Povertà: il rapporto della Caritas

Il rapporto sulla povertà della Caritas è stato presentato presso la Parrocchia Madonna della Pace lo scorso 26 febbraio.
Ascoltare, osservare, discernere. I compiti che la Diocesi di Molfetta prende in carico sono proprio questi. L’ascoltare e l’aiutare le persone in difficoltà è una prerogativa dei centri d’accoglienza e di alcune parrochie diocesane. Il secondo rapporto sulla povertà della Caritas è stato presentato presso la Parrocchia Madonna della Pace lo scorso 26 febbraio.
Ha introdotto la psicologa Rosamaria Catalano spiegando come è stato possibile effettuare un’analisi quantitativa dell’utenza dei centri di ascolto della diocesi che comprende le città di Terlizzi, Ruvo, Giovinazzo e Molfetta. Tutto è cominciato nel 2005 quando la Caritas ha promosso un programma per ottenere i dati dalle città della Diocesi attraverso equipe locali.
I dati raccolti sono monovariati e trascritti su una scheda. Raccogliere i dati è importante in quanto si interviene per rendere autonome le persone che chiedono aiuto e non renderle dipendenti. Le analisi vengono suddivise in diocesi, città e centri.
Nell’anno 2007 ci sono state 562 famiglie che hanno ricevuto aiuto, a differenza del 2006 quando tra aprile e settembre sono state riscontrate 150 richieste. I dati raccolti nel 2007 sono allarmanti: il 63,88% del totale sono italiani; il 69,04% invece sono donne.
Statisticamente i centri d’ascolto cittadini sono un punto di riferimento soprattutto per gli stranieri (tra i primi rumeni e bulgari), mentre le parrocchie sono un punto fisso per gli italiani in difficoltà. L’età media oscilla dai 35 ai 55 anni e sono praticamente assenti i minori (0,2%). Per gli immigrati i dati sono alquanto incerti: l’83% non ha specificato se è in possesso del permesso di soggiorno; il 40% non specifica se ha un domicilio o meno; la percentuale più alta dello stato civile è quella di coniugato mentre la condizione lavorativa è del 58% di disoccupazione e il 12% di non specificato (molto spesso lavoro a “nero”); collegato all’emergenza lavoro c’è il fattore istruzione, il 43% ha solo una istruzione primaria, mentre il 3% è laureato (soprattutto le badanti).
I bisogni principali sono di natuta economica, di occupazione, di abitazione, di dipendenza, di istruzione, di giustizia. Le richieste più frequenti invece sono quelle di beni materiali, lavoro, sussidi economici, ascolto, scuola, alloggio e sanità.
Ruvo di Puglia consta un numero superiore di italiani rispetto agli stranieri, il 53% sono donne e hanno un età compresa tra i 35 e i 54 anni, c’è solo il 5% di ragazzi. Gli stranieri che chiedono aiuto sono del 47% marocchini e seguono i rumeni col 30%. La povertà presente è di tipo economico: il 35% è disoccupato o è sfruttato e mal pagato.
Ha concluso l’incontro il vescovo Luigi Martella affermando che “il compito dei centri oltre a quello di ascoltare, osservare e discernere, è quello di risolvere nei limiti possibili l’emergenza della quotidianità delle famiglie che chiedono aiuto e di avvicinare il più alto numero possibile al bisogno e di stare accanto a chi è molto fragile”.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti