Ottavario: «Un successo inaspettato a dispetto delle previsioni»

Il vicepresidente del comitato Feste patronali traccia il bilancio: «Le critiche piovuteci sui social si sono trasformate in complimenti fatti di persona. Questo è il bello e bisogna provarlo»
Si è conclusa dieci giorni fa l’ultima edizione dell’Ottavario del Corpus Domini. Le iniziative sono state curate dal comitato Feste patronali, guidato dall’instancabile presidente Vincenzo Caldarola.
Ed è il suo vice Mimmo Fracchiolla a tracciarne – a mente fredda – un bilancio. Bilancio in definitiva positivo, nonostante gli auspìci non fossero dei migliori, poiché «Ruvo è poco partecipe ed è restìa a contribuire, anche economicamente. Con quello che abbiamo incassato paghiamo appena metà della festa». La scarsità di fondi è stato il motivo per cui, a pochi giorni dall’esibizione, dopo un contratto firmato a febbraio, è stato annullato – con conseguente pagamento della penale – il previsto concerto dei Dik Dik.
Ciononostante, è stata garantita alla città più di una settimana di eventi, la maggior parte dei quali autofinanziati e organizzati «per dare un’opportunità agli artisti ruvesi e dei paesi vicini» e, allo stesso tempo, «per cercare di accontentare tutti».
Chiedo se tanto sforzo sia stato poi apprezzato. «Sì, le iniziative sono piaciute. C’è stato un impatto diverso. Il dj set di sabato 17 giugno, pensato in particolare per i giovani, ha riempito piazza Matteotti. Credo sia stato uno dei pochi anni in cui è successo.
I Palasport, poi, hanno portato la settimana successiva tanta gente anche da fuori città, persino da Taranto». Gli emuli ufficiali dei Pooh, pur sostituti dell’ultimo minuto, hanno fatto cantare e divertire il pubblico, smentendo i tanti che avevano storto il naso per la scelta, non attribuendo alle cover band la dignità che si concede agli artisti che propongono pezzi propri.
Le 700 sedie preparate per l’occasione – e pazientemente allestite e smantellate dai volontari del comitato – sono andate sold out anche domenica per l’Orchestra all’italiana, per quello che viene definito «un successo inaspettato, a dispetto delle previsioni».
Dal giorno dopo, «la vagonata di critiche piovutaci sui social si è trasformata in una valanga di complimenti fatti di persona. Questo è il bello e bisogna provarlo».
Nonostante le numerose difficoltà, il presidente Caldarola e i collaboratori che dal principio lo hanno seguìto con stima e fiducia hanno deciso di non mollare. E, a sentir loro, alla fine hanno fatto bene. «In un primo momento avremmo staccato la spina subito, ma vogliamo dare qualcosa di più a Ruvo, perché abbiamo visto che le novità vengono apprezzate».
Dal punto di vista più personale, l’esperienza ha consentito loro anche di stringere vere amicizie e di considerarsi ormai alla stregua di una famiglia, nata quasi per caso, per puro spirito altruistico, «per salvaguardare e non perdere le nostre tradizioni», come dice Benedetta, una collaboratrice del comitato.
Per quest’anno, dunque, «ci accontentiamo di un pareggio», dice il Vicepresidente, ricordando che c’è ancora modo di contribuire recandosi nella sede di via De Gasperi, anche offrendo solo un po’ del proprio tempo. Realizzare qualcosa di più e di meglio in futuro non sarà semplice se, come nell’edizione appena conclusa, «dagli stessi commercianti della piazza non arriva nulla.
In realtà le aziende e le attività fanno la loro parte – spiega Fracchiolla -, ma sono svenate dalle continue richieste per piccole iniziative di quartiere», che però lasciano il tempo che trovano. Ma per soddisfare anche i palati più esigenti la festa può anche essere una sola, «ma deve essere di qualità».
Commenti
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È stata veramente bella, bravi a tutti per l'impegno che ci mettete con l'evidente sacrificio personale. Grazie








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