Parco Alta Murgia, al via le azioni di contenimento dei cinghiali

La Redazione

​Si apre un nuovo modello di cooperazione integrata​, in cui è previsto il coinvolgimento degli operatori agricoli disponibili alla concessione in uso di terreni di proprietà per i recinti di cattura​

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Come previsto dal Parco nazionale dell’Alta Murgia in uno degli ultimi Consigli direttivi, parte una delle azioni più rilevanti tra le cinque della nuova strategia di contenimento degli ungulati.

L’Avviso pubblicato il 24 aprile scorso sul sito dell’Ente prevede infatti il coinvolgimento degli operatori agricoli disponibili alla concessione in uso di terreni di proprietà per i recinti di cattura cinghiali. Si apre dunque un nuovo modello di cooperazione integrata nell’individuazione, segnalazione ed eventuale cattura degli animali che producono i maggiori danni a causa dell’anomala espansione delle immissioni della specie sul territorio nazionale, successivamente interrotta e vietata grazie alla legge 221/15.

Il Parco ha chiesto inoltre il coinvolgimento di tutte le componenti istituzionali interessate, a partire dalla Regione Puglia, dove sono stati già attivati incontri e tavoli di lavoro tecnici per avviare le successive fasi del nuovo approccio strategico. Esse consistono nell’accelerare la procedura di regolamentazione ed eventuale ampliamento delle aree contigue a quella protetta dove esercitarela caccia nelle forme previste dalla Legge; nell’adottare una strategia nazionale di gestione del cinghiale concordata tra Anci e Federparchi, pur nel rispetto delle differenti finalità istitutive, basata sull’armonizzazione e sul coordinamento degli interventi da eseguire nelle aree protette, in quelle contigue, negli ambiti pubblici e privati di caccia; nel perseguire le migliori e più efficaci azioni urgenti di contenimento della specie(selecontrollo, cattura e prevenzione); nell’impegnarelaRegionePugliaadaccordieinteseconleareeprotetteper l’attivazione difiliere corte per la valorizzazione e certificazione delle carnida cinghiale nella ristorazione e la trasformazione manifatturiera locale, con la partecipazione delle Asl e l’utilizzo di nuovi modelli di macellazione non cruenti che permettano di contenere gli effetti legati alle condizioni post cattura e/o uccisione.

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