Pasqua a Ruvo di Puglia tra sacro e profano

La Pasqua rubastina non è solo celebrazione della Resurrezione di Cristo ma si armonizza con il folclore che nella Quarantana trova espressione

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La Pasqua a Ruvo di Puglia non  è solo celebrazione della Resurrezione di Cristo.

La sua essenza si nutre anche di folclore, di cui la Quarantana è espressione. Il fantoccio dal sembiante femminile, che rappresenta la Quaresima e che viene fatto esplodere il giorno di Pasqua al passaggio della processione del Cristo Risorto, ha origini pagane (su questo argomento studiosi hanno condiviso le proprie teorie). Deriverebbe dagli oscilla, che avevano funzioni propiziatorie per l’agricoltura. La Quarantana, per il sentire della gente del Sud, rappresenta il periodo di privazioni, di austerità  che vengono meno nel momento in cui esplode la Vita, il Cristo risorge.

E anche oggi, a Ruvo di Puglia, il trionfo della Vita sulla morte si è concretizzato con l’esplosione delle Quarantane al passaggio del Cristo Risorto, condotto in processione dai portatori della Confraternita Purificazione-Addolorata, sulle note della Marcia dal “Mosè in Egitto” di Gioacchino Rossini, eseguita dall’associazione bandistica “Basilio Giandonato”.

La prima a esplodere è stata quella allestita in piazza Dante da Matteo Miccoli; a seguire le due Quarantane del gruppo folk Lapecheronza e della Pro Loco; l’ultima è stata quella allestita dalla famiglia Vincenzo Caldarola, in piazza Bovio.

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