Orologi salvavita e telemedicina, l’assistenza domiciliare cambia volto

Da gennaio partirà la sperimentazione delle innovazioni tecnologiche proposte da Meridia a Corato, Ruvo e Terlizzi, i comuni dell'ambito Asl Ba 2

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La nuova frontiera dell’assistenza domiciliare dei malati e degli anziani pare essere la tecnologia. In linea con questa nuova tendenza europea si inserisce la sperimentazione – già avviata a Molfetta – che da gennaio partirà a Corato, Ruvo e Terlizzi, i comuni dell’ambito Asl Ba 2.

Le innovazioni saranno principalmente due. In primis i pazienti saranno monitorati a distanza tutta la giornata attraverso degli “orologi” da polso dotati di sensori in grado di rilevare dei parametri fisiologici. In secondo luogo, grazie poi alla telemedicina e alla telediabetologia, si avvierà una vera e propria rivoluzione pratica e culturale.

Di tutto questo si è parlato ieri nella sala consiliare di Corato durante il lungo convegno organizzato dal Consorzio Meridia e dalle cooperative sociali “Il Castoro” e Servizi multipli integrati d’intesa con l’Ufficio di piano e il Distretto socio-sanitario Asl Ba 2.

La prospettiva attraverso cui guardare questo particolare ambito del welfare non è più quella localistica. «Sono circa 100mila gli abitanti – ha detto Franco Caputo, consigliere delegato all’ufficio di piano – se consideriamo i tre comuni del nostro ambito, Corato, Ruvo e Terlizzi.
Fra questi 230 sono gli utenti che oggi usufruiscono dell’assistenza domiciliare, collegati ad altrettanti nuclei familiari»
.

A Caputo è spettato il compito di fare gli onori di casa e portare «i saluti del coordinamento dell’ambito e dei tre sindaci». I tre primi cittadini – attesi per l’incontro – non sono stati presenti a causa di un altro impegno istituzionale.

L’assistenza ai malati oltre che un lavoro è un’attività in cui «bisogna metterci il cuore» ha concluso Caputo, motivo per cui, tra gli innumerevoli interventi della lungo convegno, spicca quello di Bellomo, medico responsabile delle cure primarie del nostro distretto socio-sanitario.

«E’ solo entrando nelle case dei pazienti con problematiche serie – ha esordito Bellomo – che ci si rende conto delle loro esigenze.
Gli strumenti tecnologici saranno utili a evitare i ricoveri, l’utilizzo inappropriato di terapie e potrebbero ridurre – a livello numerico – gli interventi infermieristici e di medicina generale.

Il ruolo di infermieri e medici di famiglia resta tuttavia imprescindibile e assicura quella relazione umana in grado di innescare processi positivi.
Negli ultimi tempi c’è stato un incremento del 20% di richiesta di prestazione, siamo a circa 1600 richieste».

A tracciare un quadro complessivo del servizio assistenziale nei comuni dell’ambito è stata Giuseppina Rutigliano, direttrice distretto socio-sanitario Asl Ba 2. «Il nostro obiettivo – ha detto – è quello di accompagnare il paziente attraverso un team di diverse professionalità, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali. Siamo sempre in dialogo con servizi sociali, ospedali e ambito. Dobbiamo continuare a lavorare sull’integrazione di questi soggetti».

Nei prossimi anni passeremo al 22% della popolazione ultra ottantenne con il concetto di salute che non è più “assenza di malattia” ma “stato di benessere”. «Avremo cittadini più esigenti per cui – ha chiarito la Rutigliano – lo standard dei servizi erogati dovrà essere più elevato».

Il nostro ambito ha visto nascere l’assistenza domiciliare nel 1998. «Uno dei pochi che ha 13 infermieri con un coordinatore e 4 fisioterapisti, un buon numero rispetto agli altri paesi» secondo la Rutigliano.

Volendo fare una valutazione numerica, e partendo da un totale di 105mila abitanti tra Corato, Ruvo e Terlizzi, la direttrice specifica: «dovremmo assistere quasi mille persone per raggiungere la percentuale richiesta del 4,1%».

Questo obiettivo sta portando il distretto a implementare le equipe di assistenza domiciliare e investire in tecnologia.

«Uno sforzo di innovazione necessario» anche secondo Gianfranco Visicchio, presidente del Consorzio Meridia. Come gestore del servizio, Meridia individuerà i pazienti su cui far partire la sperimentazione condividendone la scelta con i medici di base.

«La legge 328 del 2000 raccomanda la domiciliarità e i nuovi approcci di fare welfare. In regione siamo ancora in un processo in evoluzione, a lavoro per cambiare faccia al nostro welfare. Al ministero interessa che i fondi disponibili vengano spesi bene» ha detto Patrizia Marzo assistente sociale della prefettura di Bari e referente Pac.

In questo quadro di innovazione si inserisce la telemedicina che «consente di annullare i confini dell’ospedale per andare sul territorio e invertire questa polarità» ha spiegato Daniele Amoruso, delegato per la telemedicina Policlinico di Bari.

«A fine primavera – ha proseguito – sarà ultimata la “Control room” che centralizzerà tutte le diverse attività. Avremo la patologia clinica in tutte le ambulanze: i medici del 118 disporranno di apparecchi per la rilevazione di tutti i parametri ematologici e degli enzimi cardiaci».

A raccontare della sperimentazione già avviata a Molfetta è stato Damiano Minervini, esperto di monitoraggio telematico di soggetti fragili. «I pazienti che rientrano nel nostro servizio di assistenza vengono seguiti h24. Con i dispositivi da polso siamo in grado si rilevare ogni situazione di emergenza e inviare la segnalazione in venti secondi. Teniamo sottocontrollo tutti gli aspetti sanitari degli utenti: le chiamate al 118 sono state così ridotte ad un decimo».

Sollecitato dalla domanda di Giuseppe Caldarola, medico componente Udmg del distretto socio-sanitario Asl Ba2, Minervini ha chiarito che “l’orologio salva vita” in caso di emergenza avvia protocolli standard. «In primis verifichiamo se l’utente risponde o no e poi contattiamo 118, parenti e/o vicini. In casi non di emergenza avvertiamo il medico, la cooperativa o chi ha in cura l’utente».

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