimonio storico-architettonico, spesso da scovare e da “riesumare” dall’oblio del tempo che scorre inesorabile. Alle volte, questi incontri incuriosiscono per un dettaglio, una forma o anche un toponimo.

Masseria del Puma è senz’altro un toponimo che cattura la nostra curiosità.

In realtà, sarebbe bello sapere se tale denominazione faccia riferimento magari ad un remoto avvistamento del simpatico felino, che tanto ci ricorda una marca di abbigliamento sportivo, o se invece sia più concretamente un riadattamento del toponimo indicato nella cartografia IGM del 1870, ovvero Masseria Pomo.

Di certo, invece, c’è la data riportata in epigrafe lapidea sull’antico portale di accesso, A.D. 1861.

È sempre bello scorgere una data incisa nella pietra, trasmette in qualche modo un legame più immediato con la storia del luogo incontrato, ma questa è una “deformazione” di chi scrive.

Coeva dell’Unità d’Italia, dunque, e sita nelle radure della Murgia coratina che si distendono verso Piano Mangieri e Piedepiccolo (a proposito di nomi curiosi…), la struttura si presenta in maniera molto semplice, tripartita, con stalle e qualche locale annesso e stratificato successivamente e con un accenno di primo piano in tufo, di cui ormai resta solo una labile traccia di facciata.

Rimane poco, un’ossatura portante, un involucro ormai svuotato della sua materialità interiore. La sua “essenza” resta, tuttavia, immutata e tanto basta per apprezzarne la precisione lineare, la simmetria nell’incastro lapideo nelle mura. E così una semplice finestrella incastonata nella parete diventa un occhio privilegiato nella pietra, da cui osservare ed ammirare lo spettacolo dell’antica maestria della lavorazione artigiana.

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