Pino Minafra. Musica, poesia, politica per non spegnere il sogno di un mondo migliore

Raffaella Anna Dell'Aere

In cammino verso la Fondazione Talos.

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E con l’appendice del Talos Festival, la sera del 28 settembre, è approdata al Teatro Petruzzelli l’ultima quota emozionale con l’esibizione dell’Italian Instabile Orchestra, progettata e commissionata dalla Europe Jazz Network, organismo internazionale che riunisce 85 organizzazioni musicali provenienti da 27 paesi, nell’esplosione di evento speciale promosso da Puglia Sounds.

Centocinquanta organizzatori di jazz che, in occasione del loro 25° anniversario, hanno portato alla luce un inno affidato a venticinque grandi compositori europei i quali hanno scritto un minuto di musica cadauno, il tutto coordinato da Giancarlo Schiaffini. In assoluta prima mondiale, l’inno si è rivelato la fusione della più importante esperienza d’orchestra di tutta la storia del jazz italiano ed oltre.

La direzione è stata affidata a tutti i musicisti e citandone alcuni, il duo Nexus, e gli impareggiabili Minafra, Trovesi, Damiani e Schiaffini ed ancora Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini ed Enrico Rava.

Il suono ha incontrato i pensieri compositivi, direttamente nell’occhio mediterraneo di una Bari ancora fortemente calda, umida di mare salmastro, nell’orbita del Teatro, testimone della fase conclusiva dell’intera kermesse del Talos. Festival di Ruvo e del mondo, espressione struggente, acrobatica, ricolma di etnicità e suadente bellezza musicale, inebriata da un jazz caldo, poliedrico e pluri-linguistico. Festa futura e presente, tra la terra e il mare, di galoppanti sogni ad occhi aperti.
Ma ora è giunto il momento di incontrare Pino Minafra, direttore artistico del Festival che, da Ruvo, oltraggiando le barriere dei limiti mentali, si è espanso circolarmente sulle terre vicine e lontane, in tutti gli ombelichi del Mondo.

Da cittadino del mondo, come hai vissuto questo Festival e quali suggestioni si sono radicate in te, oltre questa esperienza?
Da cittadino del mondo, avevo tantissima paura del risultato, non riuscendo a prevederne l’esito, pur avendo un notevole intuito che mi ha sempre guidato. Tanti anni senza Talos, mode cambiate, il contesto generale di sfiducia, di depressione, di sconforto. Ma si è confermato tutto quello che per tutta la vita ho sperimentato, come musicista e militante culturale e cioè che la gente ha un disperato bisogno di cose vere ed oneste, apparentemente inutili, che arricchiscano la loro vita. Cose più utili del pane, che riaccendono il sacro fuoco, la bellezza che trascende l’ordinario e ti porta in una dimensione alta, in una sorta di trans collettivo, di messa laica. L’uomo non è oggetto nato per consumare ma molto di più e questo la musica riesce a farlo, muovendo corde profondissime, dando un senso alla vita stessa. Quindi il dato che è apparso è che, sotto la cenere, c’è un fuoco vivo che arde. È un dato vivo di questo Laboratorio che non è solo un Festival, ma molto di più.

Come ti è apparsa Ruvo prima, durante e dopo il Talos Festival?
La sensazione di incredulità mia è stata, in realtà, di un crescendo continuo di consenso, ovazione, partecipazione, condivisione ad un processo sacro, quale quello della musica. La Banda, in questo, è elemento scatenante.

Che significato e che valore dai al linguaggio musicale attuale?
Credo che, come in tutte le cose, quando c’è sincerità, bellezza, onestà, rispetto per la grande tradizione, avventurarsi nel presente nell’ipotesi futuro … quando tutto coesiste in questa visione, siamo di fronte ad una naturale evoluzione dei linguaggi. Non sempre questo cocktail riesce nei vari generi – musica contemporanea, jazz, classica – perché il frutto è un’alchimia misteriosa che deve saper sposare un cuore antico ed un cuore moderno. È per pochi riuscire a fondere questa contrapposizione. Pochi riescono a centrare.

L’arte, in genere, nel passato, agiva e comunicava in senso verticale. Avverti anche tu lo spostamento comunicativo su un livello orizzontale?
Decisamente sì. Adesso questa multidisciplinarietà è il presente e il futuro. Credo sia imprescindibile coniugare più arti e discipline in un concetto “multi – orizzontale”.

Il Talos Festival è stato figlio o figlioccio di differenti amministrazioni comunali ruvesi. Quale specificità ha dato ognuna al Festival?
Nessuno ha saputo cogliere l’esigenza di una profonda necessità, cioè dar voce a 360 gradi in un paese ricco di storia e di economia, ribadendo un punto fermo con la creazione di una Fondazione, per portare Ruvo in Europa, in una visione globale e mondiale, usando i circuiti istituzionali che sono disposizione: Comune, Provincia, Regione, Ministero, Comunità Europea ed Enti privati. Questa è una vera risposta politica ad una domanda politica.

Dunque è proibito pensare, nel prossimo futuro, all’istituzione della Fondazione Talos già dal 2013?
È indispensabile innanzitutto individuare a breve una modalità che possa dare continuità e serenità a quanti investono e credono nella cultura. Ritengo che questa amministrazione, più delle altre, abbia la responsabilità piena di portare avanti questo progetto, così come molte città italiane hanno da tempo realizzato, per altri eventi culturali. Da Spoleto a Martina Franca, Putignano, Melpignano. A questa amministrazione tocca scoprire lo strumento più consono per portare Ruvo, da uno stadio infantile, riguardo alle attività culturali, ad uno stadio maturo e consapevole con la nascita di una Fondazione.

A prescindere dalle ideologie, quali sono attualmente, secondo te, le idee condivisibili con i rispettivi schieramenti politici?
Credo che in un mare di alti e bassi, irriducibili polemiche, in un’alchimia come quella politica, bisogna sempre evitare la trappola del paralizzarsi nel qualunquismo e nello scoraggiamento ad entrare nella vita politica. La mia convinzione, da sempre, è che, nei vari terremoti di scontri tra le varie fazioni, bisogna restare lucidi e costruttivi, operando con dei piccoli ed inesorabili gesti concreti. Questo è per me restare nella società, nella vita e nella politica, in nome del bene del territorio.

Nabihl Salameh, dei Radiodervish, intravide vivacità nella pioggia autunnale, nella serata del concerto, definendola portatrice di cambiamenti e trasformazioni. Cosa puoi aggiungere al riguardo?
Il pubblico del Talos, in questi dieci giornate, ha dimostrato la voglia, la caparbietà di riprendere a sperare in un presente e futuro migliore in qualità di vita, per noi e per le future generazioni. Se questo slancio muore, si affievolisce, si spegne l’uomo, muore con lui … come disse Giorgio Gaber, si diventa ”polli d’allevamento”. Il consumismo e l’omologazione tende a trasformare l’uomo in oggetto di puro consumo. Spinte, che si contrappongano a questo sterile modello di morte, sono indispensabili e, nelle dieci giornate del Talos, abbiamo visto che il contagio ha portato al risveglio generazionale delle persone. Credo che quanto detto da Nabilh debba essere condiviso e sviluppato. Non spegnere il sogno di un mondo migliore. Sono belle parole che devono essere accompagnate da quei piccoli gesti quotidiani e concreti di tutti i giorni.

Il Talos è maschio o femmina?
Io lo sento maschio perchè, è vero che la natura femminile accoglie, però in questa storia c’è stata la guerra, la battaglia, la provocazione, lo stravolgere un equilibrio fatto di quietismo, l’azione di un gesto rivoluzionario in una comunità fortemente conservatrice, come quella dei Ruvesi. Una provocazione che ha dovuto smuovere uno stagno…

Quindi l’auspicio è che il Festival Talos diventi femmina?
Decisamente sì. Materna, accogliente, serena, quale solo la natura femminile può dare. Fertile nel senso della vita … far crescere figli e condurli verso il costruttivismo collettivo, la bellezza insopprimibile.

E per finire, lasciaci l’ebrezza di una poesia: rima, citazione, sensazione, libero pensiero…
Rudyard Kipling, “SE”…
“… Se sai trattare nello stesso modo due impostori – Trionfo e Disastro – quando ti capitano innanzi; Se sai resistere a udire la verità che hai detto,  dai farabutti travisata per ingannar gli sciocchi; Se sai piegarti e ricostruire, con gli utensili ormai consumati, le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante, … Se sai forzare cuore, nervi e tendini dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza, a tener duro, quando in te nient’altro esiste, tranne il comando della volontà; Se sai parlare alle folle senza sentirti re, o intrattenere i re parlando francamente, Se né amici, né nemici riescono a ferirti, pur tutti contando per te, ma troppo mai nessuno; Se riesci ad occupare il tempo inesorabile dando valore ad ogni istante della vita, il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro, e, ancor di più, ragazzo mio, sei Uomo!”

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Commenti

  • Luigi Franchi (utente non verificato)

    “…per non spegnere il sogno di un mondo migliore” sembra sottratta a Nichi Vendola.

  • Grillo parlante (utente non verificato)

    “in un’alchimia come quella politica, bisogna sempre evitare la trappola del paralizzarsi nel qualunquismo e nello scoraggiamento ad entrare nella vita politica”…COME MAI MINAFRA (padre) NON HA ACCETTATO DI CANDIDARSI ALLE SCORSE AMMINISTRATIVE, SEPPUR CALDAMENTE INVITATO? Meno ipocrisia Egregio Musicista Minafra. Di chiacchiere è pieno il paese!